Le riflessioni di don Giuseppe Tanzella-Nitti
Il dialogo tra scienza e fede

Di Margherita Campaniolo


Bellezza, informazione, psicoterapia, New age, trapianti, astronomia, unità del sapere, Stanley Kubrick. Sono solo alcuni dei termini, dei nomi e delle espressioni che evocano i grandi interrogativi dell'esistenza dell'Uomo. Protagonista della riflessione don Giuseppe Tanzella-Nitti, il sacerdote di cui è stato presentato a Catanzaro il monumentale "Dzionario interdisciplinare di Scienza e Fede" . Giuseppe Tanzella-Nitti, giovane sacerdote, professore di Teologia fondamentale all'Università della Santa Croce, appartiene all'Opus Dei, astronomo e autore conosciuto in tutto il mondo scientifico per i suoi studi e le sue pubblicazioni di astronomia extragalattica, curatore del Primo Catalogo di Velocità Radiali di Galassie, nonché in campo teologico di opere come "Passione per la verità e responsabilità del sapere", dopo aver ringraziato l'ispiratore della serata, l'avv. Marcelllo Furriolo, è partito proprio dal superamento dei luoghi comuni sul rapporto tra Scienza e Fede. "Alcuni luoghi comuni sostiene il sacerdote hanno talvolta interessato l'ambito storico come il fatto che a partire dalla nascita della scienza moderna religiosi ed ecclesiastici non abbiano più operato attivamente nella ricerca scientifica, o come l'opinione che evoluzione e creazione siano due letture opposte ed incompatibili della storia del cosmo e dell'uomo. E, oggi, il luogo comune che la sintesi della vita in laboratorio dimostrerebbe la sua totale riducibilità alla materia, o ritenere che la comprensione scientifica del Big Bang sia decisiva per discriminare pro o contro la dottrina religiosa della creazione e l'esistenza di Dio; o, infine, che la scoperta di intelligenze extraterrestri sarebbe una sorta di "colpo di grazia" inferto dalla scienza alla religione e alla fede". Lucido ma pacato Don Giuseppe ha dato risposte convincenti a tutte queste domande mentre il pubblico prendeva coscienza, con meravigliato compiacimento, che, forse, a Palazzo Santa Chiara sarebbe più utile parlare di un Piano regolatore dello Spirito, di una Cittadella della Mente, di una Scuola di Polizia Etica, di un bilancio preventivo delle risorse scientifiche e tecnologiche disponibili per la città. Don Giuseppe Tanzella ha concluso la sua cavalcata nelle sterminate praterie di Scienza e Fede non solo dimostrando l'assoluta necessità di un dialogo e di una interazione tra di esse, ma richiamando le illuminanti parole di Giovanni Paolo II, pronunciate ad Hiroshima, con cui affermava che la tecnologia non è in se cattiva (parlava sul luogo del più grande disastro nucleare dell'umanità), ma è l'uso che di essa ne fa l'uomo a renderla tale. Da qui il grande bisogno che, oggi, che lo spettro della guerra incombe sull'umanità si riaprano le porte della speranza.

Fonte: La Gazzetta del Sud