Unabomber, il Dna scagiona tutti i sospettati

La superperizia: negli attentati sempre la stessa miscela di diserbanti. "E' un uomo di 30-50 anni, esperto di elettronica"

A cura di M. Campaniolo

ROMA - Una miscela di diserbanti confezionata artigianalmente e inserita in tutti gli ordigni. La perizia dei carabinieri del Ris svela la firma di Unabomber, l'attentatore che ormai da quasi dieci anni terrorizza il Nordest. E conferma i sospetti degli inquirenti: nei supermercati, sulle spiagge, nelle chiese e durante le manifestazioni pubbliche ha agito sempre la stessa persona. I congegni esplosivi contenuti nei tubi abbandonati all'aperto sono perfettamente uguali a quelli inseriti nelle confezioni lasciate sugli scaffali dei negozi. Stessa tecnica di confezionamento, stessi materiali utilizzati. L'unica differenza è nelle dimensioni: i dispositivi infilati nel vasetto di maionese, nel barattolo di cioccolato e nelle bolle di sapone, esplosi negli ultimi anni, erano miniaturizzati. Uomo, tra i 30 e i 50 anni, esperto di esplosivistica, elettronica e chimica: l'identikit del criminale si è arricchito di un particolare fondamentale, il suo Dna. I chimici lo hanno individuato analizzando un pezzetto di nastro adesivo - come sempre nero - trovato il 31 ottobre 2000 in una confezione di uova al supermercato Continente di Portogruaro. L'ordigno fu disinnescato dagli artificieri e questo permise di compiere analisi sui reperti. Ma è stato proprio il codice genetico ad "azzerare" la possibilità di inchiodare le persone finite nella lista dei sospetti, almeno una trentina. Tutti gli esami comparativi compiuti sinora hanno infatti dato esito negativo.
E così si ricomincia. Si torna a incrociare gli elementi contenuti nel database della squadra mobile di Venezia che racchiude quanto è stato raccolto sinora da tutti i reparti impegnati nelle indagini. Si cerca un indizio che possa portare all'identificazione del colpevole. Gli accertamenti merceologici sulle apparecchiature utilizzate hanno fornito ben poche tracce. E nessuna concreta. I fili elettrici, le pile stilo, le viti, sono sempre uguali, ma facilmente reperibili in un qualsiasi negozio di ferramenta. Identici anche i tubetti di selz che mette nelle confezioni.
Molto più sofisticata la composizione del diserbante, ma è impossibile risalire alla marca utilizzata perché i fertilizzanti sono mescolati in percentuale da Unabomber. "La mano è inequivocabilmente la stessa - assicurano gli esperti del Ris - anche se la tecnica utilizzata per gli ordigni chiusi nei tubetti dimostra una manualità particolare e una notevole esperienza nella costruzione di componenti micromeccanici". "E' un individuo fuori dal comune - spiega un investigatore - che ha affinato una tecnica acquisita probabilmente durante gli studi. Quello che sa non l'ha certamente appreso nei manuali del fai-da-te". Non a caso gli accertamenti si sono concentrati su tutti coloro che hanno frequentato scuole di specializzazione in elettronica e chimica. Ma anche questa pista non ha ancora portato a nulla.
Nei prossimi giorni il Ris consegnerà ai magistrati l'ultima relazione sull'attentato compiuto la notte di Natale nel Duomo di Cordenons. E confermerà come l'analisi comparata con gli altri ordigni ha fornito ancora una volta un analogo risultato: è stato lui. Anche se questa volta ha compiuto un salto di qualità utilizzando un timer da lui stesso fabbricato. "Affina la tecnica - dicono gli analisti - dimostra che è in grado di compiere un salto di qualità, ma segue sempre lo stesso copione. E sceglie a caso le persone da colpire". Anche questa è una sua caratteristica. A differenza degli altri criminali seriali lui non sceglie le sue vittime. "Perché il suo vero bersaglio - hanno spiegato coloro che in questi anni ne hanno tracciato il profilo - è la folla". Che sia in riva al mare, durante una festa paesana, in un supermercato o durante una funzione religiosa, non è importante chi colpire. Ma fondamentale è che ci siano feriti, "che si parli di lui, che il suo impegno trovi riscontro e quindi visibilità". "E' come una partita a scacchi - spiega uno dei poliziotti impegnato da anni a dargli la caccia -, alla fine anche lui sbaglierà una mossa. E questo gli sarà fatale".
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=UNABOMBER