IRAQ/ A COLLOQUIO CON IL CUGINO DI RE FEISAL II

Saddam è come Hitler

Il pretendente al trono, Sharif Ali bin Hussein, vuole la guerra al Rais. E un processo davanti al tribunale internazionale

La figura, non c'è che dire, è proprio regale. Non a caso Sharif Ali bin El Hussein, pretendente al trono di Bagdad, ha le discendenze dinastiche giuste per esigerlo. Cugino dell'ultimo re dell'Iraq, Feisal II, Sharif, 46 anni, progetta il suo ritorno. Aveva due anni quando il massacro del 14 luglio del 1958 pose fine alla monarchia in Iraq. Si salvò perché lui e la sua famiglia non vivevano nel palazzo reale Al Rihab sulla riva dell'Eufrate. Come giunsero gli echi di quella feroce mattanza si rifugiarono nell'ambasciata saudita e un mese più tardi, sotto le spoglie di comuni cittadini, lasciarono il paese alla volta del Cairo. Successivamente emigrarono in Libano, dove Sharif ha studiato. Nel 1976, anno dell'inizio della guerra civile nel Paese dei cedri, come molti libanesi facoltosi Sharif si stabilisce a Londra. Qui perfeziona i suoi studi in economia e matura l'idea di dare vita al Movimento monarchico costituzionale. Sono gli anni in cui in Iraq emerge con sempre più prepotenza la sinistra figura di Saddam Hussein.

Sharif ci riceve nel salotto del suo lussuoso appartamento nella West Londra, discretamente guardato a vista dagli agenti di sua maestà Elisabetta II. È un salotto pieno di ricordi. Sul camino un grande quadro ritrae il cugino Feisal II. In questo autunno londinese, Sharif vive la vigilia della inevitabile guerra al suo paese. Ma a differenza degli inglesi, il probabile re dell'Iraq, non è diviso tra i cultori dell'attacco preventivo, pacifisti, attendisti, indifferenti. Lui la guerra la vuole e ce ne spiega i motivi. "Undici anni di diplomazia, di sanzioni economiche, di missioni militari punitive contro Saddam non sono serviti a nulla. Non hanno impedito al satrapo di procurarsi armi di distruzione di massa, atomiche e chimiche. E sarà ancora il popolo iracheno a soffrire più di qualsiasi altro se Saddam non venisse fermato".

Crede che questa volta Bush jr, a differenza del padre, riuscirà a disarcionare Saddam?

"Assolutamente. Nel 1991 Saddam fu costretto a ritirarsi dal Kuwait. Ma se in quell'occasione la guerra fosse continuata, si sarebbero evitate immani sofferenze al popolo iracheno. Per noi l'invasione del Kuwait è paragonabile all'invasione della Polonia da parte di Hiltler. Se allora il mondo avesse ostacolato Hitler, non ci sarebbe stata la Seconda guerra mondiale. Anche se Saddam si è dovuto ritirare, ha continuato a procurarsi armi di distruzione di massa, trasformandosi in un pericoloso nemico per i propri vicini e per il mondo intero. Spetta comunque al Consiglio di Sicurezza dell'Onu rimuoverlo, condurlo di fronte al Tribunale internazionale e processarlo per crimini contro l'umanità".

Lei parla delle sofferenze del popolo iracheno. Non pensa che questa guerra le aumenterà? Ancora morti e distruzioni...

"Non ci sarà resistenza. Il popolo iracheno accoglierà i soldati americani, inglesi e altri con fiori, canti e danze. Sono sicuro che persino la guardia presidenziale si rivolterà contro di lui".

Come spiega che in Europa non solo l'opinione pubblica è a maggioranza contraria a questa guerra, ma lo sono anche governi e partiti politici?

