In questo conflitto che sembra oramai inevitabile e che scuote cinquanta anni di alleanze, i cattolici a stelle e striscie sono isolati e l'opinione pubblica non riconosce autorevolezza alla Santa Sede

Guerra all'Iraq, le tensioni della Chiesa americana

A cura di M. Campaniolo

Roma - Per tutti i cristiani d'America questo è un momento difficile. Essi stanno vivendo un vero e proprio "crollo" di prestigio e di unità. La crisi di credibilità della gerarchia ecclesiastica li ha resi taciti di fronte al "fondamentalismo" della Casa Bianca e di Bush stesso. Gli scandali dei preti pedofili - 1200 incriminati, 4000 casi - hanno indebolito l'autorevolezza del clero presso l'opinione pubblica cha ha così scoperto un volto insospettato dei carnefici.

Da un lato il cattolicesimo conservatore tenta una "restaurazione" di quelle forme liturgiche deputate a salvaguardare le istituzioni ecclesiastiche, destabilizzate dall'azione dei teologi liberali. Secondo l'ottica conservatrice, la politica volta a democratizzare dall'interno la Chiesa è stata la maggiore responsabile dell'allentamento della disciplina.

Dall'altro lato, il Cattolicesimo progressista legge in questa situazione di stallo il mancato completamento di quel rinnovamento che dieci anni fa la Conferenza episcopale degli Stati Uniti aveva iniziato con l'approvazione di una direttiva sui reati del clero, alla quale è però mancata la giusta vigilanza in fase di attuazione. Ma in un modo o nell'altro l'attendibilità della Chiesa americana ne esce demolita e fortemente umiliata.

In questo contesto di tensioni, ad un passo dalla guerra, i cattolici statunitensi sono paralizzati.

La Conferenza episcopale americana, quella stessa che aveva osteggiato la guerra in Iraq nel 1991, si ritrova oggi quasi muta mentre le forze armate sono già dispiegate numerose nel Golfo. La forte iniziativa politica e morale portata avanti con determinazione dal vaticano - con l'invio, tra le altre, a Washington di un fine diplomatico come il Cardinal Laghi - non riesce a sostituirsi alla voce dei vescovi americani.

Così dall'altra parte dell'oceano impera Bush, "cristiano rinato" (così egli si definisce, ndr) e tutta la sua amministrazione che sogna un leader come il biblico Davide. E' la stessa amministrazione dove si parla di "trionfalismo religioso", dove si tengono lezioni quotidiane della Bibbia, dove Condoleezza Rice è figlia di un predicatore, e la moglie di Andrew Card, il capo gabinetto, è un pastore metodista. Un'amministrazione, pertanto, rigida negli schemi e che necessariamente vede contrapporsi il Bene ed il Male, il buono ed il cattivo. Da questo lato, di contro, c'è il Papa che dà voce alle moltitudini che gridano pace nelle innumerevoli manifestazioni pacifiste che si sono susseguite nelle piazze di tutta Europa e che invita alla riflessione profonda sulle conseguenze di un ennesimo conflitto armato.

Ma anche se quella cattolica è ancora la definizione cristiana più energica tra i membri del Congresso e le istituzioni educative cattoliche sono massicce, il cattolicesimo americano si ritrova inevitabilmente isolato persino tra gli stessi pacifisti ( la diocesi anglicana di Boston non ha invitato i cattolici a pregare per la pace ndr).

Si resta in un limbo. Alla vigilia di una nuova guerra dettata dalla politica dell'Apocalisse di Bush, quando tutto sembra in pericolo, tutto sembra precario, anche le "sembianze" del cattolicesimo americano potrebbero inevitabilmente modificarsi.

Da: Clorofilla.it