Le gole di Marte scavate dal vento?
Elaborata una nuova teoria sull'origine dei pendii marziani

di Margherita Campaniolo

I celebri canyon sul pianeta Marte non sarebbero dovuti all'azione dell'acqua ma al vento. Lo afferma un geologo che avrebbe trovato una nuova spiegazione per i numerosi crateri, pendii e strapiombi che, osservati per la prima volta nel 2000 dalla navetta Mars Global Surveyor, sembrarono subito una prova evidente della passata presenza di acqua sul pianeta rosso.
Sin dal allora, molti ricercatori hanno cercato di spiegare come l'acqua o magari il biossido di carbonio liquido abbiano potuto creare le gole nell'atmosfera fredda e sottile del pianeta, elaborando tutta una serie di teorie. "C'è stata troppa fretta - afferma Allan Treiman, del Lunar and Planetary Institute (LPI) di Houston - e tutti hanno pensato subito all'acqua senza fermarsi a riflettere su altre possibilità".
Nel suo studio, pubblicato sulla rivista "Journal of Geophysical Research", Treiman spiega come le gole non sembrano corrispondere a nessun deposito conosciuto di acqua congelata su Marte, a nessuna attività vulcanica necessaria per riscaldarlo allo stato liquido, o a nient'altro che secondo altri ricercatori possa aver reso possibile la presenza di acqua liquida nella gelida e sottile atmosfera del pianeta. Persino le recenti scoperte che indicano ghiaccio sotto la superficie di Marte non corrispondono con le località dove si trovano le gole.
D'altra parte, secondo Treiman esse coincidono con gli schemi del vento di Marte. Le gole abbondano soprattutto alle latitudini medie, dove i venti tendono a rallentare e a depositare il loro carico di polvere fine e di limo. Questo si accumulerebbe creando dune che, crollando, darebbero origine a pendii ripidi in modo analogo alle valanghe di neve sulla Terra.

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