A una settimana dall'esplosione del Columbia prosegue la ricerca dei frammenti. Un'altra navicella riuscì a rientrare
Shuttle, un precedente sull'Atlantis


WASHINGTON - A una settimana dalla tragedia dello Shuttle Columbia, la Nasa ha ricordato sabato i sette astronauti della navetta disintegratasi al rientro nell'atmosfera: minuti di silenzio e cerimonie commemorative, nell'istante esatto in cui giorni prima doveva avvenire l'atterraggio, le 9.16 al Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida, le 15.16 in Italia.
L'esplorazione dello spazio "vale il rischio della vita" ha detto Roy Bridge, uno dei capi della Nasa alla Base aerea di Barksdale, Louisiana, dove i tecnici provano a montare il puzzle dei frammenti dello Shuttle che vengono ritrovati. Le indagini sulla disintegrazione della navetta proseguono, senza che sia ancora emersa una pista certa. E vanno avanti la ricerca e il recupero dei detriti, caduti su una lunga fascia del Sudest degli States. La foto dell'Aviazione militare, presa sopra il New Mexico, pochi istanti prima che il Columbia si disintegrasse, non ha fornito le informazioni auspicate: Ron Dittemore, responsabile del programma dei voli Shuttle, ammette che "non ci si vede molto". S'intravede un'anomalia sull'ala sinistra, come se un pezzo fosse saltato, e un vortice (o pennacchio) dietro l'ala sinistra. Ma che cosa l'una e l'altro significhino non è chiaro. L'analisi della foto si combina con quella di un pezzo d'ala ritrovato nei pressi di Fort Worth: è uno degli elementi del Columbia caduto più a Est finora recuperato, il che fa pensare che sia uno dei primi staccatosi: lungo oltre 60 cm, il pezzo potrebbe provenire sia dall'ala destra che sinistra. Resta tuttora incerto se l'incidente al decollo, quando un pezzo di materiale isolante, staccatosi dal serbatoio principale, urtò la parte inferiore dell'ala sinistra, o il portello del vano del carrello, danneggiando piastrelle dello scudo termico, sia stato tale da condannare la navetta. Si è appreso che anche Atlantis, un altro Shuttle, ebbe un problema analogo in una delle sue ultime missioni: la Nasa modificò in corso di volo la procedura di rientro, perchè temeva che alcune piastrelle dello scudo termico fossero state danneggiate al decollo. I responsabili della missione Columbia non fecero nulla del genere: hanno anzi sempre sostenuto che, anche se si fossero resi conto di un serio danno, non avrebbero potuto fare nulla.
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