La stazione spaziale paralizzata Sospesi gli esperimenti di 16 Paesi
Dubbi sulla possibilità di far arrivare nel 2004 i laboratori europeo e giapponese Lo scienziato: il rischio è che la base venga ibernata, di sicuro i piani slitteranno

A cura di M. Campaniolo


Il blocco dei voli shuttle in attesa di scoprire la causa del disastro e porvi rimedio ha provocato la paralisi nella costruzione della stazione spaziale internazionale e nel suo impiego nelle attività scientifiche e tecnologiche. Centinaia di scienziati stavano già preparando esperimenti in svariati campi (dalla biologia alla fisica, dalla scienza dei materiali alla farmacologia) che ora restano nei laboratori terrestri. Questo è il problema che le 16 nazioni impegnate nella grande impresa cosmica a 400 chilometri d'altezza intorno alla Terra si stanno ponendo. Lassù ci sono adesso tre astronauti, i due americani Ken Bowersox, Don Pettit e il russo Nikolai Budarin comandante della spedizione. Dovevano rientrare con la prossima missione shuttle all'inizio di marzo ma la loro permanenza sarà di sicuro estesa, secondo voci non ufficiali del centro di Houston. Problemi immediati tuttavia non ne esistono dopo l'arrivo sulla stazione nei giorni scorsi della navicella automatica Progress con i rifornimenti e anche per l'anno in corso, in teoria, ci sono le risorse garantite da parte russa (due navicelle abitabili Soyuz).
In realtà tutto sarà rivisto. Innanzitutto senza le navette non potranno essere portati gli altri pezzi della base il cui completamento era previsto per il 2006. Ma già all'inizio dell'anno venturo, grazie ad un difficile accordo raggiunto alla fine del 2002 tra la Nasa e le altre agenzie spaziali coinvolte, la stazione avrebbe avuto gli elementi sufficienti per avviare una seria attività di ricerca consentita dall'attracco dei laboratori europeo e giapponese. Tutto è ora sospeso e tra le ipotesi sul tappeto c'è addirittura il rientro dell'attuale equipaggio e l'ibernazione della base in attesa della ripresa dei voli shuttle. "Di certo dovremo ridurre al minimo l'impegno sulla stazione - ha precisato Sergei Gorbunov, portavoce dell'agenzia spaziale russa Rosaviakosmos - ma lasciarla priva di astronauti sarebbe un rischio troppo grave. E' troppo grande, e senza il loro continuo lavoro si potrebbe anche perderne il controllo".
Valery Ryumin, vicepresidente di Energiya, la più grande società russa costruttrice anche della Mir, ha fatto sapere che per lanciare gli altri elementi della stazione si potrebbe far ricorso al potente razzo Proton, sempre russo. Ma gli Stati Uniti e gli altri Paesi dovrebbero assumersene i costi. La proposta appare tuttavia estrema e praticabile solo nell'ipotesi, altrettanto estrema, che sugli shuttle trovino difetti così gravi da non poter essere più utilizzati.
"L'ibernazione della stazione è uno dei tanti scenari all'esame oggi - dice Antonio Rodotà, direttore generale dell'agenzia spaziale europea a Parigi - ma lo ritengo eccessivo. Penso che si troveranno soluzioni migliori. Di certo tutto sarà slittato. Mi pare più ragionevole un maggiore ricorso alle navicelle russe Soyuz. L'apertura di Mosca in tal senso dimostra come in un programma internazionale la crisi di una parte possa essere riequilibrata senza mettere a repentaglio la prosecuzione dell'impresa. L'Europa è anche disposta a partecipare al piano della nuova mininavetta che la Nasa vuol costruire entro il decennio, purché ci siano adeguati ritorni".
"Nell'utilizzazione della stazione prevedo gravi conseguenze negative per i Paesi partecipanti" aggiunge Koji Yamamoto, direttore della Nasda, l'agenzia spaziale giapponese. Un suo astronauta doveva partire per la stazione proprio il mese prossimo.

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