TERRATERRA
No, Bush non va a idrogeno

MARINELLA CORREGGIA - A cura di Margherita Campaniolo

Nel suo ultimo discorso sullo "Stato della Nazione", il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha buttato là che la sua amministrazione intende investire nel settore dell'idrogeno, che molti considerano la nuova frontiera dell'energia. Un annuncio strategico, pronunciato poco prima di ribadire la necessità della guerra all'Iraq. Nessun ravvedimento ecologista, secondo i commenti di numerosi gruppi ambientalisti statunitensi. Il messaggio sotterraneo sembra essere "vedete che la guerra non la facciamo per il petrolio, tanto che svilupperemo l'idrogeno?". Quando il presidente Usa ha ripetuto l'impegno a investire nell'idrogeno, il 6 febbraio al National Building Museum di Washington, le critiche degli ambientalisti Usa si sono scatenate - le riferisce il notiziario Environmental News Service (Ens). Daniel Becker, del battagliero Sierra Club, ha detto che l'idrogeno è pulito solo se lo sono le fonti energetiche necessarie a produrlo; ma appunto i fondi governativi annunciati serviranno a studiare come generare idrogeno da fonti energetiche esistenti - e inquinanti - come il carbone e il nucleare. Dunque "il piano di Bush è come cercare di dimagrire andando da Mc Donald. Le celle a idrogeno certo giocano un ruolo importante nell'energia pulita del futuro, ma non sarà il presidente a portarci là". Oltretutto, ci sono anche formidabili ostacoli "organizzativi", dice Brent Blackwelder, presidente di Friends of the Earth Usa, perché la sfida di replicare un'infrastruttura di trasporti centenaria, e ora centrata sul motore a combustione interna, è gigantesca. Dunque, per Blackwelder, "la grande idea di Bush permette a questo ex petroliere del Texas di dare al settore petrolifero e automobilistico esattamente quel che vogliono: poter continuare a trarre profitti da veicoli e combustibili inefficienti e inquinanti".

Da tempo ambientalisti ed esperti in campo medico sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero sviluppare veicoli più puliti; è ovvio, visto che là i trasporti consumano 14 dei 20 milioni di galloni di petrolio giornalieri bruciati negli Usa, e sono responsabili del 20% delle emissioni totali di gas serra nel paese. Ma Daniel Lashof, del National Resources Defense Council, dice che "le celle a idrogeno arriveranno fra 20 anni, mentre l'inquinamento, l'effetto serra e i problemi di approvvigionamento energetico li abbiamo ora, e c'è anche la tecnologia per risolverli. Ma la Casa Bianca non l'aiuta". Non è solo quest'ultimo presidente petroliere. Philip Clapp del National Environmental Trust sostiene che è stata una specialità di tutti gli inquilini della Casa Bianca promettere cose che avverranno fra 30 anni, e non aver mai ridotto di un gallone il consumo Usa di petrolio, né mai favorito tecniche e tecnologie nuove di uso immediato. Eppure, ci sarebbero: e permetterebbero di risparmiare anche il 5% di combustibili fossili all'anno per i prossimi 10 anni, secondo il gruppo ambientalista Environmental Defense, tagliando così i consumi di petrolio di 3,6 milioni di barili al giorno, e l'emissione di gas serra di 100 milioni di tonnellate all'anno entro il 2020.

Il piano idrogeno del governo non prevede per i costruttori alcun obbligo di sviluppare auto a cella combustibile, mentre ad esempio nel lontano 1970 il Congresso dispose che il 50% delle auto avrebbero dovuto essere più pulite entro 5 anni: non disse come, disse solo dovete farlo, e in 3 anni fu sviluppata la catalitica. Senza obblighi per i costruttori, le nuove tecnologie rimarranno sottoutilizzate. Ma l'amministrazione Bush, anzi, si è opposta all'aumento degli standard ambientali per i camion e i veicoli sportivi utilitari (Suv); questi consumano ora più carburante rispetto alle normali auto, eppure i Bush-iti hanno proposto un aumento fino a 75.000 dollari degli sgravi fiscali per i piccoli imprenditori che li acquistano. Al contrario, alcuni senatori del Maine e della California (dove entro il 2009 le auto dovranno essere a zero emissioni) hanno introdotto proposte di legge per elevare gli standard ambientali richiesti delle auto sportive e per ridurre i detti sgravi fiscali.

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