Il Messaggero ed. Pesaro
Domenica 16 Marzo 2003

Sull'affascinante fenomeno tre anni di studio del gruppo astrofili di Saludecio, ma l'enigma che appassiona gli studiosi rimane Luci in cielo, il giallo resta un "buco nero"
Astronomi a Gabicce dove i "globi" sull'Adriatico sono stati più volte avvistati

di LAURA CAPUANO

GABICCE-Le cosiddette "luci anomale" o "Alp" - Anomaly Lights Phenomena - sono state segnalate un po' in tutte le parti del mondo e un po' in tutte le epoche. Per loro si sono scomodati fate, elfi, demoni, fantasmi e spiriti vari. In Italia si è parlato di "draghi ardenti", di "falò del diavolo", di "colonne luminose", di "miracoli delle fiamme". La testimonianza più antica pare sia una lettera del 1297 scritta a Carlo II d'Angiò dall'eremita Paolo della Selva in cui viene dettagliatamente descritta l'apparizione di un "globo di luce" sopra il santuario di Loreto. Ma sulle "luci", che ai giorni nostri hanno anche alimentato le ipotesi fantascientifiche sull'esistenza di ufo e extraterrestri, c'è ancora, paradossalmente, buio pesto. Di certo, però, c'è che sulla costa romagnolo-marchigiana il fenomeno è particolarmente presente. Ed è già qualche anno che il gruppo astrofili dell 'osservatorio astronomico "Copernico" di Saludecio lo sta tenendo d'occhio. Monitoraggi iniziati nel '97 che hanno evidenziato numerose analogie con le più famose sfere luminose di Hessdalen (Norvegia). E che nel 2000 hanno portato al "Cross Project": programma di ricerca elaborato dall'osservatorio di Saludecio ("cross" sta infatti per Copernico Radio and Optical Skywatching System) con la collaborazione dell'astrofisico Massimo Teodorani e dell'ingegner Stelio Montebugnoli del dipartimento di Radioastronomia del Cnr, che in Norvegia hanno compiuto diverse spedizioni. Progetto che dopo tre anni di studi è stato presentato in anteprima alla stampa specializzata e ad alcune testate giornalistiche e televisive nazionali (tra cui "Quark", "TuttoScienze", Rai International) venerdì sera a Gabicce in un convegno dal titolo "Luci anomale in Adriatico". E' infatti sul promontorio di Gabicce che il Cross Project ha scelto di piazzare una delle sue due postazioni di monitoraggio (l'altra è la baia di Portonovo di Ancona). "Tutto comincia - ha raccontato Gianfranco Lollino, responsabile del progetto assieme a Fabiana Fatti - la sera del 15 gennaio 1997, quando due astrofili che si accingevano a scrutare due supernove si accorsero di alcune luci insolite e inquietanti". Da allora il fenomeno è stato seguito e documentato. E si è potuto constatare che tutte le luci hanno un movimento, anche se piccolo. Che il loro colore è arancio-bianco. Che possono essere singole, multiple, dinamiche, multiple dinamiche o al suolo (un solo caso nell'agosto 2002 sul San Bartolo). Che i picchi di avvistamenti si registrano ad agosto, settembre e gennaio. E, soprattutto, che le "luci" potrebbero anche non essere luci. "La natura della loro struttura ci è assolutamente ignota", ha infatti detto Lollino. "Forse è uno stato differente della materia che ancora non conosciamo", ha ipotizzato Jader Monari, ricercatore del Cnr. "Non sappiamo cosa siano", ha allargato le braccia il collega Teodorani. Un enigma che rimane ancora insoluto anche a causa della solita mancanza di fondi per la ricerca. Dopotutto, come ha spiegato Jader, si tratta di fenomeni "borderline". Dunque, la comunità scientifica ci va coi piedi di piombo. Mentre intanto quella locale ringrazia. Per la pubblicità. Il sindaco di Gabicce, che ha portato al convegno il suo saluto e quello del presidente dell'Ente Parco S. Bartolo, si è detto infatti contento che uno dei punti ottimali di osservazione sia proprio a Gabicce e si rallegrato per il successo riscosso dall'iniziativa. Alla quale, per la gioia dei più giovani, ha partecipato pure il dj-presentatore Daniele Bossari, appassionato astrofilo.


Collaborazione di Gildo Persone'.