"In cielo ci sono sette stelle, una è mio marito"
Le mogli degli astronauti: il nostro è il mestiere più difficile. "A Houston ci dissero "chiudete gli occhi, riappariranno""

A cura di Margherita Campaniolo


HOUSTON (Texas) - Tra le mura del Johnson Space Center circola un detto: c'è soltanto un mestiere più estenuante di quello dell'astronauta, è quello di sua moglie. Perché puoi studiare libri interi di astronomia e di ingegneria spaziale, ma arriva il giorno in cui non sai più cosa dire. Arriva il giorno in cui tua figlia di 5 anni ti guarda diritto negli occhi e ti chiede: "Nello spazio non può morire nessuno. La gente muore solo sulla Terra, vero?". Rona Ramon, la moglie di Ilan, l'astronauta israeliano a bordo dello shuttle, non ha ancora risposto. Ci vorrà tempo e molta forza. Occhiali scuri, i capelli rame scombinati dal vento, Rona di forza ne ha già mostrata. Quando ha descritto in tv quell'atterraggio che non è mai avvenuto, quando ha provato a raccontare quei minuti appesi nella disperazione ai lati della pista del Johnson Space Center: "Ci hanno detto: ecco, adesso scompaiono per 10 secondi, poi riappaiono". Tutti con lo sguardo all'insù, contando mentalmente fino a dieci. E ancora fino a cento. Poi smettendo di contare per offrirsi al penoso rituale. In casi del genere il familiare viene separato dagli altri. Un esperto astronauta che qui chiamano "scorta" ha il compito di spiegare tecnicamente quello che è appena accaduto. Senza giri di parole. Poi entra in scena lo psicologo, allenato dalla Nasa a queste circostanze. E mentre ancora guardi il cielo la tua vita in pezzi. "Devi razionalizzare", ti dicono. Rona Ramon c'è riuscita così: "Mio marito non ha voluto fare il testamento. Non era nel suo carattere. Quando penso a lui e ai suoi sei colleghi, immagino sette angeli. Si volevano molto bene, ora si sono trasformati in stelle". Assieme alle altre mogli e ai familiari delle altre vittime, ha scritto un comunicato ufficiale: "Dobbiamo superare questo lutto e guardare avanti. La ricerca spaziale non si dovrà fermare, dobbiamo migliorare la vita delle prossime generazioni". C'è un'unica cosa che la tormenta: è una frase della piccola Noa pronunciata al momento del decollo, 18 giorni fa: "Mamma, ho perso mio padre". "I bambini sentono le cose prima che accadano", dice Rona.
Le mogli hanno pudore, non immaginano il peggio, però conoscono il conto da pagare. June Scobee Rodgers, compagna del comandante del Challenger, Dick Scobee, scomparso in cielo 17 anni fa, dice: "Conosci i rischi dal giorno in cui sposi un astronauta, ma sei travolta dal suo entusiasmo". June si è risposata qualche anno dopo quella tragedia, ma ad ogni anniversario si riunisce con le altre vedove: "Ho già parlato con le vedove dello shuttle. Dovranno esser forti. In qualche modo sei costretta ad andare avanti: un giorno alla volta". June ha scritto pure un libro, "Silver Linings": è una specie di manuale del dolore. Va in giro per l'America a raccontare la sua esperienza di vita e soprattutto di morte. La gente l'ascolta e dà l'impressione di capire.
A spiegare la moglie dell'astronauta, la sua complessa personalità, ci hanno provato persino al cinema. Charlize Theron era Jillian, la tormentata moglie di Spencer (Johnny Depp) in "The Astronaut's Wife", un thriller psicologico che descrive in che abisso può scivolare una donna che vive con gli occhi puntati al cielo. Kathleen Quinlan si è guadagnata una candidatura all'Oscar per "Apollo 13". Interpreta Marilyn, la moglie di Jim Lovell (Tom Hanks), nella terza missione lunare che per poco non finì in tragedia. Marilyn Lovell, come molte sue colleghe, ricalca un modello comune: è il primo amore di Jim, la ragazza conosciuta sui banchi della high school , la scuola superiore.
Come Evelyn Husband, la moglie di Rick, il comandante dello shuttle. Assieme facevano parte del coro della chiesa ad Amarillo, Texas, assieme hanno condiviso ogni istante, a parte quando lui se ne andava nello spazio: "Non sono mai stata nervosa per una missione di mio marito - spiega -, era talmente scrupoloso che mai immaginavo potesse accadere qualcosa. Certo, quando guardi la navetta al decollo, senti qualcosa dentro. Impossibile da spiegare".
Rona, Evelyn e le altre si incontreranno ogni anno il primo di febbraio. Verrà anche June a parlare con loro, ciascuna porterà una foto, le lettere degli sconosciuti. Betty Grissom, moglie di Virgil "Gus" William morto carbonizzato nell'incendio dell'Apollo 1, il 27 gennaio 1967, ha fatto i suoi auguri alle vedove dello shuttle: "Il mio affetto e la mia simpatia vanno a quelle donne. Spero che la Nasa faccia un lavoro migliore con loro di quanto non abbia fatto con me. Da 35 anni aspetto che mi spieghino cosa è successo a mio marito". Gus è stato sepolto senza tante cerimonie nel cimitero di Arlington, la signora Grissom non ha mai ricevuto un soldo dal Governo né una telefonata dall'allora presidente Johnson. Forse è in quei giorni che è nato il detto sul mestiere più duro del mondo: la moglie dell'astronauta.

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