"Sullo Shuttle qualcosa non va". E iniziò la fine
Gli ultimi dialoghi con la navetta. Il comandante stava parlando quando il Columbia si è disintegrato

NEW YORK - Fino all'ultimo nessuno percepì la natura devastante e senza speranza del dramma che si stava consumando a bordo del Columbia mentre, a grandissima velocità, stava rientrando verso il pianeta terra. È quanto emerge dai nastri audio delle ultime conversazioni tra la torre di controllo di Cape Canaveral e l'equipaggio dello Shuttle disintegratosi nei cieli del Texas il primo febbraio scorso. I nastri, resi pubblici dal gruppo di investigatori guidati dall'ammiraglio Harold Gehman che indaga sulle cause della sciagura, fissano con tutta la loro raccapricciante "normalità" le ultime tappe di una delle tragedie più funeste nella storia delle missioni spaziali statunitensi.
ULTIMO ATTO - I problemi di surriscaldamento a bordo dello Shuttle non destarono preoccupazione tra gli ingegneri che seguivano la manovra di rientro dal centro spaziale di Houston. Sono le 8.52 - otto minuti prima del disastro - quando giunge l'indicazione di un'anomalia. Jeff Kling, controllore dei dati provenienti dallo Shuttle, avverte di non avere più il contatto con i quattro termometri sul fianco sinistro della navetta. "Ho appena perduto quattro sensori di temperatura sul lato sinistro del Columbia", spiega con voce calma. Il direttore del volo Leroy Cain prende nota, anche lui senza tradire il minimo allarmismo. "Abbiamo perso quattro sensori idraulici?", ripete Cain. "Si: nel settore esterno a sinistra e nell'elevone", conferma Kling. Il tono di voce dei due uomini è ancora pacato. "C'è qualcosa in comune tra i sensori? Abbiamo avuto la perdita nello stesso istante?" si interessa Cain. "Non esattamente. A intervalli di quattro, cinque secondi", replica il controllore. "Dove sono situati i sensori?", chiede ancora Cain. "Tutti e quattro nell'ala sinistra", spiega Kling.
DRAMMA INVISIBILE - Mentre nel Columbia si sta innestando la reazione a catena che di lì a poco scaturirà in disastro, gli addetti ai lavori sia a terra che in cielo sembrano convinti di essere alle prese con un guasto risolvibile. "Tutto sembra ok sotto il profilo del controllo e per il resto?", chiede il direttore di volo ai suoi collaboratori a Houston. "Il controllo sembra stabile. Non vediamo niente fuori dal normale", lo rassicura l'ufficiale di navigazione della navetta a Houston, Mike Sarafin.
SILENZIO - 8.58 del mattino. L'equipaggio del Columbia è a un passo dalla morte sopra i cieli del Texas. All'improvviso i controllori di volo ricevono un nuovo segnale anomalo dalla navetta. "Abbiamo appena perduto i dati sulla pressione dei pneumatici di atterraggio sul lato sinistro", afferma Kling. L'incaricato dei messaggi con gli astronauti del Columbia, Charlie Hobaugh, si mette in contatto con l'equipaggio: "Columbia, qui Houston. Vediamo i dati sulla pressione dei pneumatici...". Dopo poco arriva la risposta del comandante del Columbia, Rick Husband: "Roger, uh...". L'astronauta non ha il tempo di finire la frase: il contatto con Houston si interrompe. Mentre Cain cerca ancora di risolvere il problema dei sensori, la torre di controllo non riesce a ristabilire il contatto radio. Il silenzio del Columbia sta durando troppo. "Ci si potrebbe aspettare un po' di intermittenza - osserva Laura Hoppe, responsabile dei dati comunicazioni -. Ma qui la interruzione è decisamente solida". "Non vi sono stati mutamenti delle configurazioni dei sistemi di bordo prima della perdita del contatto?", li interroga Cain. "Nessun mutamento. Tutto sembrava a posto", risponde Hoppe. "Columbia, qui Houston. Controllo comunicazioni", intona a intervalli regolari Hobaugh, ormai allarmato. Silenzio. Centinaia di ingegneri a Cape Canaveral continuano a preparare l'arrivo dello Shuttle. Ma Cain fa scattare l'emergenza: "Ok, a tutti i controllori di volo: dobbiamo avviare la procedura di contingenza". I radar intanto perdono qualsiasi traccia della navetta, che sta disintegrandosi in diretta tv.

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Collaborazione di Margherita Campaniolo.