ASTRONOMIA
Un pool di ricercatori Usa ha da poco individuato il pianeta più remoto dalla Terra. E che non le assomiglia affatto

Lontano da Ogle


Il corpo celeste è vicinissimo al suo "sole", al punto che un "anno" dura soltanto 29 ore

E' stato chiamato Ogle e dei circa cento pianeti extrasolari recentemente scoperti è il più lontano dal nostro sistema solare. Dista da noi, infatti, 5 mila anni luce (un anno luce corrisponde a circa 9500 miliardi di chilometri) ed è stato individuato da un pool di astronomi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, del California Institute of Technology e dell'Università californiana di Berkeley, coordinati da Divitar Sasselov. Nuovo anche il metodo utilizzato, il transit searching, che consiste nel misurare le variazioni della luminosità di una stella causate dal transito del pianeta. Il nome dato al pianeta è l'acrostico di Optical Gravitational Lensing Experiment, nell'ambito del quale è avvenuta la scoperta.
Ogle, la cui massa è di poco inferiore a quella di Giove, è un oggetto veramente curioso, perché dista dalla stella attorno alla quale orbita (si tratta di una stella della costellazione del Sagittario) solamente 3.5 milioni di chilometri. Non era mai stato osserv ato fino ad ora un pianeta con un'orbita così vicina alla propria stella. Basti pensare che Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, durante il suo moto di rivoluzione si avvicina al Sole fino a una distanza di 46 milioni di chilometri e raggiunge all'afelio (massima distanza dal Sole) quasi 70 milioni di chilometri. La straordinaria vicinanza giustifica anche la sua velocissima rivoluzione, per cui un "anno" su questo pianeta dura solamente 29 ore.
I pianeti extrasolari scoperti in questi ultimi anni sono legati gravitazionalmente a stelle della nostra galassia, la Via Lattea, ma l'interesse degli astronomi già si estende alla ricerca di pianeti in altre galassie.
Sarebbe interessante, a questo punto, riuscire a scoprire pianeti simili alla Terra, ma purtroppo i metodi comunemente usati dagli astronomi per questo tipo di ricerca non lo consentono. Oltre al già citato transit searching, i metodi utilizzati sono sostanzialmente due, uno "astrometrico" e l'altro "spettroscopico" ed entra mbi sono basati sull'esame delle perturbazioni (gli astronomi chiamano wobble questo effetto) che i pianeti possono esercitare sul movimento della stella centrale. A questo punto non sarà inutile ricordare che le stelle che osserviamo di notte e che chiamiamo "stelle fisse" in realtà sono animate da un movimento, chiamato "moto proprio", i cui effetti però si rendono visibili su intervalli temporali dell'ordine delle centinaia di migliaia di anni. Ciò significa, ad esempio, che fra 100 mila anni le sette stelle del Grande carro non formeranno più la caratteristica figura che oggi ci è familiare.
I pianeti come la Terra, dunque, proprio a causa delle loro modeste dimensioni, sono difficilissimi da scoprire, ma gli astronomi stanno lavorando anche in questa direzione. Sarebbe un bello scoop trovarne uno e magari andare a vedere se lassù esistono forme di vita simili alla nostra. Gli astronomi, infatti, non hanno mai abbandonato questa idea, tant'è che la ricerca della vita nell'unive rso impegna da tempo uomini e programmi.
Fonte: L'Avvenire; a cura di M. Campaniolo