Si spezzano i buoni rapporti Usa-Russia

Una delle conseguenze più gravi della crisi irachena è la fine dei buoni rapporti tra America e Russia che, sia pure tra alti e bassi, avevano caratterizzato gli ultimi dieci anni. Non siamo ancora al ritorno alla guerra fredda, del resto impossibile vista l'attuale disparità di forze, ma il discorso di ieri del ministro degli Esteri Ivanov davanti alla Duma segna senz'altro il punto più basso nelle relazioni tra i due Paesi dopo l'avvento al potere di Bush e di Putin. Se esso non fosse stato preceduto da vari altri scontri, ci si potrebbe illudere che fosse soprattutto a uso interno, finalizzato a blandire in vista della prossima campagna elettorale quell'opinione pubblica nazionalista che non ha mai visto di buon occhio l'amicizia nata tra in due presidenti dopo il loro ultimo incontro nel ranch texano di George W. Purtroppo, l'invettiva del numero 2 del Cremlino è invece il logico coronamento dell'alleanza conclusa con Chirac per bloccare la guerra, con l'aggravante che tra Mosca e Washington non ci sono quei legami storici e culturali che - si spera - aiuteranno a sanare lo scisma tra Francia e Stati Uniti, e che la diplomazia russa manca della finezza di quella transalpina. All'inizio del braccio di ferro al Consiglio di Sicurezza, gli americani avevano avuto l'impressione che la Russia fosse a rimorchio dei francesi e, al momento di scoprire le carte, sarebbe rientrata nei ranghi. Il Cremlino - sostenevano ottimisticamente al Dipartimento di Stato, dipende troppo dall'America e ha troppi interessi da difendere in Iraq per opporre il suo veto a un'operazione che, alla fine, si potrebbe risolvere anche a suo vantaggio. Invece, non solo Putin ha dato il suo pieno sostegno a Chirac e Schroeder, non solo ha mantenuto la sua minaccia di veto fino in fondo, ma ha fatto molto di peggio: ha disposto che la Duma congelasse la ratifica del trattato russo-americano sulla limitazione delle armi nucleari.

Fonte: www.liberta.it