Nell'audizione alla Commissione Ambiente, il fisico chiede che i rifiuti siano stoccati in un unico deposito nazionale per avere garanzie di sicurezza
Rubbia: scorie nucleari a rischio attentati
Il premio Nobel commissario dell'Enea: "Una situazione di intollerabile fragilità"

di ANTONIO DE FLORIO

a cura di Margherita Campaniolo


ROMA - Le nostre scorie nucleari potrebbero essere un facile obiettivo del terrorismo internazionale. Abbiamo quattro centrali elettriche con il loro carico di rifiuti al plutonio da dismettere (Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano) e le scorie prodotte dalla medicina nucleare (40 volte superiori a quelle delle centrali) gestite provvisoriamente dell'Enea. Che seccede se un aereo viene puntato contro una di esse?
A lanciare l'allarme è stato ieri, nella Commissione Ambiente della Camera, il professor Carlo Rubbia, premio Nobel e commissario straordinario dell'Enea. "Gli eventi del'11 settembre - sono le parole del fisico - hanno profondamente modificato la strategia da seguire per la messa in sicurezza dei residui radioattivi e hanno introdotto un carattere di assoluta urgenza".
Prima della distruzione delle Torre gemelli di New York, "la gestione di questi materiali era esclusivamente determinata da considerazioni che esulavano dalla volontà di nuocere. Oggi in Italia ci troviamo in una situazione di intollerabile fragilità che deve essere urgentemente risolta".
Negli Stati Uniti sono corsi ai ripari realizzando un deposito unico delle scorie a Yucca Mountain nel Nevada. In Italia bisognerebbe seguire la stessa strada, secondo il premio Nobel. L'Enea ha già individuato 200 possibili siti (l'1% del territorio nazionale), escludendo le isole e una cinquantina di chilometri dei nostri confini terrestri.
"Non c'è dubbio - argomenta Rubbia - che la minaccia persisterà nel futuro. Il deposito nazionale deve quindi essere realizzato nei tempi più brevi. L'alternativa è la creazione di depositi dovutamente protetti e attrezzati nei principali luoghi in cui sono tenuti i materiali radioattivi". Il riferimento è alle quattro centrali nucleari la cui gestione per la dismissione (5.000 miliardi di vecchie lire) è affidata alla Sogin, una costola dell'Enel. "Le centrali che abbiamo in carico - spiega un alto funzionario della Sogin - sono in grado di resistere alla caduta di un aereo militare, ma se vi arriva sopra un Boeing il discorso cambia".
Dopo l'11 settembre, insiste Rubbia, "le regole del gioco sono cambiate: le condizioni della sicurezza aerea, ad esempio, sono molto diverse da prima. Lo stesso deve avvenire per la sicurezza nucleare. Per raggiungere l'obiettivo bisogna quanto prima arrivare a individuare il sito definitivo dove depositare tutti i nostri rifiuti nucleari attualmente sparsi in diverse aree della penisola. Un sito unico, adeguatamente protetto, dà più garanzie di sicurezza rispetto alla situazione attuale, con tanti siti più difficili da sorvegliare. Dunque bisogna accelerare il processo di decisione in merito. Il 2010, indicato dagli enti esercenti come termine entro cui sia disponibile e operativo il deposito nazionale, mi sembra una data troppo lontana".
Secondo il premio Nobel, "non ci sono ragioni di grande preoccupazione, ma il nostro sistema è malpreparato per rispondere ad attacchi terroristici. È quindi importante un'azione di rafforzamento della sicurezza. Ad esempio, se uno entra nel sito di Saluggia, il personale dell'Enea non ha l'autorità di chiedergli i documenti. Le scelte devono essere fatte anche pensando al pazzo o al criminale che si suicida o produce la bomba sporca. Spetterà al Governo decidere l'operatore che dovrà individuare il sito".
Le scorie sono circa 55.000 metri cubi di seconda e terza categoria (ad alta radioattività e a lunga o lunghissima vita media) da destinare al deposito nazionale. Al massimo della scala dei valori dell'attività radioattiva, secondo il commissario straordinario dell'Enea, "si situa poi il combustibile nucleare usato, di cui sono state prodotte in Italia circa 1.000 tonnellate. Per queste scorie ci sono due soluzioni possibili: il deposito geologico a grandi profondità in grado di garantire l'isolamento nella biosfera per milioni di anni oppure il bruciamento delle scorie con la trasformazione dei rifiuti in seconda e terza categoria, per i quali il deposito sorvegliato su tempi ragionevoli è possibile".
L'esperto del Wwf Andrea Masullo è d'accordo con il professor Rubbia: "Certo - dice - un sito unico sarebbe la soluzione migliore. Ma dove? Per smaltire il plutonio occorrono più di centomila anni. Quale comunità sarà disposta ad accollarsi il deposito unico per quanto supervigilato?".

http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20030122/01_NAZIONALE/PRIMO_PIANO/APRE.htm