21 anni fa moriva il grande scrittore di fantascienza
Gli universi allucinati di Philip Dick

Domenico Gallo

Il 2 marzo 1982 moriva Philip Kindred Dick, forse il più importante scrittore di fantascienza che sia mai esistito. Quando 21 anni fa iniziò a circolare la notizia della sua morte, fu quasi un sommesso passa parola tra gli appassionati di questo genere letterario che impiegò qualche mese prima di raggiungere ogni angolo del mondo. Non erano ancora i tempi di Internet e dell'informazione real time, ma soprattutto non si era ancora compreso il suo effettivo valore letterario, e le sue opere erano oggetto di studio solo da parte di un ristretto numero di ostinati ricercatori. Poi venne il cinema, e, post mortem, film come "Blade Runner", "Atto di forza" e il recente "Minority Report", contribuirono a diffonderne l'interesse e a consentire il successo dei libri di Philip Dick anche al di fuori dell'universo minoritario e auto referenziale della fantascienza. Oggi in libreria è possibile trovare i volumi della Collezione Dick, una coraggiosa iniziativa di Fanucci Editore che intende pubblicare tutta l'opera dello scrittore californiano e che, fino a ora, conta quasi quindici titoli. Un successo, visto che l'editore è in procinto di uscire sul mercato editoriale con un'altra prestigiosa collana, la Collezione Thompson, dedicata a uno dei geni dell'hard boiled statunitense, Jim Thompson. "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" (Fanucci editore, pp. 282, 13,00 euro, traduzione di Umberto Rossi), un romanzo del 1964, è certamente una delle opere più complesse di Philip Dick. In un prossimo futuro la Terra è soggetta a un mostruoso riscaldamento che non consente più la vita all'aperto. Molti pianeti e satelliti del sistema solare sono abitati da coatti, che vengono deportati dalle Nazioni Unite, e che devono affrontare una vita disperata in ambienti assolutamente ostili. Per resistere alla vita extraterrestre si è diffuso tra i coloni l'uso di una droga, il Can-D. Si tratta di una droga di trasferimento, ovvero di una sostanza che è capace di fondere in un'esperienza comune le menti dei gruppi di coloni che ne fanno collettivamente uso. Con il Can-D i coloni possono dimenticare l'asprezza della loro vita quotidiana e calarsi nella vita frivola di Parky Pat e del suo eterno fidanzato Walt. Inebetiti davanti a un plastico che riprende in tutto e per tutto l'ideologia delle Barbie Dolls (uno degli strumenti più inquietanti ed efficaci di irregimentamento borghese del genere femminile), la droga proietta le menti dentro il mondo delle bambole di Parky Pat, dove è possibile vivere esperienze decisamente adolescenziali, dove è pateticamente sempre sabato. Se si vuole una sorta di Grande Fratello, tanto per citare uno degli esempi di maggior degrado dei media, in cui l'osservazione maniacale del vuoto rappresenta il fattore di successo della trasmissione. In questo sistema solare in cui la vita sembra sul punto di estinguersi e la gioia definitivamente cacciata dall'esperienza umana, torna dallo spazio Palmer Eldritch portando con sé una nuova e potente droga di traslazione, il Chew-z, una sostanza capace di sostituire le allucinazioni provocate dal Can-D. Una droga che, come scandisce la pubblicità di Palmer Eldritch, "Dio promette la vita eterna, io posso fare di meglio, posso metterla in commercio". Tutta la narrativa di Philip Dick ruota attorno a un numero ben definito di attrattori, disseminati lungo tutta la sua carriera, tanto che è impossibile estrarne un'opera ed erigerla a paradigma della sua produzione letteraria. "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" pone più pesantemente di ogni altro romanzo l'accento sulla domanda What's real?. I personaggi sono costantemente preda di allucinazioni estremamente realistiche e dalle quali pensano di essere usciti per scoprire poi di esserne ancora sadicamente vittime. Molti romanzi di Dick si concludono con un "colpo di scena": i confini della realtà fluttuano e, particolari persone o