Paura e speranza
La vita in provetta a un bivio etico


Mazzuca - Cinquant'anni dalla scoperta dei fondamenti della vita, la descrizione del patrimonio genetico ovvero del Dna hanno sconvolto il mondo. Ma abbiamo motivo di avere più speranza o più paura?"
Tonini: "Fino al secolo scorso la tecnologia operava sugli strumenti e non ha comportato problemi. Poi si è occupata delle radici della vita, dell'embrione, del Dna ed è diventata la grande questione, implicando l'incontro fra saperi, il bisogno della filosofia e della riflessione sul valore della vita umana e sulla dignità dell'uomo".
Morandi: "Come conciliare la necessità di sperimentare con quella di salvaguardare?"
Bovicelli: "Pagando dei prezzi. La terapia genica sicuramente andrà avanti pagando dei prezzi, a cui saranno chiamate anche persone, parlo di malati, che verranno avvertite che il loro trattamento si muoverà in un campo assolutamente sperimentale".
Tonini: "Comunque va detto che quella di Crick e Watson è stata la più grande scoperta, che mai sia stata fatta, più ancora della scoperta dell'America, perché ci consente di assistere all'evento della creazione".
Mazzuca: "Una frontiera che sollecita la voglia di sapere o che fa smarrire e dunque induce a fermarsi?"
Tonini: "Certamente prevale la forza della mente, della ragione".
Bovicelli: "Però generalmente prevale la morale del senso comune, che è sempre molto sospettosa di fronte alla ricerca".
Tonini: "Ma bisogna filosofare. Diceva Platone: verrà il giorno in cui occorrerà un popolo di filosofi. Perché? Perché quando è in gioco l'origine, quindi lo sviluppo, non conta più il problema quantitativo, non conta più il danaro, il guadagno. Quando io penso che sarà possibile eliminare per sempre i morbi più crudeli, i morbi ereditari. Il Papa nel marzo del 1984 ha detto alla pontificia accademia delle scienze e ai genetisti: la ricerca sul Dna umano sarà un dovere, non una possibilità, perché lì c'è la possibilità di eliminare mali immensi".
Bovicelli: "Seimila malattie congenite, ereditarie".
Morandi: "Questo però comporta comunque un intervento tecnico dell'uomo, che interviene e modifica. Allora della clonazione a fini terapeutici, che è anch'essa un'intrusione con lo scopo di correggere e salvare una vita, che cosa si deve pensare?".
Tonini: "Un conto è clonare la cellula e un conto è clonare l'embrione".
Bovicelli: "E' il problema del rispetto dell'integrità genetica dell'individuo".
Morandi: "E qual è la regola del rispetto dell'integrità genetica dell'individuo?"
Bovicelli: "La regola è un campo minato, perché la malattia è anche un concetto culturale. Ad esempio. C'è un ormone che modifica l'altezza dell'uomo. Se utilizzo questo ormone per far crescere un nano faccio un atto terapeutico, ma se lo utilizzo per portare un uomo da uno e ottanta a uno e novanta, faccio un atto cosmetico, un atto culturale. Mettiamo che noi troviamo un gene che acceleri la velocità di trasmissione a livello delle cellule nervose dell'informazione. Se utilizzo questa terapia genica per il ritardato mentale è un fatto, se invece la uso per portare il quoziente intellettivo da ottanta e cento allora intervengo sull'eterogeneità, sulla variabilità genetica.
Mazzuca: "L'uso politico di queste possibilità apre scenari sconvolgenti, ad esempio la possibilità di creare superpopoli o popoli gregari o superintelligenti o popoli di guerrieri".
Tonini: "L'esperienza hitleriana è stata la prova dei rischi che corriamo. Kant ha riassunto la nostra tradizione greco ebraico cristiana nella famosa espressione: ci sono cose che hanno un prezzo e altre che hanno una dignità. Le cose che hanno un prezzo si possono comprare , vendere, utilizzare e distruggere, le cose che hanno una dignità sono un fine, mai un mezzo. Donde il famoso imperativo categorico, trattare ogni uomo come un fine mai come un mezzo. Vuol dire che si può intervenire per eliminare le malattie ma mai per cambiare la sua identità".
Bovicelli: "Prima eravamo divisi in classi. Ora corriamo il rischio di essere divisi secondo il patrimonio genetico".
Tonini: "Non solo va detto che ogni uomo è intangibile ma anche che i deboli hanno più diritto dei forti".
Mazzuca: "E sulla fecondazione assistita, la cui legge sta per andare al senato, quali raccomandazioni fare?"
Tonini: "La raccomandazione che io faccio è questa: generare vuol dire mettersi a disposizione del figlio. La legge mi pare conceda la fecondazione artificiale sia ai coniugi che alle coppie di conviventi stabili. E' un compromesso. Ma che cosa significa stabili? Qui i discorsi non finirebbero più".
