Guidoni: "Sbagliato l'angolo di rientro"

E' l'ipotesi dell'astronauta italiano, che ha volato due volte sullo shuttle. "E' presto per fare ipotesi concrete, ma la fase del contatto con l'atmosfera è il più delicato: pochi gradi di errore causano la catastrofe".

"E' presto per formulare cause precise dell'incidente, ma dalle immagini riprese sul cielo del Texas si può ipotizzare che lo shuttle Columbia si sia spezzato in almeno tre parti (il corpo centrale della fusoliera e le ali) a causa di un errore nell'angolo di rientro nell'atmosfera''.

E' l'idea che si è fatto l'astronauta italiano Umberto Guidoni, che sullo shuttle ha volato due volte, di cui la prima proprio sul Columbia.

''Quello del rientro nell'atmosfera - prosegue Guidoni - è infatti uno dei momenti più critici nella missione degli shuttle. Pochi gradi di errore possono provocare una catastrofe come sembra essere successo oggi. L'angolo di ingresso deve essere di 40 gradi sull'orizzonte, e cioè con il muso della navetta leggermente verso l'alto. Il margine massimo di errore può essere di più o meno 3-4 gradi. Se si esce da questa tolleranza la navetta diventa ingovernabile e se esce dalla corretta traiettoria le forze aerodinamiche a quella velocità sono troppo violente per la rigidità della struttura''.

''Perché ciò sia successo - prosegue Guidoni - è presto per dirlo; occorrerà attendere la lettura dei dati telemetrici e forse anche i risultati della commissione di inchiesta: forse un errore di navigazione o un malfunzionamento dei razzi di controllo dell'assetto. Anche il fatto di alcune piastrelle dello schermo anticalore staccatesi al decollo potrebbero aver provocato un surriscaldamento localizzato e innescato una serie di malfunzionamenti a valanga''.

''Questa missione del Columbia - sottolinea Guidoni - era considerata di routine e con pochi rischi anche perché non prevedeva, per la prima volta in tre anni, l'aggancio con la Stazione spaziale internazionale dove si trovano tre astronauti. Si trattava solo di portare in orbita il modulo Spacehab con decine di esperimenti scientifici, dei quali molti con la partecipazione italiana. Nulla poteva far pensare a problemi e anche la missione si era svolta in modo perfetto fino al momento del rientro. Lo shuttle Columbia è il più 'anziano' della flotta attualmente operativa alla Nasa, ma non è diverso dagli altri come impianti e come affidabilita'''.

Ora occorrerà capire cosa è accaduto, ma una cosa è certa: le missioni dello shuttle non potranno essere interrotte.

''L'incidente - prosegue Guidoni - porterà necessariamente ad una pausa nelle missioni dello shuttle per capire cosa è andato male, ma certo non si potrà rinunciare al programma. La Stazione spaziale, che è attualmente abitata da tre astronauti, ha bisogno dello shuttle. Certo, i tre a bordo possono contare sulla capsula russa Soyuz per andare e tornare dalla ISS, ma lo shuttle è indispensabile per le capacita' di carico che non possono essere assicurate dalla Soyuz''.