Dalla cellula allo spazio

Di M. Campaniolo

Come è giusto che sia la tragedia del Columbia non ha fermato la ricerca spaziale. Gli scienziati non hanno certo smesso di investire i loro sforzi su nuove tecnologie per l'esplorazione del Cosmo. Il 10 Febbraio scorso è stato infatti inaugurato, in California, il Cell Mimetic Space Exploration, un istituto dedicato alla ricerca biomolecolare applicata all'ingegneria spaziale. In pratica, si esplorano i processi cellulari di base che potrebbero poi essere riportati su scala più grande e quindi applicati tecnologicamente.
Un esempio sono le biobags, delle microscopiche sacche, contenenti reagenti chimici e actina, una sostanza, quest'ultima, presente in tutte le cellule eucariote. L'actina costituisce i filamenti proteici del muscoli e serve quindi alla struttura della cellula e al movimento. Ebbene queste biobags sono in grado di muoversi da sole di diversi micrometri al minuto estendendo tali filamenti e spingendosi poi lungo di essi. Un po' come fanno le amebe. Modificando di volta in volta i reagenti chimici si può decidere attraverso quali sostanze esse debbano muoversi.
Le biobags potrebbero essere quindi inviate, in massa, alla ricerca di eventuali contaminazioni biologiche o chimiche sulle navette spaziali. Al Cell Mimetic Space Exploration altri gruppi di ricerca si stanno ispirando al libro della Vita. Per ottenere, per esempio, reti che raccolgano la luce del sole, in grado di trasmettere informazioni attraverso segnali chimici o riparare danni strutturali.E' un approccio diverso da quello finora usato, sostengono i responsabili dei diversi gruppi scientifici. Non ci si chiede più di cosa si ha bisogno e come ottenerlo. Ora si indagano prima le varie strade che la Scienza ci offre e poi ci si chiede come utilizzarle.