LO SHUTTLE ESPLODE IN VOLO

La navetta spaziale Columbia si è disintegrata in volo. Un'esplosione di cui ancora non si conoscono le cause nella fase del rientro. A bordo c'erano sette astronauti. Il primo comunicato della Nasa è: "Forse abbiamo perso navetta ed equipaggio". Poi, un lungo silenzio, mentre le immagini tv mostrano al mondo il passaggio della Columbia su Dallas, Texas: una serie di scie luminose nel cielo che testimoniano il disastro. La navetta si è spezzata.

Solo dopo quattro ore, la Nasa conferma tutto con una conferenza stampa al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. "Oggi è un giorno tragico per la nostra famiglia - dice l'amministratore Sean O'Keefe - per le famiglie degli astronauti e per la nazione". "Non sembra" che ci siano superstiti, ma una dichiarazione ufficiale sulla morte dei sette astronauti è prevedibile solo quando saranno stati ritrovati il relitto della navetta e i resti dell'equipaggio. O'Keefe, voce spezzata, volto affranto, ammette che non si conoscono le cause. "Lo Shuttle - dice - si è disintegrato in volo".

In seguito Ron Dittemore, direttore del programma, annuncia che nessuna navetta partirà fino a quando non saranno state chiarite le cause della tragedia. E rende noto che le prime indicazioni di problemi sul Columbia sono state la perdita dei sensori di temperatura nel sistema idraulico dell'ala sinistra, la perdita dei sensori di pressione dei pneumatici e indici di eccessiva temperatura esterna. Significativa l'indicazione dell'ala sinistra: al decollo, il 16 gennaio, un pezzo si era staccato dal velivolo e, cadendo, aveva colpito proprio quella parte. Dittemore dice di non potere escludere che ci sia un nesso, anche se l'effetto dell'incidente, dopo le verifiche, era stato giudicato "accettabile". Sarebbero andate perdute anche alcune piastrelle dello scudo termico, ma questo è un fatto non insolito.

Al termine di una giornata drammatica, il presidente Bush rivolge alla nazione un messaggio che va persino oltre la Nasa nella certezza della perdita di sette vite umane: "Il Columbia è perduto, non ci sono sopravvissuti. Non ci resta che pregare per loro anime". Poi aggiunge: "Il nostro viaggio nello spazio continuerà".

Ora tocca agli esperti capire che cosa è successo. Una cosa sembra certa: non si è trattato di un attentato. "Non ci sono indicazioni che l'incidente sia stato causato da qualcosa o qualcuno a terra", dice O'Keefe e precisa che le squadre di investigatori sono al lavoro e tengono i responsabili della Nasa costantemente informati.

Anche la Casa Bianca esclude l'ipotesi di un attacco terroristico: un funzionario l'ha definita "altamente improbabile" visto che la Columbia era troppo in alto per essere colpito da terra.

Lo Shuttle, con a bordo i sette astronauti - fra cui il primo israeliano in orbita, Ilan Ramon e due donne - al comando del responsabile della missione, Rick Husband, doveva tornare sulla Terra alle 09,16 locali (le 15,16 in Italia). I contatti sono stati persi alle 15 italiane. In quel momento la navetta spaziale viaggiava alla velocità di 20.113 chilometri orari a un'altitudine di 60.210 metri. Quando ha perso i contatti con la navetta, la Nasa ha proclamato lo stato d'emergenza e ha inviato delle squadre di ricerca.

Kykle Herring, portavoce della Nasa, ha assicurato che fino a quel momento non erano stati segnalati problemi: "Dobbiamo proprio tornare?" erano state le ultime parole dell'astronauta David Brown. Nelle ore di silenzio ufficiale, le emittenti americane hanno mandato in onda il momento in cui la scia bianca dello Shuttle si è divisa in diversi tronconi. Secondo quanto riferito da alcuni esperti, alla velocità a cui viaggiava la navetta (mach 6, cioé sei volte la velocità del suono) gli astronauti non avevano alcuna possibilità di abbandonare lo Shuttle.

Dopo la notizia del ritrovamento in Texas di alcuni rottami, la Casa Bianca ha annunciato una riunione d'emergenza con i rappresentanti delle agenzie di sicurezza. E Bush ha deciso di rientrare da Camp David a Washington.

L'agenzia spaziale americana ha portato i parenti degli astronauti in un locale protetto a Cape Canaveral. Intanto Israele sta seguendo col fiato sospeso il dramma della Columbia. Le fasi finali dell'atterraggio erano trasmesse in diretta da due reti televisive nazionali, quando è si è appreso che i contatti radio si erano bruscamente interrotti. Il governo israeliano ha trasferito in una località segreta i familiari di Ilan Ramon per tenerli lontani dai giornalisti.

La Columbia effettuò la sua prima missione nel 1981. E' il primo serio incidente che coinvolge uno Shuttle dal 28 gennaio 1986, quando il Challenger esplose al decollo da Cape Canaveral e i sette astronauti a bordo persero la vita. Qualche giorno fa, a bordo, l'equipaggio aveva ricordato con un minuto di raccoglimento le vittime di quella tragedia.

Fonte: Repubblica.it