IL CLONE CHE VIENE DAL GHIACCIO


A cura di Gildo Personč


La passione dei russi: replicare il gigante scoperto in Siberia
Una copia vivente dal mammut congelato

Mosca Prima le rivelazioni sul Kgb che "spiava" gli Ufo, ora l'idea di clonare un mammut trovato sotto uno strato di ghiaccio. Scoop e trovate giornalistiche o pseudoscientifiche di questo tipo appassionano i russi, compresa la notizia brivido (e del tutto inventata) che sarebbe stata possibile anche la replica di Lenin. Sembra più verosimile invece che gli scienziati stiano lavorando alla possibilità di clonare il mammut congelato, trovato naturalmente nella Tajga siberiana. Alla cosa sono interessatissimi i commercianti d'avorio: con le preziose corna di un gigante di quattro metri si potrebbero fare affari d'oro.

Fonte: Il Secolo XIX - Venerdì 7 febbraio 2003


La gente sembra gradire le storie più incredibili. Sulle prime pagine dei quotidiani anche le rivelazioni del Kgb sugli Ufo - Un mammut appassiona i russi

Gli scienziati vogliono clonare l'esemplare trovato sotto uno strato di ghiaccio Mosca. I nostalgici avevano messo in giro la voce che gli specialisti dell'Istituto di Patologia avrebbero potuto addirittura resuscitare Lenin, clonando la mummia incapsulata nella fredda profondità del Mausoleo sulla Piazza Rossa. Brivido di orrore e immediata smentita degli imbalsamatori ufficiali che continuano ad occuparsi della manutenzione dell'onusta salma.
Lenin no, ma un mammut forse sì. Come? Lo spiega il professor Albert Protopopov, una celebrità nel campo degli studi sui giganteschi elefanti preistorici che trentamila anni fa popolavano la Tajgà siberiana. Cellule definite "vive", e quindi adatte ad un esperimento di clonazione, sarebbero state isolate nel tessuto sottocutaneo delle zampe di un giovane mammut, la cui carcassa grazie al permafrost, terreno perennemente ghiacciato, è stata recentemente scoperta da una spedizione russo-giapponese in un "cimitero" della Jakuzia, una delle regioni più fredde del mondo. Secondo Pjotr Lazarev, direttore del celebre Museo del mammut a Irkutsk, la scoperta è "entusiasmante ma bisogna essere prudenti perché il materiale a disposizione è poco e resta ancora da definire il Dna indispensabile per il processo ". Sarebbe comunque sensazionale rivedere in azione un gigante alto più di 3 metri e pesante 4 tonnellate coperto di un folto e lungo pelo rossiccio e dotato di possenti zanne ricurve. Un avorio risalente alla notte dei tempi che i cacciatori del Grande Nord sanno tuttora intagliare con maestria e vendere a prezzi altissimi, benché sia proibito dalla legge. Dubbi invece sulla possibilità di clonare un mammut sono stati espressi da Nikalaj Janovskij, dell'Istituto di Genetica dell'Accademia delle Scienze. Secondo il ricercatore per ottenere un risultato bisognerebbe essere certi che nella spirale del Dna non ci sia nessuno "strappo", mentre le molecole dopo la morte, a prescindere dallo stato di conservazione, risulterebbero comunque fatalmente alterate e inutilizzabili quindi niente Jurassic Park in versione siberiana. Dovremo accontentarci dell'animazione al computer ma intanto la vicenda appassiona milioni di russi, i quali per tradizione non resistono all'attrazione di magie, stranezze e misteri.
Per ora a guadagnarci sono i giornali tabloid, specializzati in materia, a cominciare dalla disinibita "Komsomolskaja Pravda", che tra nudi in prima pagina e agghiaccianti racconti di sangue e violenza ha lanciato lo scoop del mammut dopo avere piazzato quello dei presunti X-files del Kgb sui dischi volanti. Un successone anche perché un sondaggio dice che i lettori hanno preso molto sul serio la vicenda degli Ufo che sarebbero stati avvistati nel 1989 sopra una base nucleare nella regione di Astrakhan, sul Volga. I Servizi non hanno voluto commentare la notizia, ma è vero che dagli abissali archivi della Lubianka continuano ad emergere documenti che è difficile classificare come mera "dezinformacija". Del resto non è mai stata smentita l'esistenza, a San Pietroburgo, di un segretissimo ramo del Kgb che si occupava di scienze occulte, magia nera e astrologia in funzione di guerra psicologica. Pare che l'ufficio godesse della protezione personale di Leonid Brezhnev, leader comunista super-superstizioso che ratificava i documenti del Comitato Centrale dopo avere consultato, nell'ordine, i compagni del Politburo e la temibile pitonessa Djuna, sua personale buttacarte con ingresso libero al Cremlino.