Giuseppe Colaminè

SECONDA GUERRA DEL GOLFO

L'INCERTEZZA DELLE PREMESSE

Guerra si....guerra no. Sembra diventato una specie di indovinello, in cui quotidianamente si aggiungono in misure proporzionali, fattori pro e contro.
Certo è che i missili di Saddam, con la loro autonomia di 180 km, magari aumentabile un po' riducendo il peso della testata, sono abbastanza lontani dall'essere un pericolo per il bacino del Mediterraneo. Già....anche alla conferenza di Monaco, poco prima della seconda guerra mondiale, si sottovalutò il potenziale bellico della Germania Nazista.

E' vero che non c'è paragone fra la Germania degli anni 30 e l'Iraq di oggi ma è anche vero che il Mondo Islamico potrebbe mettere in gravi difficoltà l'Occidente se si coalizzasse.

Stiamo forse dimenticando le ex Repubbliche Sovietiche di religione Islamica? Loro l'arma nucleare ce l'hanno, magari un po' rabberciata ma sufficiente a farci passare un brutto quarto d'ora.

Se ne fanno tanti di dibattiti in Occidente ma ciò che più preoccupa è la disunione dei nostri popoli. In Italia c'è chi si preoccupa del rischio bellico inscenando manifestazioni pacifiste che spesso toccano i limiti della legalità ed intanto esiste anche chi gioca alla guerra negli stadi, lanciando bombe carta e facendo prove tecniche di guerriglia.

Cosa c'entra? Moltissimo! La guerra non si fa solo con la potenza tecnologica. La macchina bellica si alimenta anche dello spirito di coesione delle popolazioni belligeranti, della motivazione delle stesse, della loro consapevolezza...diciamo pure del loro patriottismo.

L'Occidente di oggi appare ipertecnologizzato da un lato e sprofondato nella "deboche" dall'altro.

L'Europa in particolare si dibatte quotidianamente fra la necessità di rispettare lo statuto NATO e la sensazione di dover fare una guerra che forse ha premesse e motivazioni diverse da quelle presentate al mondo dagli USA.

In Francia il Presidente Chirac si sta guadagnando un posto sui libri di storia come il Leader Europeo che disse NO all'America. Non sappiamo dove lo porterà questo atteggiamento, al di là della ragione o del torto, ma almeno vediamo una Francia unita, forse un po' condizionata dall'esigenza di avere un novello Napoleone.

Originale, anche se un po' discutibile, è la proposta di Marco Pennella: abdicazione di Saddam Hussein e nascita in Iraq di un governo ONU temporaneo, in attesa di libere elezioni, governo del quale dovrebbe far parte la nostra Emma Bonino. Uhmmmm.....non so quanto un simile staff sarebbe accettato dalle autorità religiose locali e questa non è una battuta, perchè l'Islam è una religione e come tale va rispettato, al di là delle strumentalizzazioni che se ne possono fare senza il consenso di DIO.

Personalmente mi auguro che la guerra non ci sia. Non servirebbe ad arginare l'ondata terroristica che da anni ci fa vivere nell'apprensione; rischierebbe di estendersi a macchia d'olio, costringendo l'Occidente ad un impegno crescente ed alla fine potrebbe trasformarsi in un conflitto permanente, in una piaga che si aggiungerebbe alle tante altre che succhiano energia all'equilibrio mondiale.

Se l'Iraq però sta veramente preparandosi a destabilizzare lo scenario del Golfo Persico ed a creare quella stessa macchia d'olio che poi arriverebbe a noi in tempi brevi, allora dovrebbe essere interesse degli stessi Paesi Arabi mettere a tacere chi li mette a rischio.

Quello che occorre è certezza sulla effettiva consistenza degli armamenti di Saddam Hussein e questa certezza non può venirci dalle ispezioni ONU che negli ultimi giorni stanno diventando un gioco a rimpiattino in cui il gendarme insegue una refurtiva che il ladro gli occulta quà e là con destrezza......."la bomba c'è, la bomba non c'è, la bomba forse non si vede, forse c'è stata e non c'è più, oppure non c'è ancora ma ci sarà..........."