La clonazione tra etica e spirito di ricerca

Intenso dibattito al Lions. Redi: "La medicina ha dei limiti"
Carmen Morrone

PAVIA. "No ad ogni tipo di clonazione in ambito umano", è la risposta di Carlo Alberto Redi, del Centro di eccellenza di biologia applicata dell'Università di Pavia, al quesito suggerito nel tema del meeting organizzato da Lions Club: "Cellule staminali, trapianto o clonazione". L'incontro, ha detto Virginia Zaliani, rientra nello spirito dell'associazione che vuole contribuire al dibattito sociale, a far prendere coscienza di certe tematiche. E molte erano le persone presenti al tennis Club di Pavia desiderose di documentarsi su temi attorno ai quali spesso si mescolano disinformazione e confusione. Qualche settimana fa la setta dei Realiani annunciava la nascita del primo essere umano clonato, mentre è ancora aperto il dibattito sulla clonazione della pecora Dolly. "Chi vorrebbe un clone brutto, stupido, malato? - prosegue Redi -. La medicina ha dei limiti. Niente da dire per la clonazione in zootecnia per permettere ad esempio alla mucche di produrre più latte e per la terapia cellulare. Sono necessarie però regole precise, ma il nostro paese rischia di rinchiudersi sull'ennesima disputa politica non operando alcuna scelta". La platea si fa attenta anche perchè è stata preparata ai nuovi concetti da Edoardo Ascari, docente di medicina interna all'Università di Pavia, che ha spiegato la differenza tra clonazione e trapianto. Nella prima c'è una cellula uovo che riceve un nucleo nuovo proveniente da una cellula adulta che genera lo stesso individuo da cui è stata prelevata. Nel trapianto invece si trasferiscono in un organismo nuove cellule. "Con queste cellule staminali, ottenute dall'embrione, dal sangue placentare, nei feti abortivi e nel midollo osseo dell'adulto, si sostituiscono quelle difettose o assenti curando così molte malattie - ha spiegato Franco Locatelli, dell'oncoematologia pediatrica del San Matteo -. Nel 1968 è avvenuto il primo trapianto e la ricerca prosegue. E' necessario però mettere in guardia dalla medicina delle illusioni e dall'altro lato affrontare gli interrogativi etici". Già, perché nessuna obiezione se il donatore è adulto, ma quando è un embrione le cose cambiano. Paolo ha cinque anni e solo un trapianto di cellule staminali compatibili lo può guarire, mamma e papa concepiscono cinque embrioni, ma solo una sorellina è compatibile e quindi nascerà e salverà Paolo. Tutto ciò è etico?
Una domanda che si fanno i bioetici, insieme ad altri quesiti: "Siamo sicuri che dietro al desiderio di efficaci terapie non ci sia anche la recondita ambizione di un genere umano perfetto e immortale...", ha considerato Giovanna Ruberto docente di bioetica all'Università di Pavia. "In questo campo è importante un'informazione corretta perché ognuno possa poi prendere posizione - ha commentato Arturo Mapelli, presidente del comitato di bioetica -, per questo Lion Club ha scelto di affrontare questo argomento nello spirito della difesa delle dignità umana".
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