Articolo tratto da:

Associazione PeaceLink - Sez. Disarmo
http://www.peacelink.it/tematiche/disarmo

A cura di Simone Cumbo

ALLARME URANIO IN AFGHANISTAN.
Le prime analisi svolte sulla popolazione civile mostrano livelli
notevolmente superiori alla norma di uranio. E
forse si tratta di uranio, non uranio impoverito.


E' passato circa un anno da quando la tempesta di bombe della "liberta'
duratura" si e' abbattuta sull'Afghanistan, e cosi' come gia' successo in
Iraq, Bosnia e Kosovo la verita' sul tipo di armi utilizzate dagli Stati
Uniti e dai loro alleati comincia ad emergere solo ora, quando l'attenzione
dell'opinione pubblica si e' spostata su un'altra imminente
guerra.
Approfittando del fatto che le operazioni militari si svolgevano in un paese
in tutti i sensi lontano, durante e dopo la guerra non e' passata
praticamente nessuna informazione indipendente sugli effetti dei
bombardamenti, ne' in termini di vittime civili ne' sul possibile uso di
armi di distruzione di massa.
Al tempo stesso le risposte dei portavoci militari e politici sono sempre
state evasive, se non palesemente false, sul tipo di armi che venivano
utilizzate.
Le preoccupazioni maggiori riguardavano le bombe ad elevata penetrazione,
concepite allo scopo di distruggere bunker in profondita', che spesso
montano testate con uranio impoverito per acquisire maggiore peso e
penetrazione; anche le cosiddette "bombe intelligenti" possono montare una
testata in uranio impoverito.
Circa 12.000 bombe sono state lanciate durante "Enduring Freedom", il 60%
delle quali "intelligenti".
I militari giustificano l'uso dell'uranio nella testata di queste bombe
perche', per le sua densita' e facilita' di combustione, e' in grado di
penetrare in profondita' e distruggere bunker e altre strutture del genere.
In realta' l'utilizzo (criminale) dell'uranio impoverito in queste armi
avviene non solo per lo scopo immediato di distruggere l'obiettivo, ma anche
per quello di lungo termine, ovvero come previsto dalla dottrina militare
degli Stati Uniti la contaminazione radioattiva dell'ambiente e della
popolazione civile.
- I risultati delle prime analisi
L'"Uranium Medical Research Centre" e' un'organizzazione indipendente non
a
scopo di lucro fondata nel 1997 da Asaf Durakovic, esperto di medicina
nucleare e impegnato da anni nel fare chiarezza sugli effetti dell'uranio
impoverito.
Un primo gruppo di ricercatori si e' recato in Afghanistan a giugno di
quest'anno, il secondo gruppo a ottobre ed e' tornato da poco; hanno
raccolto campioni di schegge, acqua, terra, e di urina della popolazione
civile nelle zone di Jalalabad e Kabul.
I risultati, parzialmente pubblicati in un rapporto disponibile online [1]
dal 15 novembre, sono parecchio preoccupanti: nei campioni di urine
analizzati si trovano concentrazioni di isotopi dell'uranio superiori di
100
volte alla norma [2]. Piu' in genere, citando lo stesso rapporto, "il team
di ricercatori e' rimasto scioccato dalla portata dell'impatto dei
bombardamenti sulla salute della popolazione. Senza eccezioni, in ogni
localita' colpita dai bombardamenti, la gente e' ammalata.
Una parte significativa della popolazione presenta sintomi tipici della
contaminazione interna da uranio.".
Pur considerando la situazione di un paese che dopo decenni di poverta'
e'
stato colpito da una guerra tanto insensata quanto efferata, i sintomi
manifestati dalla popolazione sono alquanto sospetti per essere ricondotti
a
cause naturali.
Al tempo stesso, la presenza di uranio nei campioni analizzati non puo'
essere giustificata in nessun altro modo se non con le bombe made in Usa.
Non vi sono miniere di uranio in Afghanistan, ne e' plausibile pensare che
i
Taliban o Al Qaeda fossero in possesso di quantitativi cosi' alti di uranio
e li avessero disseminati proprio nei luoghi colpiti dai bombardamenti.
- Forse non e' uranio impoverito, ma uranio naturale L'aspetto ancor piu'
inquietante che sembra emergere dalle prime analisi e' che non si tratta
di
uranio impoverito.
Nei soggetti di Jalalabad sottoposti ad analisi e' stato riscontrata una
presenza di uranio naturale fino a 20 volte superiore rispetto alla norma.
