In Abruzzo c'è un laghetto che...

"Un cratere unico al mondo per dimensioni e stato di conservazione e' stato scoperto in Abruzzo, sul monte Sirente. Venne prodotto dall'impatto di un meteorite che, tra il IV e V secolo dopo Cristo, libero' energia 15 volte superiore a quella della bomba su Hiroshima. A condurre le ricerche sono geologi italiani e svedesi, coordinati dall'International Research School of Planetary Sciences di Pescara. La scoperta e' di due anni fa ma i risultati sono stati diffusi oggi".

Così batteva un'Ansa dell'8 febbraio scorso ma la notizia non era nuova tra gli appassionati di meteoriti, meteoroidi e bolidi. Già nel novembre 2002 il quotidiano "Il Messaggero" annunciava con questi toni: " Per la prima volta, il cratere provocato dall'impatto di un meteorite è stato individuato sul suolo italiano, alle falde del Monte Sirente, in Abruzzo, nei pressi di Ovindoli. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori italo-svedesi e in particolare dell'Università di Pescara. A darne notizia è il sito degli astronomi specializzati in meteoriti "Tumbling Stone" e lo studio verrà pubblicata sulla rivista "Meteoric and Planetary Science". L'impatto del meteorite non è lontanissimo nel tempo: niente dinosauri o simili. Siamo al tramonto dell'era romana, probabilmente fra il IV e il V secolo dopo Cristo."

Ora la ricerca è stata completata; i risultati, ormai definitivi, sono stati relazionati a Pescara, alla sede universitaria del d'Annunzio (presenti tra gli altri il direttore dell' IRSPS Gian Gabriele Ori, il direttore dell'istituto di Astrofisica spaziale del CNR Andrea Carusi, il direttore dell'osservatorio astronomico di Roma Roberto Buonanno): il cratere di Ovindoli entra di diritto tra le notizie scientifiche di una certa rilevanza, notizia che segnala in Italia la presenza di un'unicità.

Forse nell'Ansa dedicata al cratere italiano è stato usato con troppa enfasi il termine "unico al mondo"; al cratere del Sirento fanno bella compagnia almeno 155 crateri da impatto riconosciuti sparsi per il mondo. L'unicità quindi può essergli riconosciuta nel territorio italiano anche se c'è una caratteristica che rende questo cratere effettivamente unico, singolare: gli altri crateri meteorici conosciuti, di età stimata in milioni di anni, hanno nel tempo subito forti processi di erosione mentre, il cratere del Sirente, rispetto ai suoi "colleghi" sparsi nel mondo, a causa della sua giovane eta', e' molto ben conservato e costituisce un importane e valido esempio di impatto su terreno soffice.

Secondo quanto dichiarato dal suo scopritore, il professor Jens Ormö e i suoi collaboratori, a cui si è aggiunto il professor Goro Komatsu, un meteorite è penetrato nell'atmosfera terrestre alla velocità di 20 km al secondo, il doppio di una pallottola, in una data compresa tra il 370 e il 450 dopo Cristo, è apparso nel cielo dell'Italia centrale creando una scia fiammeggiante, ha provocato probabilmente un terremoto, mentre una nube a forma di fungo, alta diversi chilometri, si è alzata al di sopra delle vette del Massiccio del Sirente. Dopo l'impatto si è vaporizzato al contatto con il suolo con un'esplosione e ha lasciato, unica traccia, un cratere del diametro di circa 140 metri, occupato adesso da un piccolo lago: "Per questo, al di sotto della superficie del lago, non crediamo ci sia nessun meteorite" ha dichiarato Ormö.

La scoperta della natura meteorica del laghetto è nata, in modo assolutamente casuale, dalla curiosità di questo geologo; durante un periodo di lavoro a Pescara, tra il 1999 e il 2002 per la International Research School of Planetary Sciences (IRSPS - Universita' d'Annunzio) come geologo di impatti, a seguito di una gita domenicale nelle montagne abbruzzesi egli vide, tra le foto di una guida turistica del Parco Regionale del Sirente, quella raffigurante un laghetto e fu attratto dalla sua forma avente un bordo elevato. Questa caratteristica, da esperto d'impatti, lo incuriosì alquanto, sembrava proprio ricordare la caratteristica forma dei crateri da impatto meteorico. Ormö organizzò quindi una ricognizione ed un primo gruppo di studio insieme ai colleghi italiani Angelo e Goro. Arrivati sul posto gli studiosi rimasero stupirono nel constatare che il lago era più esteso di quanto immaginato e, dopo anni di studio, possono adesso affermare che quanto ipotizzato sulla sua natura fosse reale: il lago del Sirente è il primo cratere da impatto riconosciuto in Italia.

Il lago è leggermente ovale con un diametro massimo di 140m, ha un bordo che si innalza in media per 2.2 m al di sopra del suolo circostante formato da materiale "smosso e rigirato", come avviene tipicamente per i crateri da impatto. L'impatto in questione è poi avvenuto su argilla bagnata, uno shock che ha causato uno schiacciamento ed una conseguente compattazione e diminuzione nel volume del suolo colpito, tutte caratteristiche venute fuori dall'analisi del cratere ed oggi rese pubbliche.
I ricercatori si resero conto come teoricamente, un cratere da impatto di dimensione pari al lago del Sirente, non poteva essere un fatto isolato ma doveva essere circondato da crateri minori. L'ipotesi nasceva dalla constatazione del comportamento dei meteoriti, comportamento ben noto e documentato. I corpi celesti che attraversano l'atmosfera, una volta catturati dall'attrazione terrestre, subiscono una frammentazione e solo gli oggetti sufficientemente grandi da essere responsabili della formazione di crateri di circa 1Km di diametro possono rimanere integri nell'attraversarla. Il meteorite del Sirente, viste le dimensioni del cratere creato, doveva essersi frammentato. Ecco perciò che l'indagine si è spostata al terreno circostante, ricerca che ha dato i suoi frutti: il lago era solo il maggiore di un campo disseminato di piccoli crateri.

Gli studiosi dell'International Research School of Planetary Sciences di Pescara sono certamente molto orgogliosi di questa loro scoperta come lo sono gli abitanti della zona e, soprattutto, i responsabili del Parco Regionale del Sirente. L'invito di questi ultimi è di recarsi sul posto a visitare questa piccola meraviglia frutto di un "bacio celeste" ma, come tutti i buoni "papà" i ricercatori ricordano: "Il cratere e' molto sensibile all'erosione, solo l'erba gli impedisce di essere distrutto da vento e pioggia. Per questo, vorremmo raccomandare ai visitatori di essere molto attenti a non danneggiare il prato erboso". E noi sicuramente lo faremo.

Margherita Campaniolo