Nessuno ne parla più. Solo uno spot televisivo ormai ce lo ricorda, ma non ce lo mostra

E' sparito il purgatorio nella (nostra) riforma dell'aldilà

Una pubblicità a episodi di una nota marca di caffè è ambientata in paradiso. Due personaggi televisivi rappresentano molto umanamente i beati; c'è san Pietro, ci sono gli angeli, le nuvole, cenni di azzurro, tanto bianco. Nell'ultimo spot della serie, in onda in questi giorni, Pietro con un'espressione preoccupata ci rivela "che il purgatorio è pieno". Insomma, gremito di anime. Bisogna ammettere che proprio del purgatorio ci si era dimenticati. Ce lo ricorda un caffè, senza però mostrarcelo; altre promozioni utilizzano diavoli e angeli (un cioccolatino è appunto conteso da due di loro), ma del purgatorio scarsissime tracce, neanche un'immagine.

Viene da chiedersi: c'è ancora il purgatorio? E se sì, come dobbiamo immaginarlo? Come volle Dante? Un grande teologo del '900, Hans Urs von Balthasar, assicurò che l'inferno esiste, ma è vuoto. Dio è troppo buono per condannarci. Sul purgatorio non c'è stato nessuno così deciso. L'argomento è lentamente uscito dai discorsi, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II. I suoi documenti ricordano con molta discrezione questo luogo ma non menzionano in alcun modo il fuoco ed è completamente scomparsa ogni prosp ettiva spaziale, che caratterizzava la terminologia precedente. È inoltre noto che alcuni Padri avrebbero voluto una trattazione più ampia sul purgatorio e sullo stato dei defunti, ma tale richiesta non fu accolta. Nella Lumen Gentium , il testo conciliare sulla costituzione dogmatica della Chiesa, si sono richiamati sul problema i concili Niceno II, Fiorentino e Tridentino. Per i quali non vi erano dubbi: il purgatorio c'è. Anche se è un illustre dimenticato, nulla vieta di pensarci e soprattutto di considerarlo un importante capitolo di storia delle idee. La concessione e poi la vendita delle indulgenze furono legate proprio all'esistenza di questo luogo ultraterreno, dove le offerte e i riti di suffragio potevano "aiutare" le anime. C'erano comunque indulgenze per tutti e neanche difficili da accumulare. Tra i tanti esempi possibili, vale la pena ricordare che il bacio dell'anello di un cardinale equivaleva a 50 giorni, que llo del papa 100, chi avesse pregato per i benefattori ne accumulava 300. Andavano giorni di indulgenza a chi recitava la preghiera di conversione per la Russia comunista e altri per quella dedicata alla pace, che tutti i pontefici del '900 avevano scritto. Certo, i benefici valevano se si conosceva questa ricchezza da spendere nell'aldilà (canone 925, paragrafo 2). Bisogna aggiungere che la Bibbia non parla esplicitamente del purgatorio. La credenza in una purificazione delle anime dopo la morte, come pure della possibilità dei vivi di aiutare i defunti, si trova la prima volta nel Secondo libro dei Maccabei (12,38-46), scritto che né gli ebrei né i protestanti riconoscono come ispirato. Altri testi senza questo supporto perdono buona parte della loro forza. Jacques Le Goff ha scritto La nascita del purgatorio (tradotto da Einaudi), in cui nota che lo studio del problema va oltre quello delle religioni e della spiritualità e che l'idea di un luogo intermedio nell'oltretomba ebbe il suo "grande slancio" nel XII secolo, anche se la questione si è dibattuta sin dai primi secoli. Lo storico francese ricorda che il purgatorio è frutto di una concezione del mondo più che di un'esigenza teologica. Del resto, anche il limbo, di cui parla per la prima volta Guglielmo di Auxerre nel 1230, luogo che accoglie le anime dei b imbi morti senza battesimo, oggi è difficile da accettare. Vorremmo aggiornare tutto, anche l'aldilà. Per fortuna non possiamo. Comunque, credere nel limbo e nel purgatorio non è più assurdo che professare talune idee sulla terra. E accumulare - si diceva anche lucrare - le indulgenze era come conquistare il para diso a punti: fatto considerato oggi d'avanguardia per molte cose terrene. Dalla patente ai titoli di studio. Armando Torno

Fonte: Corriere della sera, http://ozma.too.it