I ricercatori insorgono contro i "tagli"
La Moratti: "Avremo meno costi e più risorse". Il Governo rinvia

27 gennaio 2003 - I tre decreti che ridisegnano la ricerca scientifica in Italia torneranno in Consiglio dei ministri venerdì prossimo. L'approvazione del piano presentato da Letizia Moratti è slittata e molto dipenderà dal giudizio del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che vuole vederci chiaro. In sostanza Tremonti ha chiesto di valutare il piano dal punto di vista finanziario per "essere sicuro che la razionalizzazione porti degli effettivi risparmi": il numero degli enti di ricerca passerebbe da 19 a 10. Ma sul rinvio di Palazzo Chigi ha pesato anche la protesta dei ricercatori. Ieri mattina erano riuniti in assemblea nell'aula magna del Cnr (che ha 108 istituti scientifici disseminati sul territorio nazionale e 8.743 dipendenti con contratti a termine e fissi).
"Contro il taglio dei finanziamenti che soffoca la ricerca" e "la riforma che fa regredire il sistema" c'è stata una levata di scudi. Ma il ministro Moratti rassicura: "Vogliamo rafforzare la ricerca di base e con la Finanziaria abbiamo reso permanente il Firb (un fondo ad hoc, ndr). Con la riduzione dei costi possiamo avere più risorse. Per il prossimo anno già stanziati 300 milioni di euro". Ma i ricercatori dicono che si tratta di "annunci che nascondono una realtà ben diversa". E mettono sotto accusa il "nuovo impianto burocratico" che sottometterebbe "gli istituti di ricerca al governo di organi amministrativi e non scientifici".
"Così viene messa in pericolo l'autonomia della ricerca", è la denuncia rimbalzata a Roma nell'aula affollatissima di piazzale Aldo Moro. "Tolte le spese fisse - hanno detto in molti - ogni ricercatore del Cnr nel 2003 potrà spendere in ricerca solo 17 euro al giorno". Altro motivo di protesta è il fatto che la "riforma sia stata calata dall'alto, senza neppure consultare gli interessati, a partire dal presidente Bianco ai capi degli istituti, alla comunità scientifica nel suo complesso". C'è poi stato un minuto di silenzio. "Con il quale - hanno sottolineato i ricercatori - ci opponiamo al silenzio che ci hanno imposto come comunità scientifica. Il governo sta decidendo la sorte degli enti di ricerca con dei nuovi decreti, che passano sulle nostre teste". Lucio Bianco dovrebbe lasciare il Cnr. In qualità di commissario dovrebbe subentrare Alessandro De Maio, attuale rettore della Luiss. Ma Bianco vuole opporsi al commissariamento: "Il provvedimento è illegittimo, mancando di motivazioni".
Il nuovo volto della ricerca agita la comunità scientifica. Nei giorni scorsi anche i Nobel sono scesi in campo per dire che se non ci saranno "stanziamenti adeguati l'Italia non sarà in grado di recuperare competitività". Comunque, i tre decreti che torneranno sul tavolo del Consiglio dei ministri hanno avuto il "sì" dei partiti di governo. Ma i ricercatori criticano anche il sistema di "fusioni" e "accorpamenti" che riduce il numero degli enti da 19 a 10.
Il Cnr perde 3 istituti e ne aggrega 4: l'Idaic (Istituto nazionale di diritto agrario), l'Infm (Istituto nazionale di fisica della materia), l'Inoa (Istituto nazionale di ottica applicata) e l'Istituto papirologico Vitelli. L'Inaf, l'Istituto nazionale di astrofisica, invece, aggrega i tre istituti tolti al Cnr: Radioastronomia, Astrofisica spaziale e fisica cosmica, Fisica dello spazio interplanetario. Restano inalterati l'Asi (agenzia spaziale italiana), l'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), l'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), l'Indam (Istituto nazionale di alta matematica), l'Ogs (Osservatorio geofisico sperimentale di Trieste), la Stazione zoologica "Anton Dohrn" e l'Istituto italiano di studi germanici. Viene poi costituito l'Ente nazionale di meteorologia, Enm, nato dalla fusione di due precedenti, il "Galileo Ferraris" e il "Colonnetti".

Fonte: Il Messaggero, Islamsunnita.