Si riapre il dibattito tra polemiche e dubbi. Studio americano: sopravvive solo l'uno per cento dei cloni
"Dolly dimostra il rischio clonazione"

Gli scienziati avversari della tecnica: chiarire come è morta la pecora

LONDRA - La morte della pecora Dolly, il primo animale clonato al mondo da una cellula adulta, ha sollevato dubbi e riaperto il dibattito scientifico sulla clonazione. Soffriva troppo, hanno spiegato gli scienziati del Roslin Institute di Edimburgo: dopo l'artrite al bacino e a una zampa, Dolly era stata colpita da una malattia polmonare irreversibile e quindi è stata soppressa. Ma molti scienziati adesso si chiedono quali siano realmente le ragioni della morte di Dolly. Il sospetto è che la pecora-clone, che aveva sei anni, sia invecchiata precocemente. A causa della tecnica usata nel processo di clonazione, per difetti genetici. Come sostiene ad esempio lo scienziato Patrick Dixon, avversario dichiarato della clonazione. In genere, si fa osservare, quella malattia polmonare colpisce ovini adulti di 11 o 12 anni.
Altri esperti mettono in rilievo che la morte precoce della pecora più famosa del mondo dimostra che qualcosa non va negli animali clonati. Sono alcune centinaia in tutto il mondo. Un rapporto Usa pubblicato dalla National Academy of Sciences dimostra che le loro condizioni di salute sono scadenti. Non più dell'uno per cento di questi animali replicati, "fotocopie", presentati come "prodigi" di una genetica avveniristica, raggiunge l'età adulta. E anche quelli che riescono a sopravvivere sono malati, con problemi polmonari, cardiaci e renali, oltre a varie malformazioni. Insomma, i cloni sono imperfetti, molto vulnerabili.
E tutti chiedono ora una cosa precisa: è necessario fare luce sulla fine di Dolly. Perché, spiegano, se la morte precoce e la clonazione sono connesse, questo legame produrrà ulteriori prove sui pericoli inerenti alla clonazione e alla riproduzione con questi mezzi. Ovviamente, gli avversari della clonazione avvertono che, alla luce di tutto questo, soltanto gli irresponsabili potrebbero pensare di applicare la tecnica della clonazione agli esseri umani. E' quanto ha sostenuto, per esempio, il professore inglese Richard Gardner, presidente dell'equipe sulle cellule staminali e la clonazione terapeutica della Royal Society di medicina.
"E' la conferma che la clonazione è una tecnica tuttora soggetta a incognite. Si sa troppo poco. Malgrado questo dato negativo, non sono pessimista. Presto capiremo perchè questi animali nascono malformati o vanno incontro a malattie precoci": è l'opinione di Lino Lioi, il veterinario dell'Università di Teramo noto per le sue creature clonate. Per il ricercatore, l'esperienza di Dolly ha avuto una "importanza fondamentale. Innanzitutto si è cominciato a discutere di cellule staminali e di terapie che avrebbero potuto curare malattie molto gravi (in 10-12 anni potremmo arrivare all'applicazione clinica sui pazienti)".
Per il giornale vaticano, l'Osservatore romano, la fine di Dolly "è la sconfitta di coloro che osano ribellarsi al progetto creativo di Dio. Una arrogante e ingiustificata ribellione morale".

http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20030216/01_NAZIONALE/ESTERI/A.htm
http://www.ufoitalia.net