Antinori in cattedra
"Clonare l'uomo? Ecco come si fa"

ROMA - "Ecco come si fa", dice Severino Antinori, seduto sulla sua poltrona in pelle rossa. Ripete alla noia che ne parlerà a titolo esemplificativo, come fosse una simulazione. "Si-mu-la-zio-ne!". La parola tabù è clonazione, lui dice: "rigenerazione riproduttiva".

La sua fabbrica dei bambini è al primo piano, interno 3 di un palazzo vicino al Vaticano. Severino Antinori, il ginecologo che fa partorire le donne in menopausa e fa diventare padri gli uomini che falliscono nella fecondazione naturale. Ma oggi gli chiediamo di spiegarci come si fa a clonare un essere umano.
"Come si fa? Prima di tutto bisogna decidere dove prelevare la cellula - esordisce Antinori - Normalmente va presa dalla pelle, perché è più facile e si coltiva meglio. Poi va messa in coltura e poi prendiamo l'ovulo della donna. Addormento per cinque minuti la paziente, con un ago aspiro dal follicolo delle ovaie l'ovulo e lo metto in un'altra coltura, a 37 gradi. In un microscopio in ambiente caldo comincio a studiare la cellula uovo e quando arriva a una certa maturità, cosa che può avvenire anche in poche ore, denudo la cellula uovo, toglio le cellule che ha intorno in modo che rimanga solo l'ovulo con il nucleo della donna. Poi inietto la cellula somatica dell'uomo nell'ovulo vicino al nucleo della donna e il nucleo della donna non lo tolgo subito, come si faceva prima ma aspetto un po'".
Antinori continua: "Prima lo toglievo dopo dieci minuti, ora anche dopo un'ora, più tempo passa migliore è il risultato. Dunque tolgo il nucleo della donna e mi rimane il pacchetto genetico dell'uomo. A quel punto riparte l'embriogenesi, cioè si forma l'embrione. Si può fare tutto questo in uno o due giorni, vanno presi dieci ovuli, e se ne bastano tre, quelli che non vengono usati si congelano. A questo punto c'è l'embrione, dopo poche ore ci saranno due cellule, dopo quarantott'ore quattro cellule, poi otto".
"Dopo cinque giorni, quando ci sono 120 cellule staminali, facciamo il trasferimento dell'embrione nell'utero e comincia la gravidanza normale. Una verifica del suo andamento sarà possibile al 18 giorno. Si consideri che nella fecondazione in vitro oggi le cellule staminali si attaccano in media nell'utero con una percentuale del 10 per cento dei casi. Anzi no, diciamo che su 50 casi quelli che vanno a buon fine possono essere 3, 4".
"Resta la grande domanda: quanti malformati ci potranno essere? Per rispondere non resta che ricorrere alle misure preventive, che si applicano nelle normali gravidanze. A 8 settimane possiamo fare l'amniocentesi. Sulle scimmie, sui conigli, su tutte le specie vicine ai primati le malformazioni non superano il 6, 7 per cento, sull'uomo non abbiamo dati negativi. Si consideri però che nelle riproduzioni naturali le malformazioni sono 5, 6 per cento. E non è vero che gli esseri clonati invecchiano prima. E' una teoria che parte dalla convinzione che si debba sommare la vita già vissuta dalla cellula somatica. E non è vero perché la cellula somatica nell'ovulo si risprogramma e torna indietro".
Ma in natura questo ritorno indietro nel tempo non esiste. "Invece nella cellula staminale accade. E non lo dico solo io".
Se per aggirare i divieti qualcuno le proponesse di fare la clonazione in un paese diverso dell'Italia, lei accetterebbe? "No, però indicherei i posti dove si può fare la clonazione, come India, Cina, Messico, Ucraina, Emirati arabi, ci sono tanti paesi liberi".
Ma perché si dovrebbe ricorrere alla clonazione per la riproduzione? "Io ho capito che nella grande sfida della scienza per la vita il grande abbandonato era l'uomo, non la donna. E nell'87 proposi di introdurre meccanicamente lo spermatozoo nell'ovulo, senza dover ricorrere a un donatore. Così ho fatto nascere centinaia di bambini".

"Però c'è un 5 per cento degli uomini in cui non si può applicare questo metodo, che ho chiamato Icsi, intracytoplasmic sperm injecton, e consiste nell'introdurre all'interno del citoplasma dell'ovocita un unico spermatozoo. Allora che cosa facciamo con questo 5 per cento di uomini, che non hanno possibilità di trasmettere il proprio gene? Ecco perché deve intervenire la clonazione come metodo riproduttivo. E non è vero che il figlio generato con la clonazione non sarebbe un figlio. Lo sarebbe a tutti gli effetti, perché avrebbe tutto il Dna del padre più il Dna mitocondriale della madre".
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/5:4203845:/2003/03/09