Damasio: "Il pensiero nasce con le emozioni"


Si presta all’intervista con grande cordialità, il professor Antonio Damasio, il neurobiologo eletto tra i "maestri del nostro tempo" dall’autorevolissima giuria del premio Nonino. Ma il tempo stringe, altri lo reclamano, e resta appena abbozzata, e si fa alla fine precipitosa, la ricognizione delle implicazioni di enorme interesse scientifico-umanistico dei suoi studi, da L’errore di Cartesio ed Emozione e coscienza a Looking for Spinoza. Di rigorosa qualità scientifica, ma felicemente accessibili in grazia di una scrittura di grande efficacia divulgativa, i libri di Damasio, ha scritto Carlo Gabbani, sono emblematici dello "zeitgeist in materia di studio del cervello e della mente": uno "spirito del tempo" che "si incarna a esempio nel ripensamento complessivo delle emozioni (ormai anche all’interno della scienza cognitiva), nella capacità di servirsi efficacemente di casi clinici narrativamente suggestivi, nello sbocciare di interessi complessivi per fenomeni come la coscienza e l’identità, nell’elezione di Cartesio a bersaglio polemico". Del tutto pertinente, l’iscrizione di Damasio tra coloro che contribuiscono alla definizione di nuovi paradigmi culturali: purché se ne riconosca il ruolo del tutto originale, innovativo e scientificamente autonomo, prima e al di sopra di ogni consonanza e convenienza con pur nobili istanze generiche di revisione della nostra concezione dell’uomo.
– Professor Damasio, Gabriel Godkin, il protagonista di Birchwood di John Banville, che con lei si premia (il romanzo è del 1973, dunque precede di vent’anni il suo Errore di Cartesio), esordisce ribaltando il cogito ergo sum cartesiano in I am, therefore I think. Lo sapeva? Per molti versi il motto di Godkin potrebbe essere assunto a sintesi dei suoi studi, che riunificano emozioni e pensiero in una più comprensiva idea di ragione, e questa a sua non solo al cervello, ma al corpo umano tutto...
"È un’affermazione del tutto corretta: io sono perciò penso. È vero che noi non cominciamo dal pensiero: noi cominciamo dalle sensazioni. Ancora migliore dell’inversione del motto cartesiano sarebbe la sua riformulazione: io sento, io provo emozioni, dunque sono. Prima di tutto noi abbiamo un corpo, e in questo corpo un cervello pensante. La base primaria del pensiero sono le emozioni, e un organismo completo come il corpo umano ha sia emozioni che sentimenti; da essi nel corso dell’evoluzione ha origine il pensiero, che soltanto in seguito diventa in qualche misura indipendente da essi".
– Lei è un brillante espositore delle sue ricerche, che forse però, dal lettore comune, vengono recepite più nelle loro implicazioni filosofiche e morali che nella sostanza del procedimento scientifico. A me pare di cogliere due reazioni di segno opposto: da un lato la soddisfazione per veder restituito un ruolo alle emozioni – una ricomposizione della natura umana – ma non senza un senso di rivalsa sulla razionalità; dall’altro, una sorta di disagio nel vedere superata, ma anche ridotta, la dicotomia emozione/ragione in termini strettamente biologici e apparentemente deterministici.
"Spesso io termino le mie lezioni dicendo: "Non uscite da quest’aula dicendo che io penso che si debba far uso dell’emotività e non della ragione". Sia nei miei libri sia nelle mie conferenze non sostengo affatto che si debba rinunciare alla ragione in nome delle emozioni; anzi ciò che sostengo è che non dobbiamo considerare la ragione da sola, a sé, ma nel suo stretto collegamento con le emozioni. Emozioni e pensiero non si sviluppano indipendentemente, appartengono a un medesimo processo: la ragione si sviluppa dalle emozioni; la funzione pratica della ragione dovrebbe essere quella di controllare le emozioni. L’altro ieri sera ho tenuto una conferenza a New York in cui ho sostenuto che è necessario che comprendiamo le emozioni per poterne assumere il controllo – soprattutto di quelle che ingenerano stupidità – per mezzo della ragione. Ci sono due tipi di riduzionismo: un riduzionismo selvaggio e un riduzionismo esplicativo. Io ho un enorme rispetto per la mente umana e per sua capacità creativa degli esseri umani, per gli aspetti estetici e spirituali del pensiero. Ciò non significa che non si possa o non si debba spiegare come si perviene a tutto ciò; questo è appunto il compito della scienza. Se noi spieghiamo come sia possibile amare, non per questo l’amore sparisce; una volta svelato un mistero, o un trucco teatrale, non viene meno il senso di meraviglia che hanno suscitato; anche durante questa conversazione, io debbo ascoltare la domanda, elaborare la risposta, fornire una spiegazione, ma non è che con la risposta tutto si esaurisca, e svanisca".
