CHIAROVEGGENZA: GLI ESPERIMENTI DEI RUSSI

Nel 1946 lo scienziato sovietico Leonid L.Vasiliev, assieme al biologo Piotr Terentiev e al clinico Ja Perikhanjants, conduceva una serie di esperimenti su una giovane fisiologa che non aveva mai dato segno di possedere facoltà paranormali. "Noi cercammo quindi di sviluppargliele artificialmente servendoci del peyotl. Si tratta di un estratto dal cactus del Messico ad alta concentrazione di mescalina, una droga che aumenta fortemente l'eccitabilità della corteccia cerebrale e della vista. Due ore dopo la donna, che aveva gli occhi chiusi, cominciò a visualizzare immagini straordinariamente vivide e belle che si sovrapponevano come in un caleidoscopio e che le causarono un'eccitazione estatica. A quel punto collocammo una serie di oggetti, avvolti nel cotone idrofilo, in dieci scatole di plastica nera chiuse con un coperchio a vite. Nessuno di noi sapeva cosa ci fosse nelle singole scatole, in modo che le risposte non potessero essere telepaticamente dai nostri cervelli...Mostrammo singolarmente le scatole, incidendo su un registratore le risposte della donna. Ebbene, la teste descrisse in maniera abbastanza precisa quattro sagome su dieci. Un risultato per noi pienamente soddisfacente...".

Un altro importantissimo esperimento di visione a distanza venne condotto nel 1976 dai fisici Harold Puthoff e Russell Targ dello Stanford Research Institute di Menlo Park, in California. Targ e Puthoff condussero oltre cinquanta test con nove soggetti. Anche in questo caso i veggenti dovevano indovinare il contenuto di buste e scatole. "I risultati furono eccezionali", commentarono i due fisici. "Gli esperimenti confermavano la possibilità di una precisa visione paranormale di luoghi e oggetti situati a oltre un chilometro e mezzo di distanza. Questa abilità non diminuiva con la distanza e, isolando elettricamente il soggetto in una gabbia di Faraday, il fenomeno non veniva bloccato...".

Ma il test di maggiore rilevanza fu la prova di Pearce-Pratt, considerata dallo scomparso parapsicologo e medico Massimo Inardi "un esempio di riuscito e notissimo esperimento quantitativo di chiaroveggenza o criptestesia". A compierlo fu, fra il 1933 ed il 1934, Joseph Gaither Pratt, un assistente del celebre professor J.B.Rhine, alla Duke University di Durham, negli Stati Uniti. Il soggetto in questione era un giovane studente di teologia, a nome Hubert E.Pearce. Disse Inardi: "L'importanza del test fu, oltre che storica, scientificamente capitale per l'estremo rigore e controllo. Pearce era talmente dotato da essere uno dei pochissimi soggetti che, con le carte Zener, dava 25 risposte esatte su 25 chiamate...". In pratica, durante l'esperimento Pratt prendeva una carta dal mazzo e, senza guardarla, la metteva al centro del tavolo accanto al quale era assiso. Pearce, che si trovava ad una distanza media di 92 metri dal tavolo, cercava di concentrarsi sulla carta e poi ne scriveva il simbolo su un foglio di carta. Le carte scelte da Pratt furono ben 1850. Statisticamente, le probabilità di successo dovute al caso erano solo 370. Ma Pearce di simboli ne indovinò ben 558. "Ossia 188 successi in più della media casuale", commentò Inardi, "ed i calcoli statistici dimostrarono che vi era una sola probabilità su un numero di 23 cifre che tale risultato fosse dovuto soltanto al caso...".

Questi risultati vennero però rifiutati da diversi esponenti del mondo scientifico: dai tecnici dell'American Institute of Statistical Mathematics, che contestavano su base statistica le percentuali di successi, ai diversi negatori del paranormale, convinti che l'intero esperimento fosse una frode ben progettata, organizzata da Pearce, Pratt e dallo stesso professor Rhine, che aveva personalmente controllato gli esperimenti.