Succede in USA...

USA/Alaska: Bush ripropone lo sfruttamento petrolifero nel Rifugio Artico

di Simone Cumbo

Negli USA e' in corso un acceso dibattito sull'ipotesi di aprire il Rifugio Artico Nazionale (ANWR) alle compagnie petrolifere. La questione si sarebbe dovuta sistemare definitivamente nell'Aprile dell'anno scorso quando una maggioranza bipartisan del Senato ha respinto la proposta di perforazione. Il dibattito avrebbe dovuto spostarsi sul problema delle vie alternative per ridurre la dipendenza degli USA dal petrolio estero, come lo sviluppo delle energie rinnovabili e la riduzione dei consumi. Ma non e' andata cosi'.

L'amministrazione Bush sembra interessata a considerare solo una via: trovare nuovi modi per aprire la riserva. Con il rischio di non ottenere una maggioranza che approvi il progetto, i parlamentari sostenitori dello sfruttamento petrolifero nel Rifugio hanno incluso i potenziali ricavi dalle concessioni petrolifere nella proposta di spesa federale di quest'anno, una mossa segreta che permetterebbe di aprire la riserva alle perforazioni senza un dibattito aperto al Congresso.

Concentrarsi sullo sfruttamento delle risorse petrolifere nazionali non servira' a favorire l'indipendenza energetica degli USA, che e' uno degli obiettivi dichiarati della politica del Presidente Bush. Le riserve di petrolio nel Rifugio non possono contribuire significativamente a questo scopo, ne' ad abbassare l'attuale prezzo per barile. Infatti prima che le riserve del rifugio vengano immesse sul mercato servono almeno 10 anni, e anche allora i 3.2 milioni di barili che si stima verranno estratti nel rifugio sarebbero appena sufficienti per soddisfare i consumi degli USA per non piu' di 6 mesi.

Gli USA hanno solo il 2-3% delle riserve petrolifere mondiali conosciute, ma consumano il 25% della produzione petrolifera annuale del mondo. Secondo le previsioni, il consumo energetico degli USA - gia' il piu' alto al mondo - aumentera' del 40% entro il 2025, e il 70% del petrolio sara' importato dall'estero.

Ovviamente le soluzioni alla dipendenza degli USA dal petrolio estero non consistono nello sfruttare le riserve petrolifere dell'Alaska. Ma piuttosto nel ridurre l'eccessiva dipendenza dall'energia e quindi nel passare a fonti energetiche alternative. Su questo punto, l'amministrazione Bush ha assunto pochi impegni concreti.

E' vero che nello Stato dell'Unione del 2003, Bush ha annunciato di voler spendere 1.2 miliardi di dollari per sviluppare tecnologie e infrastrutture per le celle a combustibile alimentate a idrogeno. Ma questo denaro viene usato a scapito dei finanziamenti per l'efficienza energetica e per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Inoltre, il presidente ha omesso di dire che per produrre l'idrogeno verranno usati i combustibili fossili, e comunque le auto a idrogeno non saranno disponibili sul mercato prima del 2020, per cui servono soluzioni anche per il breve-medio termine.

E' vero anche che Bush ha promesso che la meta' dei ricavi dalla vendita delle concessioni petrolifere nel Rifugio Artico andrebbero a finanziare la ricerca sull'energia solare, geotermica ed eolica. Ma i finanziamenti alle energie alternative non dovrebbero essere legati a un affare cosi' sporco. Essi dovrebbero esistere ugualmente, come parte di un impegno concreto a sviluppare le energie alternative.

 

Non ci sono stati impegni neanche per ridurre i consumi. Misure efficaci a tale scopo hanno gia' dimostrato di poter funzionare. Ad esempio, il presidente Bush padre spese 36 mln di dollari in una campagna di informazione che chiedeva agli Americani di risparmiare energia. Questa iniziativa contribui' a tagliare i consumi di petrolio di 100 mila barili al giorno.

Stabilire standard di efficienza energetica per i nuovi veicoli farebbe risparmiare piu' petrolio di quanto non se ne possa trovare nel Rifugio Artico. Non solo l'attuale amministrazione non ha fatto alcun tentativo in questa direzione, ma il suo piano per stimolare l'economia include tagli fiscali per quelle aziende che acquistano i cosiddetti SUV (sport utility vehicles), una mossa che aumentera' il numero dei veicoli mangia-benzina sulle strade. Gli incentivi fiscali per favorire la costruzione di edifici ecologici o per aiutare gli impianti energetici che sfruttano fonti rinnovabili a competere con quelli che usano le fonti tradizionali, sono praticamente assenti. Se l'amministrazione Bush vuole l'indipendenza energetica dovrebbe seguire l'esempio di Germania e Regno Unito che stanno sviluppando le energie alternative.

Il WWF e altre organizzazioni ambientaliste sostengono che l'esplorazione e la produzione di petrolio nel Rifugio Nazionale Artico distruggerebbe l'ecosistema locale e forzerebbe la fauna a spostarsi altrove. I biologi del governo prevedono che i caribu', gli orsi polari e i buoi muschiati subirebbero il maggiore impatto dalla rete stradale, dagli oleodotti, dalle piattaforme petrolifere e dal rumore proveniente dal traffico e dagli aerei. L'estrazione di ghiaia per costruire le strade e lo sfruttamento di enormi quantita' di acqua dai fiumi usata per produrre petrolio dai pozzi avrebbero un effetto negativo sui pesci.

Fonti:

WWF International

http://www.ecquologia.it/sito/pag89.map