La Cina è vicina al cielo
Fra qualche mese il razzo "Lunga Marcia" porterà in orbita i primi "taikonauti", gli astronauti cinesi. Questa impresa rappresenterebbe una svolta storica per il grande paese asiatico

Sta per divenire la terza potenza nella corsa allo spazio

Il bianco razzo "Lunga Marcia" che svetta immobile e solitario nella base spaziale di Jiuquan, nella provincia del Gansu, in Cina, sembra una torre d'avorio alta 60 metri, puntata verso il cielo. Il Lunga Marcia dovrà portare in orbita la capsula Shenzhou 5, il Vascello degli Dei. Manca ancora qualche ora al lancio, ma fra il personale del Centro di controllo spaziale di Pechino la tensione è già alle stelle. La missione, infatti, sarà diversa dalle quattro precedenti, tutte coronate da successo, perché questa volta la posta in gioco è molto più alta: si tratta di inviare in orbita, intorno alla Terra, i primi taikonauti, ossia i primi astronauti cinesi. È questo il possibile scenario di un futuro prossimo, poiché la missione è prevista per la seconda metà di quest'anno. Se per l'astronauta americano, Neil Armstrong, il suo primo passo sulla Luna, nel luglio del 1969, fu "un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità", non vi è dubbio che questa impresa, annunciata dall'agenzia di stampa cinese Xinhua, rappresenterebbe per i dirigenti della più popolosa nazione della Terra un grande salto in avanti, una svolta storica nella conquista dello spazio, un fatto che promuoverebbe la Cina fra le nazioni che pianificano in proprio le imprese spaziali, collocandola al terzo posto dopo Stati Uniti e Russia.
Ma non è tutto qui. Ormai lanciati a pieno ritmo e senza il fiato grosso in questa corsa allo spazio, i responsabili della Cnsa, l'Agenzia Spaziale Cinese, hanno anche annunciato di voler mandare alcuni uomini sulla Luna entro il 2010 e poi persino su Marte. Sono questi i futuri capitoli di una storia cominciata poco più di trent'anni fa, quando alcuni missili militari furono impiegati per mettere in orbita i primi satelliti per uso civile. Quanto all'avventura spaziale cinese, iniziò ufficialmente il 24 aprile 1970 con il lancio di Cina 1, un satellite per le comunicazioni, pesante 173 chili e collocato in orbita bassa; poi il 3 marzo 1971 seguì il lancio di Cina-2, un altro satellite per le comunicazioni, del peso di 221 chili. Entrambi furono lanciati tramite il razzovettore a due stadi Lunga Marcia-1.
Tra il luglio del 1975 e il gennaio del '78 furono lanciati altri sei satelliti, pesanti anche 2 tonnellate, fino a 200 chilometri di altezza, grazie al vettore a due stadi Fb-1, alto 32,77 metri. Poi arrivò il Lunga Marcia-3, un razzovettore a tre stadi (a detta dei cinesi, il Lunga Marcia-2 non sarebbe mai stato impiegato), che permise alla Repubblica Popolare di fare un ulteriore salto di qualità nei lanci: fu infatti possibile spedire nello spazio satelliti pesanti 900 chili, collocati in orbita geostazionaria. Ma fu soltanto verso la fine degli anni Settanta, con la messa in orbita dei primi satelliti scientifici e meteorologici e la scoperta di un sistema che ne permetteva il recupero, che tecnici e ingegneri cinesi cominciarono a pensare con un certo ottimismo di potere inviare uomini nello spazio. Ciononostante si continuò con il lancio di satelliti meteorologici e per le comunicazioni per tutti gli anni Ottanta.
Ma il sogno accarezzato dagli scienziati cinesi, quello di un taikonauta in orbita - con questo nome sono stati battezzati gli astronauti, dalla parola cinese tai kong che significa "spazio siderale"), non si è mai spento. Così verso i primi anni Novanta, grazie anche a un periodo di prosperità e crescita economica per la Cina, si pensò non solo alla costruzione di una navetta, ma anche a una piccola stazione spaziale e a nuovi lanciatori. Tuttavia l'unico progetto messo in atto con successo fu quello dei nuovi razzovettori; gli altri due furono invece accantonati, anche se mai definitivamente abbandonati. I cinesi svilupparono in tal modo un nuovo tipo di lanciatore, una versione migliorata del Lunga Marcia 2E, in grado di mettere in orbita bassa satelliti del peso di 12 tonnellate. Certo, non mancarono i fallimenti: nel gennaio del 1995 un Lunga Marcia 2E esplose durante il lancio; e un anno dopo i cinesi persero un satellite nello spazio, perché lanciato su un'orbita sbagliata.
Ma ad accelerare il programma spaziale cinese fu l'accordo di cooperazione tecnico-scientifica stipulato nel 1996 con i russi; accordo che prevedeva non solo l'addestramento di astronauti cinesi in Russia, ma anche la fornitura di tecnologie per la costruzione della navicella che porterà i cinesi nello spazio. La Shenzhou, infatti, sebbene sia stata costruita interamente in Cina, sembra un po' una versione ampliata della Soyuz russa.
Il resto è storia recente. Il primo lancio sperimentale della capsula Shenzhou 1, collocata in cima al razzovettore Lunga Marcia 2F, è avvenuto il 19 novembre 1999 : la capsula ha compiuto 14 orbite in 12 ore. Scopo della missione: verificare la fase di lancio e il sistema di rientro sulla Terra. La Shenzhou 2, lanciata il 9 gennaio 2001 per verificare i sistemi di sopravvivenza, aveva a bordo un cane, una scimmia, un coniglio e alcune lumache, e ha girato per ben 108 volte in orbita terrestre. Mentre la Shenzhou 3, lanciata il 25 marzo del 2002, ospitava alcuni manichini-robot per sperimentare i sensori di rilevamento dei parametri essenziali alla permanenza nello spazio: temperatura, pressione e livello di ossigeno.
L'ultimo volo di prova, quello di Shenzhou 4, incominciato il 30 dicembre scorso, è durato una settimana. E alla fine dei quattro test pienamente riusciti, è arrivato l'annuncio: il prossimo lancio sarà con equipaggio, probabilmente entro la fine del 2003.
Il grande Paese asiatico continua così la sua corsa allo spazio; tutto questo dopo il fallimento dell'ultimo lancio del vettore europeo Ariane e il rallentamento del programma spaziale americano a causa del disastro dello Shuttle dei giorni scorsi. La Cina, insomma, è sempre più vicina, anche dallo spazio.
http://www.larena.it/ultima/oggi/cultura/A.htm