I computer dello Shuttle? Stagionati ma affidabili
A bordo dell'Iss ci sono processori "386"

Dici missione spaziale e pensi subito a strumentazioni di bordo esclusivamente dell'ultima generazione e soprattutto a computer sofisticati corredati dei componenti più innovativi e sperimentali. E invece, nello spazio, l'equipe dell'Iss utilizza quotidianamente una dotazione di computer che oggi sono considerati obsoleti e, da alcuni esperti, addirittura dei pezzi da museo.

A bordo della navicella, gli astronauti (Vittori compreso) usano 15 pc dal processore "386", con 14-16 Mhz di potenza, dotati di mini hard-disk da 60 Mb e una Ram di appena 8 Mb. Tanto per intenderci caratteristiche da desktop di almeno 10 anni fa. La scelta di andare tra le stelle con processori un po' datati non nasce da una bizzarria degli scienziati di Esa e Nasa, ma principalmente dal fatto che il modulo spaziale è stato progettato quasi dieci anni fa quando le tecnologie informatiche erano costituite da processori 386. Per dirla in parole povere: è stato giudicato necessario mantenere tecnologie non all'avanguardia, piuttosto che rivedere il progetto introducendo macchine che non avrebbero garantito la totale affidabilità.

Inoltre, dettaglio di non poco conto, i microprocessori dei "vecchi" computer sono più resistenti ai raggi cosmici rispetto alle sofisticate ma più sensibili tecnologie di oggi. Le scariche di protoni da cui inevitabilmente la Iss è colpita durante la sua permanenza in orbita, potrebbero causare un corto circuito e paradossalmente questi computer, proprio perché di maggiori dimensioni, hanno più probabilità di scongiurare pericoli di blocco (crash, come si dice in gergo).

Questo per quanto riguarda i cervelloni di bordo. Ma sulla stazione spaziale gli astronauti hanno anche computer tutti per sé: si tratta di notebook della penultima generazione, scelti in base alla resistenza alle vibrazioni e ai raggi cosmici. Non solo. È stato anche messo alla prova il loro grado di resistenza ai colpi fisici più violenti: il test è stato effettuato dando delle martellate sullo schermo. Una speciale vernice è spalmata sui componenti per evitare che si scollino in fase di decompressione.

Ovviamente tutti i dati trattati dagli elaboratori sono poi ritrasmessi sulla Terra: dove operano cervelloni ben più potenti! Ma come faranno gli astronauti a lavorarci sopra in assenza di gravità? Il portatile è dotato di un velcro che lo rende "adesivo" e gli permette di "incollarsi" alle pareti. Forse non sarà una collocazione ottimale, ma sempre meglio che digitare su una tastiera che svolazza a mezz'aria.