Il rapimento di Aldo Moro è contorniato di lati oscuri e scenari considerati inverosimili alcuni anni fa, ma le trame occulte sono infinite... come conferma questo articolo.....

Simone Cumbo

IL MESSAGGERO 10-03-03

La strage di via Fani, 25 anni dopo
Andreotti: "Moro non poteva proprio essere salvato"

di RITA DI GIOVACCHINO

ROMA- Aldo Moro, venticinque anni dopo, molti misteri restano irrisolti. Mancano pochi giorni dall'anniversario della strage di via Fani e già sono cominciate le commemorazioni dei 55 giorni più drammatici della Repubblica. Andreotti, in una lunga intervista all'Adn-Kronos, che anticipa un ampio servizio, ribadisce: "No, Moro non poteva proprio essere salvato. L'unica alternativa al suo sacrificio era il riconoscimento delle Br come partito. Cadere su questo punto sarebbe stato un tradimento delle altre vittime del brigatismo". Ha mai pensato, Senatore, di potersi trovare al suo posto? "Sì, avevo anche dato disposizioni alla famiglia, del resto Franceschini confessò di avermi seguito la mattina in chiesa. Fu scelto Moro perchè lui abitava in periferia e io in centro, era più facile. La verità è un'altra: se morivo io non sarebbe cambiata la linea politica della Dc, con Moro sì..".
Nel suo esilio ad Hammamèt, Craxi scriveva: "E' una tragedia che insegue l'Italia come un fantasma". L'ex leader del Psi era rimasto colpito dal fatto che Corrado Guerzoni, segretario di Aldo Moro, fosse convinto che la lettera di Paolo VI alle Brigate rosse fosse stata manipolata, che fosse stata aggiunta quella frase "senza condizioni" ispirata da persone del governo che di fatto vanificava l'intervento del Papa. Un'accusa indiretta ad Andreotti che risponde: "Il Pontefice scrisse di suo pugno la lettera, io l'ho vista soltanto dopo che l'aveva firmata". Il cardinale Silvestrini ammette che, dopo la lettera, la diplomazia Vaticana si mobilitò: fu messa a disposizione delle Br una linea telefonica diretta e monsignor Pasquale Macchi, segretario del Papa, cercò di raccogliere "una forte somma di denaro grazie ad un consorzio di banche cattoliche".
Molto risalto viene dato all'informativa del Sismi sullo studente Sokolov, presunto agente del Kgb, che avrebbe seguito Moro alle lezioni. Andreotti ribatte: "Faccio fatica a pensare ad un intervento diretto dei sovietici all'assassinnio. E la fatica si triplica se devo pensare ad un intervento degli americani". Sul problema delle interferenze esterne alle Brigate rosse, scende in campo anche Stéve Pieczenik, assistente di Henry Kissinger che fece parte del Comitato di crisi al ministero degli Interni. Ma a metà di aprile mollò in asso lo staff sostenendo che "non c'era la volontà politica di salvare Moro". E in una nota informativa di recente trasmessa alla commissione Stragi sostenne: "Mi convinsi che il rapimento di Aldo Moro avesse avuto un appoggio "interno" per il fatto che la borsa più importante che il Presidente portava con sé non è stata ritrovata. Ma ci sono altre prove: l'operazione è stata eccessivamente "pulita", nessun passante è rimasto ferito e questo contrasta con l'operato di gruppi terroristici". Il perito Ugolini continua a sostenere che il maresciallo Leonardi cadde sotto il fuoco incrociato: i terroristi non spararono soltanto da destra come sostennero le Br. E il fratello dello Statista ucciso, Alfredo Carlo Moro, sostiene che via Montalcini non fu l'unica prigione e che "fantasiosa e illogica fu la versione fornita dalle Brigate Rosse".