Lo Spacehab, costruito a Torino per portare gli esperimenti scientifici

Nel grande vano di carico dello Shuttle "Columbia", che si è disintegrato ieri in fase di atterraggio sui cieli del Texas, c'era un modulo spaziale chiamato "Spacehab", in gran parte costruito a Torino, presso gli stabilimenti di Alenia Spazio, e frutto della collaborazione industriale tra Alenia e la Mc Donnell Douglas Astronautics di Huntsville. Spacehab è una delle "vittime tecnologiche" di questo incidente spaziale, poiché viaggiava nella stiva della navetta, fin dalla partenza, carico di gran parte degli ottanta esperimenti scientifici di bordo, pronto per essere "scaricato" della strumentazione ed essere "riconfigurato" per una nuova missione. Ma era stato utilizzato più volte anche durante gli attacchi delle navette alla stazione spaziale internazionale. Viene anche chiamato mini-modulo, poiché era lungo 3 metri e largo 4, con una strana forma a mezzaluna, ma era assai versatile poiché era in grado di essere collegato in due parti, per una maggiore capienza. E in questo modo era in grado di ospitare fino a quattro astronauti, proprio come nell'ultima missione del "Columbia Sts-107". Spacehab ha fatto un po' da "ponte" per l'esperienza industriale italiana, tra i primi moduli "Spacelab" dell'Agenzia Spaziale Europea, ideati per trasportare esperimenti scientifici di ogni genere in orbita, e quelli per la stazione spaziale internazionale, come il "Nodo 2", che proprio due settimane fa a Torino l'Amministratore della Nasa Sean O'Keefe aveva quasi voluto "benedire" prima del trasferimento da Torino a Cape Canaveral, poiché considerato un elemento cruciale per il proseguimento dell'assemblaggio della grande base orbitante. Spacehab questa volta trasportava circa ottanta esperimenti scientifici riguardanti varie discipline: dalla scienza dei materiali alla fisica dei fluidi, dalla fisiologia umana alla biologia all'osservazione della volta celeste. Vennero realizzati agli inizi degli Anni Novanta, per essere consegnati alla statunitense Mc Donnell Douglas Astronautics, che avrebbe integrato successivamente le componenti di propria realizzazione, e la pignoleria con cui vennero costruiti era giustificata soprattutto dal fatto che a Torino era stata realizzata la struttura principale e i sistemi termici che consentono agli astronauti di lavorare in orbita "in maniche di camicia", e che hanno sempre funzionato in modo ottimale. Torino d'altra parte è sempre stato il punto di partenza industriale anche della partecipazione italiana al progetto della stazione spaziale internazionale, che ora inevitabilmente subirà anch'essa una battuta d'arresto, o un ridimensionamento dei lanci verso di essa, che ora si presume verranno affidati ai vettori russi. A struttura completata, la stazione spaziale è previsto che debba avere più del quaranta per cento della parte pressurizzata abitabile, con elementi costruiti a Torino in buona parte da Alenia, e da molte altre aziende italiane del settore. Oltre ai tre moduli logistici di rifornimento (Mplm), realizzati in collaborazione tra Asi e Nasa, e tutti già consegnati alla Nasa, e che operativi, si stava per consegnare il "Nodo 2" e si era pronti a partire con il "Nodo 3", fondamentali per poter unire i vari moduli scientifici e abitativi della stazione. Inoltre, si lavora per realizzare il "Columbus", cioé il modulo-laboratorio dell'Agenzia Spaziale Europea, e una cupola di osservazione dello spazio esterno. In programma, inoltre, un modulo "Habitation", e la partecipazione ad un veicolo di rientro d'emergenza, oltre a vari tipi di esperimenti da installare sul grande complesso orbitante, che a struttura ultimata avrebbe le dimensioni di un campo da calcio.
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