"Non sono d'accordo con chi vuole evitare questa guerra. Se non si fosse intervenuti a suo tempo, Saddam Hussein sarebbe ancora in Kuwait, Slobodan Milosevic in Jugoslavia e i talebani in Afghanistan. Fare niente non è una risposta. Non intervenire significherebbe non assumersi responsabilità. Ad esempio, nessuno dei 300 mila iracheni che vivono a Londra ha partecipato alla manifestazione indetta dai pacifisti britannici nei giorni scorsi, malgrado gli organizzatori avessero chiesto a molti di noi di prendervi parte. Questo significherà pure qualcosa! A quei paesi europei o a quei partiti politici riluttanti dico: riconoscete almeno che Saddam è un criminale e come tale va arrestato e processato. Ricordatevi che ha usato armi chimiche contro il suo popolo. È una vergogna che nel Ventunesimo secolo a un satrapo del genere venga concessa ancora una chance".

Perché gli iracheni, abituati ai valori repubblicani, dovrebbero accettare di nuovo una monarchia?

"Ma perché la repubblica è stata imposta con la forza e il popolo iracheno non ha avuto la possibilità di poter decidere il governo che avrebbe voluto. Il nostro primo obiettivo è quello di assicurare agli iracheni libere elezioni. Ci sarà un referendum sulla monarchia. Che, insisto, è la migliore garanzia per l'unità del paese".

Lei ha parlato di unità, eppure, secondo indiscrezioni, Washington avrebbe un piano: ridisegnare la mappa mediorientale, cancellando l'attuale Iraq. La parte centrale, unita alla Giordania, formerebbe un unico regno hashemita governato dall'attuale re di Giordania Abdullah II o da suo zio Hassan. Di questo nuovo regno farebbero parte, come regioni autonome, il Kurdistan e il Sud sciita.

"Sono solo speculazioni giornalistiche scritte da qualcuno a corto di idee e completamente a digiuno della storia irachena e di quanto accade in Iraq".

Insisto. Il piano andrebbe oltre. Riguarderebbe anche i paesi vicini. Insomma, la guerra al suo paese sarebbe un pretesto per ridisegnare la regione, come fece la Gran Bretagna 75 anni fa.

"Abbiamo avuto assicurazioni ad alti livelli dallo stesso vice presidente Dick Cheney che non ci sarà una divisione dell'Iraq. Per il resto della regione, è vero, Condoleezza Rice in molte occasioni si è espressa sulla necessità di cambiamenti in altri paesi, come ad esempio l'Iran. Ma intendeva la politica e non necessariamente i regimi. L'allontanamento di Saddam e l'instaurazione della democrazia in Iraq sarà un esempio benefico per i paesi vicini".

Re Hussein di Giordania sosteneva che lei non ha diritto a quel trono perché discendente della famiglia reale da parte materna.

"Prima di tutto sia re Hussein che il principe Hassan non hanno mai detto una cosa del genere. Anzi, entrambi hanno sempre sostenuto di non avere alcuna ambizione sul regno dell'Iraq. Secondo: discendo da parte paterna e non da parte materna. Mio bisnonno è stato sceicco della Mecca fino al 1908 e zio del primo re dell'Iraq, Feisal I. Mia madre, principessa Badia, era figlia di re Ali bin Hussein e zia dell'ultimo re, Feisal II".

Torniamo all'Iraq. Perché l'opposizione irachena, così divisa al suo interno, dovrebbe essere in grado di governare?

"Si confonde spesso l'opposizione irachena con un movimento di liberazione. Ma non lo è. Ci sono partiti di sinistra, di centro, di destra, islamici e nazionalisti. Tutti noi abbiamo le capacità di governare. L'Iraq è un paese ricco, non ha bisogno di aiuti finanziari, di tecnici stranieri. Ricostruiremo il nostro paese e colmeremo il vuoto lasciato da Saddam Hussein".

Sono in molti a sospettare che all'amministrazione Bush interessi più il petrolio iracheno che non la democrazia...

"Quando gli americani sono andati nel Kosovo, lì non c'era petrolio. Stessa cosa per l'Afghanistan. Anche se l'Iraq è ricco di petrolio, bisogna intervenire perché Saddam è un fuorilegge, non rispetta le leggi internazionali e la sua permanenza rappresenta un pericolo per il mondo intero".

Fonte : L'Espresso.it