IRAQ: BUSH DA' ULTIMA CHANCE A NAZIONI UNITE

Di M. Campaniolo

WASHINGTON - Il presidente George W. Bush da' ''un'ultima chance'' alle Nazioni Unite: decide di presentare, in ogni caso, una nuova risoluzione sull'Iraq, anche se nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu non dovesse profilarsi una maggioranza per approvarla.

Sara' una risoluzione cortissima; e non sara' un ultimatum. Ma sara', nella visione della Casa Bianca, l'ultima occasione per le Nazioni Unite di mostrarsi efficaci nel garantire la sicurezza del Mondo e nel farsi rispettare.

La nuova risoluzione non serve agli Usa, perche' -dice Bush- ''non e' necessaria'' ad avallare il ricorso all'azione armata per disarmare l'Iraq: la 1441, approvata all'unanimita' l'8 novembre, gia' legittima l'uso alla forza se l'Iraq non la applica e, in particolare, non rinuncia alle armi di distruzione di massa.

E una nuova risoluzione non serve neppure a Saddam Hussein: ''ha gia' mostrato in che conto tiene'' quel che dice l'Onu e che non ha certo bisogno di campanelli d'allarme e di conti alla rovescia.

La decisione di presentare una nuova risoluzione matura mentre il presidente americano conduce un'attiva diplomazia sul fronte iracheno: riceve il segretario generale della Nato Lord Robertson, fa telefonate a leader arabi e musulmani e si prepara a ospitare, venerdi' e sabato, nel ranch di Crawford in Texas, il capo del governo spagnolo Jose'-Maria Aznar, uno degli alleati europei piu' affidabili e piu' allineati, in questo momento (per di piu', la Spagna fa ora parte del Consiglio di Sicurezza).

Fino a ieri, Fleischer aveva lasciato intendere che la nuova risoluzione poteva anche non essere presentata. Adesso, invece, il portavoce sottolinea che il presidente ''vuole presentarla'', in ogni caso.

TESTO e TEMPI - Il testo della bozza non e' stata ancora definito: americani e britannici ne discutono con i partner e gli alleati: E il momento non e' stato ancora scelto (ma potrebbe anche essere imminente). Non e' neppure escluso che venga fuori uno scenario 'tipo Kosovo': l'intervento nella primavera 1999 faceva riferimento a una risoluzione dell'Onu dell'autunno precedente, che non l'avallava esplicitamente, e si basava sul consenso nella Nato e nell'Ue. In questo senso, la nuova risoluzione 'morbida' sull'Iraq potrebbe essere accompagnata da dichiarazioni ultimative nazionali americane e britanniche, per tenere comunque elevata la pressione su Saddam. Finora, la maggioranza dei Paesi del Consiglio di Sicurezza, che sono quindici, pare contraria a una risoluzione che avalli l'uso della forza contro Baghdad. E Parigi ipotizza addirittura il ricorso al diritto di veto. Ma la situazione puo' evolvere. Bush, venendo anche incontro a pressioni del premier britannico Tony Blair, potrebbe aspettare per un voto che Hans Blix, il capo degli ispettori dell'Onu, presenti il suo nuovo rapporto (in linea di massima, il 1.o marzo) e che il Consiglio lo discuta: si arriverebbe ben dentro marzo, lasciando spazio ad aggiustamenti di posizione.

Il NODO della TURCHIA - Se il segretario alla difesa Donald Rumsfeld tiene a freno da giorni la vena polemica che e' il suo forte, il segretario di Stato Colin Powell afferma, in un'intervista a una radio francese, che ci sono membri del Consiglio di Sicurezza che ''hanno paura'' di agire per fare rispettare la volonta' della comunita' internazionale. La Casa Bianca non lascia Powell allo scoperto e ne difende l'affermazione: ''Non voglio sostenere -dice Fleischer- che i francesi siano dei conigli, ma le relazioni con la Francia hanno spesso avuto momenti movimentati''. Ma la Francia non e' l'unica spina nella rosa alleata. Washington preme sulla Turchia, perche' accetti quella che viene definita ''l'ultima offerta'' d'assistenza economica in cambio della garanzia d'accesso alle basi turche da parte delle truppe americane, in vista d'una invasione dell'Iraq. Secondo Fleischer, ''non resta molto tempo'' ad Ankara per accettare l'offerta americana: 6 miliardi di dollari di finanziamenti e fino a 20 miliardi di garanzie sui prestiti. E il Dipartimento di Stato lascia intendere di sperare un si' entro giovedi'. La Turchia chiede di piu'. ''O raggiungiamo un accordo, o non lo raggiungiamo'', osserva 'Lapalisse' Fleischer: ''Viene un momento in cui bisogna fare i piani, bisogna prendere le decisioni. E non si puo' aspettare indefinitamente''. Il generale Richard Myers, capo di Stato Maggiore, sostiene che l'attacco all'Iraq puo' scattare senza le basi turche. Ma preferirebbe averle a disposizione, insieme a quelle di Gibuti che firma un'intesa in tal senso con gli Stati Uniti.

MOSCA boccia INCURSIONI - Da Mosca, intanto, viene un monito contro le incursioni aeree americane e britannica sul sud dell'Iraq, che si susseguono a raffica: ''I raid violano le risoluzioni dell'Onu'', dice il ministero degli esteri russo. Mosca parla. E il Comando Centrale di Tampa in Florida fa sapere che, la scorsa notte, c'e' stato il 20.o attacco dall'inizio dell'anno, contro un radar mobile e una postazione missilistica multipla della difesa aerea irachena, nei pressi di Ar Rutbah, circa 400 km a sud-ovest di Baghdad. Le forze armate americane si tengono calde. Con oltre 200 mila uomini nel Golfo o in movimento verso il Golfo, i generali del Pentagono temono un'inazione prolungata: ci deve essere una scadenza per l'attacco, e le lune forse non bastano a dirla.