Due sonde spaziali giù dalla Pietra
Riuscito l'esperimento scientifico
I prototipi costruiti dal professor Dragoni Serviranno all'invio di campioni dallo spazio

di Margherita Campaniolo

CASTELNOVO MONTI. Dischi volanti sulla Pietra? Fantascienza? No, quello che si è svolto ieri sulla rupe più famosa dell'Appennino era un esperimento scientifico, condotto da un gruppo di studenti della facoltà di ingegneria dell'università di Modena e Reggio, guidati dal professor Eugenio Dragoni. Sono stati testati per la prima volta due modelli di sonde che potrebbero rappresentare un deciso passo avanti per la ricerca scientifica nello spazio, nel trasporto di campioni verso la terra. Due lanci dal "pilone giallo", oltre 100 metri di dislivello, per valutare assetto di volo e assorbimento dell'urto all'atterraggio.
Al termine l'esperimento è stato un vero successo: le due sonde hanno mantenuto un assetto perfetto, e una velocità che ha corrisposto alle previsioni: non troppo elevata, per arrivare a terra con un impatto "dolce".
Per valutare la sicurezza dei futuri campioni scientifici da inviare dallo spazio verso terra erano state inserite nelle sonde due uova, che sono arrivate a terra perfettamente integre dopo il volo durato circa una decina di secondi. Primi risultati davvero incoraggianti dunque per i ragazzi della facoltà di Ingegneria mecatronica, che stanno conducendo l'esperimento nell'ambito di un progetto dell'agenzia spaziale europea, con altre università del vecchio continente. E per la metà dell'anno prossimo è previsto anche un collaudo più impegnativo, un lancio dallo spazio alla terra, come spiega il professor Dragoni, molto soddisfatto della giornata di ieri: "Attualmente per questi modelli estetico-funzionali i materiali impiegati non sono gli stessi che serviranno per il lancio dallo spazio, che dovranno avere una maggior resistenza tecnica. L'anno prossimo, se tutto procede per il meglio, il primo lancio dovrebbe consentire l'atterraggio di queste sonde da un'altezza di circa 300 chilometri dalla terra". Le capsule lanciate ieri erano di due tipologie diverse, una protetta da un cuscino gonfiabile, che nella versione definitiva si gonfierà automaticamente durante il rientro, e l'altra a struttura fissa, protetta dagli urti con materiali espansi in grado di assorbire l'impatto al suolo. Nel futuro queste sonde, di dimensioni e peso molto vicini a quelle lanciate ieri, potranno trasportare con semplicità dalle stazioni spaziali campioni scientifici: "Ad esempio - spiega il professore- materiali biologici da esaminare dopo un periodo trascorso nello spazio a gravità zero".
Un utilizzo intensivo potrebbe diventare realtà entro 4 o 5 anni, con costi di utilizzo molto inferiori rispetto agli attuali.
Gazzetta di Reggio