Bovicelli: "Io sono d'accordo che ci siano dei controlli, delle linee di demarcazione, però bisogna guardare in faccia la realtà. E una coppia che non ha figli è una coppia che veramente soffre di una grave malattia, assimilabile al tumore. Alla fine la coppia va da chi le dice quel che vuole sentirsi dire, dal fisiologo della riproduzione serio a quello più scorretto, fino allo stregone. Dunque non vorrei che fossimo troppo restrittivi e creassimo, senza volerlo, un turismo riproduttivo fuori dell'Italia".
Tonini: "Il criterio però deve essere sempre il bene del nascituro, che deve avere un padre vero non un padre assegnato, un padre finto. Nel progetto di legge, e spero che ciò sarà eliminato, era prevista invece la possibilità della fecondazione artificiale senza concedere al figlio nato la possibilità di conoscere il padre o la madre. E così domani un papà, un uomo che avesse fatto la donazione alla banca del seme, potrebbe attingere alla sua stessa donazione, a sua figlia, perché ci sarebbe l'incertezza totale. Perché mai a un figlio si dovrebbe vietare la conoscenza del padre e della madre? Noi abbiamo l'esperienza della Svezia, il Paese che ha cominciato la fecondazione eterologa quasi trent'anni fa. Alla fine il parlamento di quel Paese s'è visto costretto a fare una legge che afferma il principio che il ragazzo a 18 anni dovrà sapere chi è suo padre e sua madre".
Bovicelli: "Vorrei provocare. Io credo che oggi la paternità o la maternità sia sempre meno un valore genetico. Ovvero il crescere bene un figlio, il trasferirgli dei valori dipende sempre meno dalla genetica e sempre più da fattori esterni".
Tonini: "Lei ha detto giustamente provocazione. Perché converrà che l'apporto più forte che esiste al mondo è l'amore paterno e materno".
Bovicelli: "Ma ci sono anche padri e madri che non sono per niente in affanno di sapere".
Tonini: "Ma proprio per questo bisogna che sia un amore valorizzato. Non possiamo dire tanto viene meno e allora lasciamolo andare".
Bovicelli: "Tutti sosteniamo che bisogna distinguere le mode dai valori, le mode cambiano, i valori non dovrebbero cambiare, però purtroppo ciò che oggi agisce sul bambino che sta crescendo e si sta formando, non siamo più noi con i nostri valori L'apporto paterno e materno è sempre meno ...influente sull'educazione e sulla crescita".
Tonini: "Io dico che se non ci fosse questo apporto saremmo alla deriva, questo bisogna mettersi in mente!".
Bovicelli: "Sono qui a dispiacermi con lei".
Tonini: "Perciò va rinforzato questo rapporto e non lasciato andare. Deve essere protetto dallo Stato, la legge deve intervenire là dove ci sono dei valori fondanti e che la famiglia sia un valore fondante non c'è dubbio. Guai a noi se dicessimo che è la stessa cosa che uno sappia o non sappia chi sono suo padre e sua madre".
Bovicelli: "Bisogna rifondare anche la famiglia! La famiglia una volta durava in media 70-80 anni, oggi solo otto anni.".
Mazzuca: "In conclusione questi cambiamenti, questa rivoluzione dell'umanità deve spaventarci o no?".
Tonini: "Io non sono spaventato. La misura qual è? E' la dignità dell'essere umano. Io sono estremamente fiducioso, sono sicuro che ci muoviamo in questa direzione, abbiamo un'immensa tradizione culturale in Europa, che ci protegge. D'altra parte è bene che vengano anche queste sfide".
Bovicelli: "Nemmeno io ho paura e ne ho ancora di meno ora, dopo questo incontro. Una volta era molto più facile la condanna del nuovo perché era difficile che la morale del senso comune intuisse le possibilità positive che derivavano dallo scavare nella natura umana. Invece l'affermazione che ha fatto il cardinale prima, ovvero che è permesso tutto quello che consente comunque di migliorare la salute dell'individuo, mi dà una grande forza. A noi che per primi ci siamo interessati di feto, è stato sempre evidente che per arrivare a guarire il feto si doveva pagare qualche prezzo. I prezzi li abbiamo pagati noi, li hanno pagati delle mamme, l'ha pagato quello che si chiama la morale del senso comune, che è sempre piuttosto restia a capire le cose che fanno intravedere anche applicazioni scorrette. Ma l'obiettivo nostro è quello di curare cinquemila, seimila malattie congenite e di curare il cancro. E questo passa attraverso la genetica, passa attraverso la scoperta dell'essere umano".

Da http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/10:4182249:/2003/03/02 e http://www.ufoitalia.net, a cura di Margherita Campaniolo.