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Intervista a Lester Brown, presidente dell'Earth Policy Institute
"Tra un anno chi produrrà più grano avrà il controllo geopolitico totale"
"La guerra dell'oro blu cambierà gli equilibri del mondo"
a cura di Simone Cumbo


VERONA -"Gli scenari disegnati dai climatologi ci rimandano l'immagine di
un mondo con i fiumi rinsecchiti dalla carenza di piogge, le falde snervate
dai prelievi eccessivi, i laghi contaminati dai rifiuti. Ed è un'angoscia
pensare all'aumento delle malattie legate alla mancanza di acqua pulita.
Ma c'è una prospettiva più minacciosa e più vicina: la fame. Meno acqua
vuol dire meno cibo. E quest'equazione, che ancora non è diventata senso
comune, cambierà la mappa geopolitica del mondo". Lester Brown, il padre
del Wordlwatch Institute diventato presidente dell'Earth Policy Institute,
è arrivato a Verona per la fiera agricola che quest'anno si è svolta sotto
il segno dell'anno internazionale dell'acqua. Da sempre attento alla continua
rincorsa tra aumento della popolazione e sisponibilità di alimenti, Lester
Brown è convinto che nel giro di un anno assisteremo a una svolta radicale
in campo alimentare.

Cosa cambierà?
"Si invertiranno i rapporti di forza tra chi compra e chi vende cereali.
Mentre oggi chi compra può scegliere, tra un anno verrà scelto. La Cina
diventerà il maggior importatore di cereali del mondo e gli Stati Uniti
decideranno se riempire o meno i suoi granai. Chi terrà in mano le redini
dell'agricoltura avrà forza politica". Pechino sta adottando scelte energetiche,
per altro molto discusse, che comporteranno interventi radicali sul ciclo
idrico. "La costruzione di un sistema di grandi dighe rappresenta senz'altro
un
ulteriore elemento di preoccupazione ambientale. Ma la situazione è
drammatica già oggi: la metà settentrionale del paese si sta prosciugando.
Da tre anni la Cina consuma le sue riserve di cereali: le esaurirà tra la
fine di quest'anno e il 2004. A quel punto un miliardo e 300 milioni di
cinesi si affacceranno sul mercato entrando in concorrenza con i consumatori
americani. E Pechino ha i soldi per comprare: la sua bilancia di import-export
con gli Stati Uniti segna 80 miliardi di dollari a suo vantaggio: è quanto
basta per comprare due volte l'intero raccolto annuale degli Stati Uniti".

Di fronte a una prospettiva del genere la Cina e gli altri paesi che
rischiano di restare schiacciati dalla mancanza di autosufficienza
alimentare adotteranno contro misure. "Ma ci vuole tempo per raddrizzare
la bilancia idrica di un paese. Secondo uno studio della Banca Mondiale,
nella pianura settentrionale della Cina c'è un deficit annuale di 37 miliardi
di tonnellate di acqua. E visto che
per ottenere una tonnellata di cereali ci vogliono mille tonnellate
d'acqua, questo disavanzo idrico equivale a 37 milioni di tonnellate di
cereali: quanto basta per sfamare 111 milioni di cinesi. Il che significa
che oggi 111 milioni di cinesi mangiano utilizzando riserve idriche non
rinnovabili, cioè sottraendo l'acqua ai loro figli. Il deficit idrico, che
è già gravissimo, diventerà drammatico prima di quanto si pensi". Quando?
"Nel settembre scorso il Canada ha detto che non esporterà più cereali:
li considera una riserva strategica. Lo stesso annuncio è stato fatto poco
dopo dall'Australia. Questa penuria, nell'immediato, è stata compensata
da un prodotto di qualità inferiore, il grano del Mar Nero. Ma è solo una
boccata d'ossigeno. Di acqua ce n'è sempre meno e, visto che è molto complicato
importarla, si acquista sotto forma di prodotto finito: comprare
grano vuol dire innanzitutto comprare acqua. I futures del grano
diventeranno i futures dell'acqua. Anche perché il 70 per cento dell'acqua
utilizzata nel mondo finisce nei campi: il problema idrico è soprattutto
un problema agricolo". Quali sono le aree più a rischio?
"Nel mondo sono stati scavati milioni di pozzi che hanno prodotto un
prelievo di acqua superiore alla naturale ricarica di molte falde. Per
questo un crescente numero di Paesi ha il bilancio idrico in rosso. Un
caso clamoroso è lo Yemen: le falde si abbassano all'impressionante velocità
di due metri l'anno. Nel bacino dov'è situata la capitale, Sana'a, si arriva
a sei metri l'anno: a questo ritmo entro il decennio la zona rimarrà all'asciutto
e si dovrà scegliere: o importare l'acqua da dissalatori piazzati lungo
la costa o trasferire la capitale. Il governo dello Yemen, nello sforzo
di trovare altra acqua, ha spinto le trivellazioni per i pozzi fino a una
profondità di due chilometri, una quota a cui in genere si arriva cercando
petrolio, ma non è servito a molto". Quali sono gli altri paesi ad alto
rischio? "In Iran le falde acquifere si abbassano a una velocità che va
dai 2,8 metri l'anno della pianura di Cheanaran agli 8 metri della città
di Mashad: interi villaggi nella parte orientale del paese vengono abbandonati
perché i pozzi sono rimasti a secco. La situazione è molto critica anche
in Messico, in Medio Oriente, in quasi tutti i paesi dell'Asia centrale,
nell'Africa del Nord. E infatti il Marocco importa la metà dei cereali che
consuma, l'Algeria e l'Arabia saudita il 70 per cento, Israele il 90 per
cento".
> Come si può uscire da questa trappola? "Il primo settore che dovrà procedere
a una drastica riforma è l'agricoltura. In Cina investendo una tonnellata
di acqua in cereali si ottiene un prodotto che vale 200 dollari, investendo
la stessa acqua in attività industriali si ricavano 14 mila dollari: non
c'è gara". L'agricoltura renderà di meno ma è difficile pensare di farne
a meno. "E infatti bisogna cambiarla. Nei paesi con il bilancio idrico in
rosso si deve puntare, a costo di cambiare la dieta, su colture che richiedono
meno acqua. E poi c'è da lavorare sul miglioramento dei sistemi di irrigazione".
I miglioramenti rischiano di venire annullati dal mutamento limatico
prodotto dalla deforestazione e dall'uso dei combustibili fossili.
"Purtroppo è vero. Fino a poco tempo fa guardavamo con preoccupazione a
un dato impressionante: i 15 anni più caldi nella storia della meteorologia
sono concentrati nel ristretto periodo che va dal 1980 ad oggi. Ma ora possiamo
aggiungere un altro elemento. I tre anni più caldi sono raggruppati nell'ultimo
quinquennio: l'evoluzione del processo è estremamente allarmante ed è destinata
ad avere un pesante impatto negativo sull'agricoltura. E' la prima volta
da quando la specie umana si è fermata per coltivare la terra che il clima
assume un'instabilità così accentuata. Sono 6 mila anni che utilizziamo
l'irrigazione, e non sempre è stato un processo indolore come la storia
della Mesopotamia insegna, ma nell'ultimo mezzo secolo l'uso delle pompe
azionate da motori diesel ha sconvolto le falde idriche che diminuiscono
nettamente in Cina, in India e negli stati Uniti, i tre maggiori produttori
di cereali del mondo. E' arrivato il momento di ripensare radicalmente il
nostro rapporto con l'acqua".