La massa mancante nell'universo: trovata una parte


Praticamente tutti sanno che le cose visibili dell'universo non sono tutto. Da molti anni, studiando la struttura di ammassi di stelle, galassie ed altre grandi strutture cosmiche, gli scienziati sanno che la sola massa visibile non potrebbe mai bastare ad esercitare un'attrazione gravitazionale sufficiente a tenerle insieme. E' nato così il concetto di "materia oscura", cioè di una massa diversa da quella normale, che deve esistere da qualche parte.
A parte i grandi dibattiti sulla materia oscura e sulle nuove forze che potrebbero essere in gioco nel cosmo, si potrebbe pensare che almeno tutta la massa normale (fatta di protoni, elettroni e neutroni, anche chiamata "barionica") sia stata effettivamente vista, e rimanga solo da scoprire cosa sia veramente quella oscura.
Invece le cose stanno diversamente: anche se è conosciuta la quantità di massa "visibile", fino ad oggi ne è stato rilevato appena un terzo. I due terzi mancanti non sono composti da chissà quale esotica materia o energia: sono normalissimi, ma non si sono ancora visti perché non sono stelle.
Fabrizio Nicastro, dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, assieme ai suoi colleghi, sembra aver trovato la massa "normale" mancante, o almeno una buona parte. In un articolo pubblicato dalla rivista Nature, Nicastro espone la sua ricerca, realizzata grazie alle osservazioni utraviolette ed a raggi X condotte da satelliti.
Attorno al cosiddetto Gruppo locale (l'ammasso di galassie che racchiude la Via Lattea, Andromeda ed altre) sono state scoperte dal gruppo americano grandi nuvole di gas che rappresentano, di fatto, enormi serbatoi di materia barionica.
Probabilmente si tratta di ciò che resta di quella materia originaria dalla quale ebbero poi origine le galassie. E' ancora nello spazio, ed esercita, come tutte le masse, la sua attrazione gravitazionale, collaborando a tenere insieme le galassie, ma è difficilissima da vedere perché è molto tenue ed è molto calda.


Fonte: Nature, collaborazione di M. Campaniolo.