Si tratta di valori notevolmente diversi da quelli riscontrati nei veterani
della guerra del Golfo, che invece erano stati esposti a uranio impoverito
(in quel caso si trattava prevalentemente di proiettili).
Cio' farebbe supporre che in Afghanistan gli Stati Uniti abbiano utilizzato
un tipo nuovo di testate per le loro bombe, contenenti uranio naturale e
non
uranio impoverito.
L'uranio naturale e' composto da tre isotopi radioattivi e viene
artificialmente arricchito per essere poi utilizzato nei reattori nucleari.
Lo scarto di questo processo di arricchimento e' appunto l'uranio
impoverito, che contiene poco meno della meta' dell'isotopo U235 presente
nell'uranio naturale.
Di conseguenza l'uranio impoverito e' radioattivo circa la meta' di quello
naturale.
Non e' chiaro il motivo per cui gli Stati Uniti avrebbero impiegato uranio
naturale e non impoverito per le proprie bombe; la capacita' di penetrazione
resta praticamente identica, l'unico cambiamento significativo e' la
radioattivita' diffusa nell'ambiente, che va appunto a colpire
principalmente la popolazione civile.
Potrebbe anche essere che in realta' gli USA vogliono nascondere la
contaminazione provocata dai loro
bombardamenti spacciandola come contaminazione da uranio naturale presente
gia' da prima della guerra.
Le analisi sono comunque ancora in corso ed i campioni analizzati potrebbero
non essere sufficienti a chiarire la reale
situazione. A riguardo l'UMRC ha lanciato una campagna di finanziamento
per
affrontare i notevoli costi delle analisi, alla quale si puo' contribuire
direttamente dal sito. [3]
- Nel frattempo in Afghanistan si muore
Secondo alcuni recenti studi [4] condotti quest'anno, ogni 20 minuti una
donna muore di parto in Afghanistan, che e' di fatto il paese con la piu'
alta mortalita' materna nel mondo. Una morte che, nell'87% dei casi,
sarebbe evitabile. In un paese dove l'assistenza sanitaria e' inesistente,
e' praticamente impossibile capire cosa sta succedendo, anche perche' c'e'
innanzitutto la priorita' di intervenire per salvare piu' vite umane
possibile.
Interventi che richiedono una frazione dei soldi spesi per questa ennesima
folle guerra. Intanto resta da chiedersi se, com'è successo in passato,
bisognera' aspettare che un evento tragico colpisca alcuni nostri
connazionali prima che i responsabili politici e militari italiani dedichino
attenzione agli effetti collaterali della "guerra umanitaria" in
Afghanistan.
350 soldati italiani sono a Kabul per conto dell'ISAF (International
Security Assistance Force),
un migliaio di alpini andra' in Afghanistan a marzo dell'anno prossimo.
E numerosi volontari di varie organizzazioni sono operativi da tempo in
Afghanistan, esponendosi in
prima fila per assistere la popolazione che vive nei luoghi bombardati
l'anno scorso.
Sono stati informati sui possibili rischi?
Sanno che precauzioni prendere?
E la popolazione civile, chi la informa, chi se ne cura?
L'uranio non ha fretta, conta di restare li' per i prossimi 700 milioni
di
anni.

Note
[1]
Il rapporto e' disponibile, in formato PDF, sul sito dell'UMRC
http://www.umrc.net/projectAfghanistan.asp
[2]
Si veda a riguardo anche il testo dell'intervento del prof. Durakovic alla
conferenza su medicina militare e protezione dalle armi di distruzione di
massa, svoltasi in Qatar il 23/10/2002.
http://www.umrc.net/downloads/New%20Concepts%20in%20CBRN%20Warfare.pdf
[3]
L'analisi di un campione costa circa 1.000 euro, equivalenti a 4 anni di
uno stipendio medio in Afghanistan.
Per contribuire
http://www.umrc.net/afghanDonations.asp
[4]
Unicef, CDC e ministero afgano della salute
"Maternal Mortality in Afghanistan: Magnitude, Causes, Risk Factors and
Preventability"
http://www.unicef.org/newsline/02pr59afghanmm.htm

Physicians for Human Rights
"Maternal Mortality in Herat Province: The Need to Protect Women's Rights"
http://www.phrusa.org/research/afghanistan/maternal_mortality.html

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***Se le leggi di Norimberga fossero attuate ancora oggi, ogni presidente americano del dopo guerra sarebbe stato impiccato. ***
(Noam Chomsky)