determinate sostanze, sono in grado di indebolire il tessuto dello spazio tempo. La realtà si manifesta ai personaggi con violente e imprevedibili regole. Il cyborg Palmer Eldritch, con gli occhi Jensen, il braccio artificiale e i denti di acciaio inox, torna sulla Terra ed è in grado di contaminare la realtà di ogni persona che abbia assunto il Chew-z. "È un mondo illusorio nel quale Eldritch occupa le posizioni chiave come se fosse Dio". In questa super-allucinazione il tempo assume una prospettiva circolare e si diventa virtualmente immortali. Più volte in questo strano romanzo di fantascienza appaiono considerazioni provenienti dal Nuovo Testamento, e, in particolare, preme con forza il problema della morte. Certamente molti cristiani del primo secolo avevano accettato le parole di Cristo in maniera letterale, e contavano di risorgere fisicamente. La sconfitta della morte, invece, non ci fu; non si trattò di un effetto immediato e riscontrabile. Philip K. Dick, durante il suo controverso percorso interiore, segnato da allucinazioni, visioni e strani contatti, matura sempre di più una concezione gnostica, visita quell'area poco conosciuta del primo cristianesimo che, nei secoli successivi, venne sapientemente sradicata. Non deve quindi stupire che un romanzo ambientato nel futuro sia così ricco di citazioni religiose, trasfiguri esperienze paleocristiane tra i pianeti del sistema solare. Philip Dick, attraverso le speculazioni che la fantascienza rende possibili, cercava di dare un senso alla propria esistenza. In molti romanzi di Dick una vita decisamente normale (almeno per i canoni del romanzo di fantascienza) viene improvvisamente stravolta. Si tratta di persone comuni, con problemi quotidiani come la carriera o le crisi sentimentali, tutte si sentono deboli e abbandonate. Le sue storie abbondano di fallimenti e di disperazione. Di fronte alla tetra azione di Palmer Eldritch, allo stesso sfaldarsi dell'universo, alla nevrosi dilagante, Dick propone la sua umile soluzione. Persone semplici che, con le proprie mani, eseguono piccoli lavori, e attraverso questa attività difendono la propria umanità. Non si tratta di artisti ma di artigiani, lavorano vasi, dipingono, ma sono gli unici in grado di opporsi a un'alienazione cinica di scala interplanetaria. Sono gli unici che riescono a dare un senso alla propria vita. Lo scontro tra Palmer Eldritch e Leo Bulero, di fatto due narcotrafficanti cosmici in lotta per il predominio del mercato, sembra scomparire di fronte all'ostinazione umana dei coloni marziani che tentano di tenere in vita un orto in condizioni ambientali impossibili. Se da un lato Dick mette in scena storie di elevata radicalità, in cui è la realtà stessa a essere messa in discussione, dall'altro la sua visione positiva risiede in un intraprendere una vita semplice, nel recuperare un rapporto diretto e creativo con le cose del mondo. La complessità delle tematiche filosofiche e religiose di Philip Dick ha spesso relegato in secondo piano i suoi evidenti interessi sociali e politici. Scritto nel 1964, "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" risente del dramma in cui si trovava all'epoca la società statunitense. La morte di John Kennedy, la Guerra Fredda, l'intervento militare in Vietnam, portano Dick a comprendere l'involuzione che sta avvenendo nel suo paese. I mondi futuri previsti da Dick sono totalitari, le popolazioni manipolate dai media, le grandi aziende in mano a capitalisti pazzi e visionari. I corpi di polizia esercitano un enorme potere e l'incubo del nazismo sembra continuamente premere per rimanifestare la sua follia criminale. Tutto questo spaventava Philip Dick al punto che vedeva in Richard Nixon l'incarnazione stessa del male. E cosa è la proliferazione di Palmer Eldritch in ogni livello di realtà, il manifestarsi delle sue curiose stimmate cyborg, se non una metafora di un potere che è in grado di raggiungere ogni persona, di entrargli nel cervello e distruggere la sua volontà?

Collaborazione: Gildo Persone'.