"Il falso dossier sull'Iraq viene dall'ufficio di Blair"

La rivelazione di "The Times". Per il Dipartimento Usa il "rapporto" è ottimo: era una delle prove di Powell

a cura si Simone Cumbo


Non si placano le polemiche per il dossier sull'Iraq presentato dal governo britannico come "lavoro di accurata e sofisticata intelligence" e risultato invece essere un assemblaggio di informazioni e articoli scritti e pubblicati da un giovane universitario americano e da riviste specializzate. Ieri mattina a rinvigorire le polemiche ci ha pensato il quotidiano The Times che punta l'indice su Alistair Campbell, il portavoce e responsabile stampa del premier Tony Blair. Il fatto che, scrive The Times, del gruppo di lavoro che ha scopiazzato e messo insieme i vari pezzi del dossier ci fosse anche l'assistente personale di Campbell, tale Alison Blackshaw, pone molti interrogativi sul livello di coinvolgimento non solo del capo ufficio stampa di Blair ma anche, seppure indirettamente, dello stesso primo ministro. Campbell è stato più volte accusato in passato di essere l'artefice di una serie di operazioni mediatiche a dir poco controverse. Dopo le scuse pubbliche del governo che venerdì sera ha ammesso che molte parti del dossier erano state copiate integralmente dalla dissertazione dello studente americano Ibrahim al-Marishi, le rivelazioni che forse non si è trattato di una gaffe commessa da un gruppo di addetti stampa in erba, ma di una operazione della quale anche i vertici erano a conoscenza, getta una nuova e sinistra luce sull'intero dossier e più in generale sul metodo che il governo inglese (allineandosi a quello americano) sembra aver scelto per argomentare l'ineluttabilità e la giustezza della guerra all'Iraq. Il Dipartimento di stato Usa ha ieri ribadito che "il rapporto britannico contiene buone informazioni. Lasciamo che siano gli inglesi a dire come hanno redatto il rapporto". Dichiarazioni che lasciano trapelare un qualche imbarazzo, dal momento che Colin Powell ha più volte citato il dossier britannico, anche mercoledì scorso di fronte al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Sconcertati e furiosi si dicono molti deputati della sinistra Labour contrari alla guerra in Iraq. "E' il modo tipico - dice l'ex ministro Peter Kilfoyle - con cui questo governo ha trattato la questione dell'Iraq fin dal principio: dicendo mezze verità, usando spin doctors invece che fonti certe, cercando di evitare l'intervento del parlamento". Che detta più brutalmente significa "che il governo Blair ha mentito e continua a mentire al paese e al parlamento", come hanno ripetuto ieri gli organizzatori della manifestazione contro la guerra del 15 febbraio. Mentre si preparano gli eventi del weekend di San Valentino (non a caso la due giorni contro la guerra si chiama "fate l'amore e non la guerra"), sono decine gli incontri di quartiere per decidere anche azioni più dirette, come scioperi nei posti di lavoro, obiezione di coscienza (come nel caso dei due macchinisti che si sono rifiutati di guidare i treni carichi di materiale bellico diretti ad una base Nato scozzese). Il problema più grosso per i sindacati che sono estremamente limitati nel loro margine di manovra riguarda alle leggi anti-unions varate dalla signora Thatcher e che il new Labour si è ben guardato dall'abolire.

Fonte:
http://www.ilmanifesto.it/oggi/art16.html
approfondimenti:
http://www.cnn.it/2003/MONDO/02/07/1747iraq/index.html