– Altri risvolti su cui insistono i suoi critici sono quelli deterministici. Tento di immaginare io stesso la sua risposta: forse vale i marcatori somatici, per le funzioni biologiche, il motto dell’astrologia rinascimentale: inclinant non necessitant astra, le stelle predispongono, non costringono...
"Non c’è dubbio che alla luce della nuova scienza del cervello noi siamo meno liberi di quel che sinora credevamo; non siamo assolutamente liberi, perché siamo in gran parte determinati da come siamo progettati, dal modo in cui funziona il nostro cervello, da tutto il peso dell’evoluzione. Nella mia visione la libertà è comunque mantenuta; esistono fattori genetici che ci progettano e ci determinano, ma nonostante questo noi abbiamo una piccola area di libertà, di autodeterminazione; a esempio sono stato io, non i miei geni a decidere di essere qui oggi per questa intervista, e di prendere l’aereo; non sono certo stati i geni che me l’hanno ordinato. Tuttavia, anche in questo c’è certamente l’influsso di ciò che eravamo e siamo diventati attraverso l’evoluzione e nel contesto sociale. Una delle grandi sfide per gli esseri umani è quella di trovare il luogo, l’ambito in cui sono più liberi, e tanto più avremo possibilità di trovarlo quanto più conosceremo come funziona il nostro cervello, perché così potremo aver ragione dei nostri condizionamenti".
– Lei sostiene che l’uomo dispone di spazi di libertà al di fuori dei condizionamenti biologici e culturali. Ma come approda l’individuo a quello che lei chiama un "nuovo livello dell’essere?", come avviene questa transizione di fase (se la metafora è corretta?). Come nascono il sé creativo e il sé morale?
"È una transizione di complessità. Se guardiamo agli organismi, vediamo che essi sono composti da miliardi di cellule, ciascuna delle quali ha un suo ciclo vitale, ma anche lo stesso destino: nasce, si sviluppa e muore. A un livello superiore, abbiamo i tessuti – della pelle, del cuore, del cervello – che sono formati da cellule, e la complessità dei tessuti è superiore a quella delle singole cellule, in ragione dell’interscambio, della comunicazione che si instaura tra di esse. E così, salendo di livello in livello, cresce la complessità, sino a quando si arriva al cervello, la cui complessità è quasi infinita. La progressione di complessità è data dal crescere, di livello in livello, della quantità di relazioni. E si passa dai semplici riflessi, o dal controllo motorio, all’interrogarsi sulla vita, sull’universo, sul proprio esserci...".
– È corretto estendere l’idea della razionalità o prerazionalità delle emozioni, facendone un argomento in favore della concezione di un valore noetico, oltre che poetico, dell’arte? E, spingendosi ancora oltre, facendone un punto d’avvio per la ricomposizione delle "due culture?".
"È un’idea molto interessante che il dualismo cartesiano abbia indotto la divaricazione tra le due culture. Io penso che stiamo andando verso un superamento del dualismo. E stiamo andando nella direzione giusta per esplorare le basi biologiche della creatività; il che non vuol dire giudicare, ma capire come l’attività artistica tragga origine dal funzionamento del cervello".
– L’errore "cartesiano" non fu solo di Cartesio, anzi percorre gran parte della tradizione filosofica. Ma vi furono pure lo Spinoza dell’amor intellectualis, il Pascal delle ragioni del cuore, Hume, James: pensatori che del resto lei cita...
"Di più: nel mio nuovo libro Looking for Spinoza, che verrà pubblicato da Adelphi, presento Spinoza come un precursore della moderna neurobiologia".
http://www.messaggeroveneto.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/arch_26/generale/spea/spea3.html

Collaborazione di Margherita Campaniolo.