A tu per tu con l'universo
Zanolin sta progettando una delle future missioni Nasa

Chissà se da bambino se ne stava a naso in su, osservando cieli stellati e immaginando di scorgere i pianeti, la luna e le galassie. Il sogno di esplorare l'universo, oggi, per lui, sta per avverarsi. Michele Zanolin, parmigiano di 32 anni, post doctoral associate al Massachusetts Institute of technology di Boston, sta progettando una delle prossime missioni della Nasa per inviare una sonda su una delle lune di Giove, chiamata Europa. Michele, laureato con lode alla facoltà di Fisica di Parma sotto la supervisione di Marisa Bonini e Giuseppe Marchesini, rivela l'importante progetto a cui sta lavorando con Sunwoong Lee e Nicholas Makris, chief scientist del progetto: "Sembra che la luna Europa sia coperta da uno spesso strato di ghiaccio e che nasconda sotto una crosta solida, un enorme oceano liquido. Il sospetto nacque nel 1995 con l'ultima sonda Galileo mandata ad esplorare Giove e le sue lune. La sonda ha registrato delle anomalie nel campo magnetico attorno Europa e ha permesso di vedere strane spaccature sulla superficie di ghiaccio. Quello che noi vorremmo fare è usare dei microfoni, che registrino le vibrazioni generate da spaccature nel ghiaccio generate a loro volta dalle forze di marea indotte da Giove, per verificare la presenza, lo spessore e la temperatura dell'oceano. Prima di sapere le risposte occorrerà aspettare del tempo. Ci sarà da testare la tecnica e per questo motivo andremo al Polo Sud, vicino alla base russa Vostok, dove recentemente è stato scoperto un lago, grande come l'Emilia Romagna, nascosto sotto uno strato di tre chilometri di ghiaccio che potrebbe mimare l'ambiente di Europa".
Michele, che collabora, sempre al Mit, con Erik Katsavounidis sul rilevamento di onde gravitazionali, spera di fare ricerca il più a lungo possibile. Ricorda con piacere i suoi studi alla facoltà di Fisica di Parma (dopo aver ottenuto un contratto di ricerca al dipartimento di Fisica tecnica con Angelo Farina, ha conseguito il dottorato in Fisica - acustica e tecniche di array - sotto la supervisione di Paolo Podini) che gli hanno permesso "di vedere il mondo e le cose in un modo nuovo".

Di Parma gli mancano la famiglia, gli amici, i ristoranti e le colline vicino ad Ozzano Taro. Quando gli si domanda cosa pensa dei "cervelli in fuga", risponde sicuro: "L'Italia vanta molti ricercatori capaci, ma purtroppo non ha fondi e strutture per dare a tutti la possibilità di lavorare; anche il settore privato assorbe pochi ricercatori. Mi piacerebbe tornare in Italia, ma questo è da vedere. I ricercatori italiani sono comunque molto apprezzati all'estero". Un sogno nel cassetto? "L'ho già realizzato - risponde Michele -. Ho incontrato Caroline, la mia ragazza, qui a Boston".