A Najaf si combatte ancora: forse mille uccisi, ma gli iracheni contrattaccano

di Gabriel Bertinetto

Nell'orrore della guerra irachena, l'orrore di Najaf, dove si è combattuta la battaglia sinora più feroce e cruenta. Najaf, città santa degli sciiti, sorge lungo il fiume Eufrate, e dista circa centottanta chilometri da Baghdad. La sua conquista viene considerata importante dagli invasori angloamericani per non rischiare di essere attaccati alle spalle quando lanceranno l'offensiva terrestre sulla capitale. Ma a Najaf gli attaccanti si sono imbattuti in una tenacissima resistenza dell'esercito iracheno.

Le cifre dello scontro sono impressionanti: mille nemici uccisi in tre giorni di combattimenti, affermano fonti militari americane, secondo le quali le vittime sarebbero state seicentocinquanta solo nelle ultime ventiquattr'ore. Le informazioni sono confuse ma sembra che gli scontri si siano svolti in quattro fasi o località diverse. Seicentocinquanta vittime nella battaglia principale, altre duecentocinquanta in due distinti scontri sulla riva orientale dell'Eufrate e altre cento durante l'attraversamento di un ponte".

Questo almeno si ricava dal succinto resoconto del generale Buford Blount, comandante della terza divisione di fanteria, alcuni reparti della quale hanno direttamente partecipato alle operazioni. Operazioni svoltesi in mezzo alla formidabile tempesta di sabbia che si è scatenata nei giorni scorsi qui come su gran parte dell'Iraq.

A nord e a sud di Najaf, le truppe regolari irachene e le milizie Feddayn hanno tentato di fermare l'avanzata dei convogli blindati diretti verso Baghdad. Ma ieri sera la loro resistenza sembrava fiaccata. Le forze fedeli a Saddam hanno rinunciato agli agguati e alle imboscate, ritirandosi dento l'abitato di Najaf. La Terza divisione di fanteria americana ha preso il controllo di tre ponti sull'Eufrate ed ha deciso di cingere d'assedio la città, dove sarebbero asserragliati ancora circa mille soldati e miliziani. "Abbiamo dovuto circondare la città ed isolarla", ha detto il generale Buford Blount.

Se la versione Usa corrisponde al vero, è impressionante apprendere che a fronte delle massicce perdite fra gli iracheni, le vittime nel campo americano sarebbero addirittura zero. "La coalizione è uscita dalla battaglia con un paio di veicoli danneggiati - ha detto in Qatar il generale Vincent Brooks, uno dei collaboratori del comandante generale delle operazioni, Tommy Franks - ma ha inflitto un danno severo al nemico". Direttamente coinvolti nella battaglia i soldati del settimo Cavalleria, la punta di diamante della Terza Divisione di fanteria. Gli agguati nemici sono stati favoriti dalla tempesta di sabbia che rendeva quasi nulla la visibilità. I carri armati Abrams e i blindati Bradley avanzavano senza quasi riuscire a scorgere il veicolo che li precedeva, al punto che alcuni militari avevano fissato col nastro adesivo delle torce elettriche sul retro dei mezzi, per cercare di mantenere il contatto con il resto della colonna.

Ma ieri sera si è avuto uno sviluppo inatteso. Un'imponente colonna dei reparti di elite della Guardia repubblicana è uscita da Baghdad dirigendosi verso le forze americane attestate vicino a Najaf. Si tratterebbe di circa mille unità mobili con carri armati e blindati per il trasporto truppe. A tarda ora veniva dato come probabile un nuovo imminente combattimento fra gli americani e le truppe irachene in arrivo.

Confuse le notizie sulla situazione a Bassora, dove martedì sembrava essere in atto una rivolta popolare contro le milizie del partito Baath. Fonti militari britanniche hanno in un primo tempo avallato l'ipotesi di una ribellione, mentre il ministro della difesa Geoff Honn si è limitato a parlare di "disordini". Ma altre fonti dei servizi segreti citate ieri dalla stampa britannica individuano l'origine dei tafferugli a Bassora nell'ordine di giustiziare un leader sciita della città, impartito da uno dei generali più vicini a Saddam Hussein, Ali Hassan al-Majid, detto "il Chimico" per il suo ruolo nel massacro di Halajba dove circa cinquemila curdi furono sterminati dai gas.

Da Teheran, dove hanno il loro quartier generale i gruppi dell'opposizione sciita, si parla di malcontento per la mancanza d'acqua potabile che sarebbe esploso in proteste violente, senza che ciò significhi necessariamente lo scoppio di una vera e propria rivolta popolare. Colpita dai bombardamenti, la città è rimasta priva di rifornimenti idrici adeguati. La Croce rossa ha annunciato ieri che per il 50% gli impianti sono stati ripristinati. Ma metà del milione e duecento mila persone di abitanti è ancora a secco.

In serata è giunta la notizia che da Bassora un imponente convoglio di mezzi militari, tra i 70 e i 120, si è mosso verso la penisola di Fao, attualmente presidiata da truppe britanniche. Le prime notizie non consentono di stabilire se si tratti di un tentativo di contrattacco iracheno o di una fuga da una Bassora caduta in mano ai rivoltosi. Contro questo convoglio si è comunque subito scatenato un pesante attacco aereo delle forze angloamericane.