Nulla è scontato
Pensare che i voli sugli shuttle siano cosa ordinaria è un grosso sbaglio. I rischi sono tanti e non vanno dimenticati

Margherita Campaniolo

Andare nello spazio a bordo di uno shuttle non è come prendere un aereo. I rischi sono infatti ben diversi e gli astronauti sanno bene che il pericolo è sempre in agguato, a cominciare dai momenti che precedono il lancio. Prendiamo ad esempio il serbatoio principale: pieno di 600 tonnellate di ossigeno e 150 di idrogeno, entrambi allo stato liquido, è una vera e propria bomba agganciata alla pancia della navetta. Considerato che ai suoi lati si trovano i due razzi di lancio, si capisce perché le precauzioni non sono mai troppe.

Giunti in orbita bisogna poi fare i conti con la possibilità, pur remota, di essere colpiti da un detrito cosmico. Potrebbe essere un piccolo frammento di roccia ma anche il pezzo di un satellite abbandonato nello spazio al termine della sua missione. Viaggiando a velocità di parecchi chilometri al secondo, un oggetto grande solo pochi millimetri è come un proiettile, capace di danneggiare tanto le pareti degli shuttle che quelle della Stazione Spaziale. All'interno si avrebbe un'improvvisa caduta di pressione e, nel caso peggiore, la fuoriuscita di tutta l'aria.

Forse però i momenti più critici sono proprio nella fase risultata fatale al Columbia, quella del rientro. All'inizio veniva seguita con apprensione da radio e televisioni per poi essere considerata, a torto, quasi una routine. Rientrare nell'atmosfera vuol dire sbattere contro un muro e, per effetto dell'attrito dell'aria, surriscaldarsi oltre i 1600 gradi. L'angolo di ingresso deve essere preciso, bastano pochi gradi di differenza e la navetta diventa ingovernabile, rischiando di andare in pezzi a causa delle eccessive sollecitazioni. A gestire al meglio queste delicate manovre ci pensano i computer: ma se lo shuttle è gravemente danneggiato anche il più infallibile dei computer può fare ben poco.

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