Una vergogna al femminile!

Di M. Campaniolo

Soldato Jennifer

GLI americani si stupiscono che la popolazione irachena non li stia accogliendo come liberatori. E noi europei ci stupiamo che la tennista italoamericana Jennifer Capriati - una ribelle che da ragazzina rubava, già miliardaria, nei supermercati - adesso che è cresciuta pretenda che prima delle sue partite l'altoparlante dello stadio di Miami diffonda le note di una canzone guerrafondaia fin dal titolo: "Bombe su Baghdad".
Dice che le dà la carica e la fa sentire vicino alle truppe: e lo dice fra
gli applausi degli spettatori. Questo rende sempre più difficile l'equazione dei contorsionisti che anche in Italia sostengono di essere "per gli americanimacontro Bush", dal momento che la maggioranza degli americani la pensa come la Capriati, che la pensacome Bush.
Dopo mezzo secolo di gargarismi sul Villaggio Globale, a ogni latitudine
i villeggianti scoprono con sorpresa di conoscere ben poco i vicini di casa. Troppo ripiegati sul proprio ombelico per accorgersi delle diversità altrui. E invece ci può essere qualcuno - i fierissimi iracheni - che pur vivendo sotto una dittatura non va matto per la democrazia della Coca Cola, specie se importata da fuori e con le bombe.
Così come può esserci qualcun altro - gli americani sconvolti dalle Due Torri - che non considera l'Iraq una guerra di conquista di cui vergognarsi,ma una questione di sopravvivenza che giustifica il patriottismo più spinto e anchetuttoil resto, persinol'orrore.

Saddamiana
Nella guerra delle bugie il Raiss è imbattibile ma Rumsfeld
non scherza

27 marzo 2003
CHE gli americani ora vengono a raccontarci d'aver deciso di buttar giù le antenne della tv perchè Saddam faceva propaganda, è una favoletta buona per i bimbi di Mago Zurlì. La realtà è che, nei piani di Bush e Rumsfeld, s'era immaginato che al primo attacco dei marines la gente di Baghdad sarebbe scesa nelle strade e avrebbe fatto la rivoluzione. La tv sarebbe stata, allora, uno strumento essenziale di comunicazione tra il nuovo potere americano e il popolo dell'Iraq, e dunque andava risparmiata. Le cose sono andate diversamente. Il terrore di Saddam e dei suoi Fedayn tiene in casa la gente; ora perfino la strage del mercato fa cambiare gli umori popolari, e innesta sentimenti di rabbia e di delusione.

A questo punto la tv andava distrutta. Perchè, nella guerra mediatica (oggi l'informazione è la prima arma degli eserciti), il paradosso è che la patria di MacLuhan rischia di farsi sconfiggere da un regime grezzo e incivile qual è la dittatura di Saddam. Il Raìss fa il proprio lavoro con professionalità ed esperienza: vende propaganda con il miele d'un piazzista esperto, tutti sanno che le cose che lui dice sono approssimative, e piegate alla "sua" ragion di Stato; il messaggio che passa attraverso i suoi video non conta affatto sulle parole pronunciate, ma soltanto sul messaggio stesso. Cioè sullo show del dittatore in tv.

Per Bush e Rumsfeld, vendere frottole non è altrettanto facile, perchè l'esercito dei reporter mobilitati tra Doha e Kuwait City da loro due - a differenza che da Saddam - si aspetta la verità. Rumsfeld qualche tempo fa aveva creato nel Pentagono l'"Ufficio Bugie", per montare panzanate da offrire ai giornalisti stranieri. Il "Washington Post" lo sputtanò ingloriosamente, ma Rumsfeld ha la testa dura e ci sta riprovando. Il lupo che si veste da agnello aveva però abiti stretti già con Fedro (Rumsfeld vada a scuola dal Raìss, è un buon maestro di bugie).

Fonte: La Stampa