IL PAPA AI LEADER RELIGIOSI: LA POLITICA NON CI DIVIDA

Di M. Campaniolo

CITTA' DEL VATICANO - La guerra e' sempre una sconfitta per l'umanita', ma e' anche una ''tragedia per le religioni''. Queste non devono farsi dividere dalla ''politica'' ma lavorare insieme per promuovere ''comprensione e solidarieta''' . Lo sottolinea il Papa a due giorni dall'udienza con il premier britannico Tony Blair, l'esponente europeo piu' vicino al bellicismo degli Stati Uniti. Spostando per un giorno l'attenzione dal piano diplomatico al ruolo delle fedi per la pace, il Papa ha oggi lanciato un appello ai leader religiosi dell'Indonesia, il piu' grande paese musulmano del pianeta. E li ha invitati ''in questo momento di grande tensione nel mondo'' a non permettere ''che la politica diventi fonte di ulteriore divisione tra le religioni''. ''Ne' la guerra ne' la minaccia della guerra - ha detto - devono far sentire estranei tra loro cristiani, musulmani, buddisti, induisti e membri di altre religioni''. Gli esponenti del Gerakan Moral Nasional Indonesia, ricevuti oggi dal Papa che ha salutato la loro presenza in Vaticano ''in questo momento di grave tensione per il mondo'' come una occasione propizia, hanno a loro volta chiesto a papa Wojtyla di ''continuare e intensificare'' i suoi ''sforzi diplomatici'' per una ''giusta e pacifica soluzione alla crisi irachena, fondata sui principi umanitari e morali condivisi da tutte le religioni del mondo''. All'udienza e allo scambio di appelli il Vaticano ha dato grande risalto, diffondendo oltre al testo del Papa ai leader, anche una dichiarazione del portavoce sull'appello di questi a Wojtyla. E l'Osservatore romano ha pubblicato in prima pagina con grande evidenza la notizia dell'incontro, mentre la Radiovaticana ha commentato: ''la missione di pace di questa delegazione e' particolarmente significativa proprio perche' proviene dall'Indonesia, un Paese che conta oltre 200 milioni di abitanti a larga maggioranza musulmana e che nell'ottobre scorso ha subito a Bali, il grave attentato terroristico che aveva provocato la morte di oltre 200 persone''. La rabbia dell'Islam contro l'Occidente e il cristianesimo resta per il Papa uno sbocco possibile e devastante di una guerra scatenata oggi contro l'Iraq,e una preoccupazione centrale nel suo sforzo di pace. A due giorni dell'arrivo del leader europeo piu' vicino all'amministrazione Bush il Vaticano ha intanto diffuso il testo dell'intervento tenuto ieri dall'osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, mons. Celestino Migliore, al Consiglio di sicurezza riunito sulla crisi irachena. Questi ha ribadito il ''ruolo insostituibile'' dell'Onu per risolvere la crisi in modo pacifico e ha sottolineato la necessita' di aver fiducia nel lavoro degli ispettori. Il sistema delle ispezioni, ha osservato, puo' apparire a volte ''lento'', ma e' una ''via efficace'' per ricondurre tutti al rispetto della legalita' internazionale. E la minaccia degli arsenali militari, ha rimarcato, non riguardo solo l'Iraq, ma ''sfortunatamente altre parti del pianeta''. Per la diplomazia pontificia l'udienza di sabato a Tony Blair, la prima di Wojtyla al premier britannico, sara' un importante momento di verifica sulle prospettive di uno sbocco pacifico alla crisi. Blair, - che e' anglicano con moglie cattolica e ha fatto battezzare i loro 4 figli come cattolici - si sentira' esporre dal Papa la contrarieta' alla guerra preventiva preparata da Bush, rimarcare l'impossibilita' che gli Usa agiscano al di fuori o contro l'Onu e chiedere di dare altro tempo agli ispettori. Il premier britannico, che giunge a Roma dopo giorni di forte pressione dell'opinione pubblica, anche britannica, contro un attacco all'Iraq, potrebbe in teoria far da tramite a un abboccamento tra Santa Sede e Stati Uniti di livello piu' alto dei contatti quasi quotidiani che le due cancellerie hanno in queste settimane. Ma prima dovrebbero esserci le tappe del nuovo rapporto degli ispettori, il primo marzo, e qualche gesto concreto di Saddam che dimostri la sua reale volonta' di disarmo e rientro nella legalita' internazionale.