FIRMATA LA CONVENZIONE FRA ATENEO E CARABINIERI PER LA LAUREA IN CHIMICA CLINICA, FORENSE E DELLO SPORT
Contro il crimine arriva la banca del Dna
Il rettore: "LŽUniversità può sostenere il progetto"

Giovanna Favro

Collaborazione di Margherita Campaniolo


Una banca dati del dna al servizio degli investigatori. Uno strumento dŽindagine formidabile, per scovare chi commette qualsiasi tipo di reato: non solo per serial killer alla Minghella, che se fosse stato "geneticamente schedato" sarebbe stato identificato in souplesse, prima che sŽallungasse la catena dei delitti. Persino il ladro che scassina lŽappartamento semina tracce impercettibili, dal capello al velo dŽessudato dai polpastrelli, sufficienti ad inchiodarlo alle sue responsabilità, una volta messi a confronto i reperti con il cervellone genetico. Non è fantascienza, e nemmeno il romanzo dŽun epigono di Orwell. EŽ un progetto concreto, presentato dallŽArma dei carabinieri e dal procuratore antimafia Pierluigi Vigna, che potrebbe prendere corpo a Torino. Il generale Serafino Liberati, comandante del Ris (il reparto dŽinvestigazioni scientifiche dei carabinieri), ne ha parlato ieri al rettorato dellŽUniversità degli Studi: "LŽItalia è tra i 4 paesi dellŽUe che ancora non ha nulla di simile, con la Grecia, il Portogallo e Malta. Sarebbe importantissimo vararla, con unŽauthority di controllo che offra ogni garanzia sulla gestione e la raccolta dei dati". Il rettore, Rinaldo Bertolino, gli ha subito fatto eco: "LŽUniversità è pronta a mettere a disposizione le sue competenze per favorire il progetto, compresi il supporto giuridico e i laboratori di genetica dŽeccellenza di cui disponiamo". LŽoccasione, la firma ieri della convenzione tra ateneo e carabinieri per la laurea specialistica in "Chimica clinica, forense e dello sport": unica in Italia, presentata dal preside di Scienze Enrico Predazzi e dal vicerettore per la ricerca Ezio Pelizzetti, con il generale Angelo Desideri, prevede insegnamenti di "Esame della scena del reato" e di "criminalistica" da parte degli ufficiali dellŽArma: "EŽ un percorso specialistico - ha spiegato Marco Vincenti, presidente del corso di laurea - cui si accede preferibilmente dopo la laurea triennale in Chimica o Chimica industriale. LŽintreccio tra scienza e investigazione produce risultati sorprendenti: lo studio di vernici, inchiostri, frammenti di vetro o di plastica conduce molto spesso ad identificare gli autori dei crimini. Sul fronte antidoping, la laurea fornirà invece preziosi specialisti anche in vista delle olimpiadi del 2006". Ed ecco la richiesta di "schedare" il dna dei detenuti, o di tutta la popolazione: "EŽ una necessità - ha spiegato il generale Liberati - sottolineata a più riprese dallŽUnione Europea, che ha invitato tutti i governi a mettersi al passo. In Inghilterra, il governo Blair ha già disposto il prelievo e lŽarchiviazione del Dna di ogni neonato". Più "mirata" la scelta della Francia, che ha deciso tracciare il Dna di tutti i pregiudicati. Un poŽ meno rigida è la prassi in Austria ed in Spagna (il test viene effettuato nel corso del fotosegnalamento di qualsiasi fermato: qui il sistema si è rilevato molto utile, parallelamente alle impronte digitali, per contrastare lŽimmigrazione clandestina). Negli Stati Uniti esiste invece, da un decennio, il "Codis", un gigantesco database alimentato dai prelievi sui detenuti e su tutti i denunciati per reati sessuali. Secondo un recente studio dellŽFbi proprio la disponibilità di questa massa di dati è riuscita, oltre che ad individuare più facilmente centinaia di assassini e stupratori, a ridurne drasticamente la serialità. In Italia oggi esiste solo il piccolo archivio di carabinieri e polizia che si riferisce a prelievi effettuati sulla scena di delitti, in tutto poche centinaia di codici. La sola regione ad essersi mossa su questa strada è proprio il Piemonte, che ha stilato un protocollo per il prelievo del Dna in caso di reati sessuali: a questo fine è stato addestrato il personale infermieristico e medico delle strutture cui accedono le vittime di abusi.

http://www.lastampa.it/EDICOLA/sitoweb/Torino_cronaca/art46.asp