CHOC ANCHE PER IL SISTEMA AEROSPAZIALE ITALIANO ED EUROPEO
"Il futuro? Soltanto navicelle senza piloti"


NANDO SANTONASTASO


Forte lo choc, la tragedia dello space shuttle Columbia nei cieli del Texas è un pugno nello stomaco anche per il sistema aerospaziale made in Italia e in Europa. Preoccupato Sergio Vetrella, 54 anni, napoletano, presidente dell'Agenzia spaziale italiana e del Cira, il Centro di ricerche aerospaziali di Capua che proprio sotto la sua direzione ha compiuto passi da gigante sul piano della credibilità internazionale. "Dalle immagini raccolte sembrerebbe essere intervenuto un cedimento strutturale, forse già innescato nelle fasi di lancio. Attendiamo che le indagini tecniche della Nasa facciano luce su quanto accaduto" commenta Vetrella. Che però un motivo per non essere del tutto depresso ce l'ha: "Questo volo dello Shuttle - rivela - comprendeva tra gli esperimenti alcuni finanziati dall'Agenzia spaziale italiana per migliorare la qualità della vita dei cittadini, come Osteo e Osteoclast per comprendere meglio i problemi dell'osteoporosi, e Arms per i problemi cardiorespiratori. Per fortuna alcuni di essi sono stati completati con successo in quanto i dati sono già stati trasmessi a terra".
Ora però l'attenzione si rivolge al futuro: cos'accadrà dei progetti di collaborazione Italia-Usa? "È chiaro - dice Vetrella - che all'indomani di una tragedia del genere la riflessione e la discussione sul futuro sono d'obbligo. Ciò comporterà sicuramente dei ritardi, soprattutto nella programmazione dei voli. Manco a farlo apposta, proprio dei ritardi connessi alla Stazione Spaziale Internazionale avevamo discusso pochi giorni fa con il neo amministratore delegato della Nasa O'Keefe. Alla luce di quanto accaduto è altrettanto vero che occorrerà spingere sull'acceleratore e guardare alla nuova generazione di lanciatori riutilizzabili con maggiore urgenza". È il punto più delicato. Vetrella non ha dubbi su ciò che bisogna fare e senza ulteriori indugi: "Nonostante i continui aggiornamenti tecnologici messi a punto dalla Nasa - osserva - lo Shuttle si basa su un sistema progettato più di 25 anni fa. Alla luce degli sviluppi e degli interventi messi a punto nel settore in questi anni, si può definire il sistema "vetusto". Nel nostro ultimo incontro O'Keefe aveva evidenziato le tante similitudini che accomunano il progetto Osp (Orbital Space Plane), su cui oggi si concentra l'interesse della comunità scientifica (prevede il trasporto mano nello spazio attraverso lanciatori già disponibili, ndr), al nostro programma USV, l'impiego cioè di lanciatori spaziali ritulizzabili senza piloti. Da qui era scaturita la proposta di interazioni future tra il Cira e la Nasa". È la strada che oggi si impone all'attenzione dei tecnici e dei politici. Tutto l'opposto di quello che, dicono al Cira, si era deciso dopo la nomina di O'Keefe per risolvere i problemi dei costi aggiuntivi necessari alla stazione spaziale internazionale. Ovvero, l'allungamento della vita operativa dello Space Shuttle almeno fino al 2020 e lo slittamento dei tempi di sviluppo della seconda generazione di lanciatori riutilizzabili. Tutto da rifare, ora?

http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20030202/NAZIONALE/SPECIALI/CENTRO.htm