La faccia militare nascosta
Sul fallimento della missione Columbia, il peso del ruolo bellico della Nasa privatizzata


MANLIO DINUCCI - A cura di M. Campaniolo


La tragedia della navetta Columbia, disintegratasi sabato al rientro nell'atmosfera, ha richiamato l'attenzione su tutte le missioni di questi veicoli spaziali, gli Shuttle. Esse vengono presentate dai media come finalizzate a scopi civili, ad esempio per la tanto propagandata "ricerca sull'osteoporosi". Ciò è vero, ma solo in parte. C'è un'altra faccia, che viene in genere tenuta in ombra o nascosta: quella militare. Ieri sera l'agenzia Itar Tass da Mosca riportava addirittura affermazioni di esperi russi secondo cui la missione aveva come scopo anche quello di raccogliere dati strategico militari sull'area del Golfo persico e che la tragedia avrebbe obbligato gli Usa a rivedere i suoi piani d'attacco. E' questo ruolo militare che sta assumendo rilievo sempre maggiore, dato che la Nasa, a causa delle riduzioni di bilancio delle sue attività civili, compensa il deficit attingendo alla ricca cassa del Pentagono.

Sin dal 1983, i voli degli Shuttle hanno fatto parte di uno speciale programma del Pentagono, il DoD Space Shuttle Operations Program, che prevede il loro impiego a fini militari. Ed in tale quadro gli Shuttle sono stati usati per mettere in orbita satelliti militari: nel 1985, il Dscs III per telecomunicazioni; nel 1988, il Lacrosse 1 per fotoricognizioni; nel 1990, l'Afp-731, anch'esso per fotoricognizioni; nel 1992, lo Heritage 2, con sensori all'infrarosso; nel 1992 e 1999, il Dsp, anch'esso con sensori all'infrarosso.

Insieme a questi e diversi altri satelliti "ufficiali", sono stati messi in orbita con le navicelle Shuttle diversi satelliti "classificati", usati dal Pentagono e dai servizi segreti. Tutti questi satelliti militari hanno svolto un ruolo importante sia nel periodo della Guerra fredda, sia nelle guerre del dopo guerra fredda, nel Golfo, in Jugoslavia, in Afghanistan e ora di nuovo nel Golfo. Allo stesso tempo, sono stati sicuramente effettuati a bordo degli Shuttle esperimenti che, pur essendo ufficialmente civili, avevano scopi militari. Non si spiega altrimenti perché l'esercito statunitense abbia partecipato, sin dall'inizio, al programma attraverso cui la Nasa sceglie gli astronauti per gli Shuttle.

Sulla scia di questa fruttuosa cooperazione con il Pentagono, la Nasa ha firmato, il 16 aprile 1997, un importante accordo con il Comando spaziale dell'aeronautica per "lavorare insieme in diverse aree di mutuo interesse nella speranza di ridurre i costi di entrambe le organizzazioni e condividere le nuove tecnologie a vantaggio dei futuri voli e veicoli spaziali".

Questo accordo, ha sottolineato l'amministratore della Nasa Daniel Goldin, "esemplifica l'impegno della Nasa a trovare modi per ridurre i costi e condividere le nostre attività con l'aeronautica per una maggiore efficienza nelle rispettive missioni".

La "missione" prevalente è certamente quella militare, a cui la Nasa si impegna a collaborare non solo per la messa in orbita di satelliti militari, ma per altre sei attività, tra cui quella del "trasporto spaziale". In questo campo, l'aeronautica sta portando avanti un programma per la realizzazione di un aereo da guerra spaziale, l'X-30 National Aerospace Plane, che dovrebbe essere in grado di entrare e manovrare nello spazio, distruggere satelliti o colpire obiettivi terrestri, e quindi far ritorno sulla terra.

Per lo sviluppo di questo aereo spaziale è preziosa l'esperienza, positiva e negativa, effettuata dalla Nasa con lo Shuttle.

Ogni missione dello Shuttle, anche quando serve (come, ufficialmente, l'ultima) a esperimenti civili, serve allo stesso tempo ad acquisire esperienza per la realizzazione di veicoli spaziali da combattimento.

Tale scopo è divenuto ancora più importante a partire da una data precisa: dal 1 ottobre 2002, quando il Comando spaziale, responsabile delle operazioni militari nello spazio e nella rete computeristica, è stato incorporato nel Comando strategico, responsabile delle forze nucleari. E' così nato un comando nucleare-spaziale, con il quale la Nasa ora collabora in base all'accordo già stipulato.

Alla cerimonia di inaugurazione, il generale Richard Myers - il capo di stato maggiore Usa impegnato attivamente nei preparativi di guerra all'Iraq - ha affermato che il Comando strategico, incorporando quello spaziale, è divenuto "un nuovo comando globale con responsabilità globali". Parlava da un palco con sullo sfondo una enorme bandiera a stelle e strisce e un B-2 Spirit, il bombardiere strategico a doppia capacità nucleare e convenzionale che tra poco, appunto, bombarderà il territorio dell'Iraq, lanciando le sue bombe guidate dai satelliti messi in orbita dai "pacifici" Shuttle della Nasa.
http://www.ilmanifesto.it/oggi/art33.html