Alieni, così vicini così lontani

Segnalato da Margherita Campaniolo


GLI SCIENZIATI ideatori del maggiore progetto mondiale di informatica distribuita stanno per intraprendere un'analisi approfondita dei segnali radio più significativi tra i miliardi di input raccolti nel corso delle loro ricerche di eventuali forme di vita aliena. Entro la fine di marzo, gli astronomi della Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence) visiteranno l'enorme radiotelescopio Arecibo di Porto Rico, per riesaminare una rosa comprendente tra i cento e i duecento radiosegnali cosmici, selezionati attraverso lo sforzo congiunto di milioni di elaboratori.

Non tutti gli input vengono da E.T...

Il
Seti@Home è un programma volontario che sfrutta i cicli di riserva dei comuni computer domestici per rilevare nel cosmo segni di vita aliena. I partecipanti all'iniziativa scaricano quello che volgarmente potrebbe sembrare un normale salvaschermo, ma che si attiva quando gli elaboratori sono in standby, intercettandone i dati. Il progetto ha setacciato miliardi di segnali radio, individuando quelli che più probabilmente indicano la presenza nel cosmo di forme di vita intelligente. Partito nel 1999, il programma è diventato il maggiore esperimento mai esistito di informatica distribuita. I suoi quattro milioni di partecipanti, dislocati in 226 nazioni diverse, hanno speso in queste operazioni 1,3 milioni di anni di tempo informatico (circa mille anni al giorno). Il Seti@Home è anche il più potente supercomputer virtuale al mondo, con una media di 52 teraflop (52 trilioni di operazioni in virgola mobile) al secondo. Il suo rivale più prossimo è l'Earth Simulator giapponese, che ha una capacità di dieci teraflop al secondo. Secondo gli scienziati della Seti che lo hanno ideato, il sistema è più potente di tutti i supercomputer terrestri messi insieme.

Ma nonostante queste immense potenzialità, i veterani della caccia alla vita aliena non si lasciano prendere dall'entusiasmo e non sono convinti di trovare da un momento all'altro gli extraterrestri. Secondo gli esperti, dovranno passare almeno altri vent'anni prima che si possano localizzare con precisione eventuali altre forme di esistenza nell'universo. "Non stiamo saltando dalla gioia per l'impazienza di andare all'Arecibo, come se avessimo appena trovato E.T.", osserva Dan Werthimer, responsabile scientifico del SETI@Home. "Quelli che andremo a esaminare sono i segnali migliori individuati da quattro milioni di volontari negli ultimi quattro anni. La nostra sarà semplicemente una verifica". Attraverso una serie di algoritmi, i salvaschermo hanno ridotto i cinque miliardi di segnali captati, detti anche "guizzi", a una rosa di circa 350 milioni che sembravano particolarmente interessanti. Tutti mostravano un profilo a campana, tecnicamente definito "a curva di Gauss": le scannerizzazioni dell'Arecibo, infatti, rilevavano dei progressivi aumenti di intensità dei segnali, alternati a dei cali. "Questo caratteristico schema ci ha entusiasmati", spiega Werthimer, "perché vuol dire che l'input proviene da un punto fisso nello spazio, e diventa più forte o più debole a seconda di come viene attraversato dal telescopio".

Se due o più osservazioni riscontrano lo stesso segnale trasmesso da un punto fisso del cielo, a frequenza costante, si avvalora l'ipotesi che tale input implichi la presenza di una forma di vita aliena. Lo scopo è quello di distinguere ed eliminare dall'analisi i fenomeni energetici occasionali. Nell'arco di un anno e mezzo, un centinaio di segnali si è ripetuto due, tre, addirittura quattro volte. Sul sito web del progetto c'è una mappa dei risultati: i punti rossi indicano gli input rilevati più di due volte; quelli verdi sono i segnali captati dalle quattro volte in su. Finora, però, tutti quelli su cui è stata condotta un'analisi più approfondita si sono dimostrati delle false piste. "Spesso vengono intercettati segnali fortissimi, ma quando li si va a esaminare più attentamente, si scopre che si tratta di satelliti o di semplici interferenze", spiega Werthimer.

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Approcci diversi, obiettivi comuni

Anche se 1,3 milioni di anni informatici sembrano un arco di tempo enorme da dedicare a un problema, secondo Werthimer siamo ancora all'inizio. Al momento il Seti@Home copre uno spettro di soli 2,5 megaHertz rispetto ai miliardi di frequenze radio potenzialmente analizzabili. Una ricerca a tappeto di segnali che indichino la presenza di forme di vita intelligente dovrebbe abbracciare una porzione molto più ampia dello spettro elettromagnetico. Per esempio, quella della luce visibile. Civiltà aliene sviluppate, secondo Werthimer, potrebbero comunicare con i raggi laser, in virtù della loro elevata capacità informativa. La buona notizia, per i ricercatori del Seti@Home, è che il progressivo aumento di potenza degli elaboratori presto consentirà l'impiego di molti più cicli. "Faccio questo lavoro da ventisette anni, e credo ancora che stiamo solo grattando la superficie", commenta Werthimer. "Analizziamo una gamma di frequenze davvero ridotta. Passeranno almeno altri venti o trent'anni prima che le nostre indagini possano definirsi davvero accurate. È come rastrellare un pagliaio cosmico. Abbiamo appena iniziato a intaccarne la cima".

Il Seti@Home è finanziato da privati, in primo luogo dalla Planetary Society, una fondazione no-profit alla cui istituzione ha partecipato l'astronomo Carl Sagan e che supporta anche altri cinque progetti della Seti. Anche un altro gruppo del Seti Institute, il Progetto Phoenix, visiterà l'Arecibo ad aprile. Pur avendo nel nome lo stesso acronimo, i due programmi non sono collegati. Al contrario del Seti@Home, il Progetto Phoenix ha un approccio molto più mirato. Gli astronomi che vi partecipano hanno individuato una serie di obiettivi ideali - stelle simili al Sole, o particolari galassie - e analizzeranno esclusivamente i segnali radio provenienti da essi. Il Seti@Home, invece, procederà prima all'esame di una vasta porzione di cielo, alla ricerca di input interessanti.

"Si tratta di due approcci diversi", spiega Seth Shostak, responsabile del Progetto Phoenix. "Nessuno dei due è migliore dell'altro, perché non sappiamo cosa stiamo cercando. Sono iniziative complementari". Anche secondo Shostak potrebbero volerci altri vent'anni prima che gli scienziati riescano a individuare con precisione dei segnali di forme di vita intelligente nello spazio. Il contributo maggiore, per lui, verrà dall'Allen Telescope Array, un radiotelescopio appositamente progettato a questo scopo, che sarà online nel 2005 e dovrebbe notevolmente migliorare le potenzialità dell'indagine, riuscendo, nell'arco dei prossimi venti o venticinque anni, a esaminare più di un milione di stelle (mentre finora ne sono state analizzate sistematicamente circa cinquecento). "Un milione di stelle è razionalmente la quantità minima di corpi celesti su cui effettuare un'indagine prima di poter davvero sperare di scoprire nel cosmo altre forme di esistenza oltre a quella umana", conclude Shostak.

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