Caccia alla vita su Marte

Di M. Campaniolo


CANBERRA, Australia -- Gli astronomi hanno iniziato il conto alla rovescia per il lancio di due sonde destinate a scoprire se su Marte esiste, o quantomeno è esistita, la vita. Secondo quanto dichiarato dal dottor Charles Elachi, capo del Jet Propulsion Lab della Nasa, quelli attualmente in corso sarebbero ormai gli ultimi preparativi prima della definitiva partenza della missione: il primo rover è arrivato a Cape Canaveral alla fine di febbraio, il secondo è atteso per la metà di marzo.
I due robot, delle dimensioni di una scrivania, dovrebbero essere lanciati in orbita uno il 30 maggio e l'altro il 25 giugno: a trasportarli saranno due missili, dai quali, a gennaio dell'anno prossimo, essi verranno paracadutati sul pianeta rosso attraverso una specie di gigantesco air-bag. L'interesse nei confronti di Marte è molto cresciuto da quando le ultime esplorazioni hanno riscontrato sul pianeta tracce della possibile presenza di ghiacci. E ad alimentare l'attenzione dell'opinione pubblica ha contribuito anche, nel 1999, la perdita di due apparecchi - un lander e una navetta - del valore di 290 milioni di dollari. Missioni del genere, d'altra parte, possono partire solo ogni due anni, quando si verifica un particolare allineamento planetario.

L'ambizione di superare il Pathfinder

La presenza di acqua allo stato liquido su un corpo celeste è da sempre considerata il primo segnale della possibile esistenza di forme di vita simili a quelle terrestri. Lo studio delle formazioni ghiacciate che si trovano nel sottosuolo marziano forse aiuteranno gli scienziati, una volta per tutte, a individuare le fasi di sviluppo del pianeta. "Marte è ormai diventato l'argomento del giorno, da quando la scoperta di acqua al di sotto della sua superficie ha riattualizzato il dubbio di sempre sull'esistenza o meno, anche in passato, di altre forme di vita oltre a quella terrestre", ha dichiarato Elachi alla Reuters nel corso di un'intervista, in occasione della sua visita in Australia a una delle tre stazioni di rilevamento coinvolte nel progetto, aggiungendo fra l'altro che l'iter della missione, ideata dal Jet Propulsion Lab di Pasadena, non verrà in alcun modo influenzato dal recente disastro dello shuttle Columbia. Per preparare il lancio ci sono voluti tre anni di lavoro e una spesa di ottocento milioni di dollari. Gli scienziati sperano di replicare il successo ottenuto nel 1997 con il Pathfinder, la prima sonda semovente atterrata su Marte.

I nuovi rover possono percorrere distanze superiori a quelle coperte dal Pathfinder, fino a circa novecento metri, e raccogliere dati sulla composizione del terreno e delle formazioni rocciose, che poi invieranno direttamente a tre centri di raccolta (situati uno in California, uno a Tidbinbilla vicino Canberra, e l'altro a Madrid, in Spagna). Ogni rover è dotato di un'asta con su montata una macchina fotografica in grado di realizzare immagini stereoscopiche a trecentosessanta gradi del terreno freddo e roccioso, nonché di un braccio meccanico per analizzare rocce e suolo grazie a particolari strumenti. Questi apparecchi, alimentati a energia solare, secondo Elachi potranno trasmettere informazioni su Marte per un periodo compreso tra i novanta e i centoventi giorni successivi al loro arrivo sul pianeta, a seconda della disponibilità di luce. Con l'inizio dell'inverno marziano, durante il quale le temperature scendono fino a meno centocinquanta gradi centigradi, le due sonde andranno fuori uso. La Nasa deciderà ad aprile quale sito di atterraggio utilizzare (fra quattro possibili alternative), sulla base delle immagini e dei dati prodotti da altre due navette (il Mars Global Surveyor e la Mars Odyssey), attualmente in orbita intorno al pianeta.


Fonte: Wired News